Napoli, l’ira dei medici: «Noi nelle mani dell’anti-Stato»

Venerdì 17 Maggio 2019 di Luigi Roano
Un ospedale - il Vecchio Pellegrini - trasformato in un teatro di guerra. C’è persino un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella fatto dal presidente dell’Ordine dei Medici Silvestro Scotti affinché vigili su Napoli. «Perché la sanità pubblica venga tutelata e non sia bersaglio di violenze serve una risposta forte dello Stato». Insomma, quanto accaduto nel cuore della città, il nosocomio si trova nel popoloso quartiere della Pignasecca, ha lasciato il segno. «Siamo in trincea ostaggio dell’anti-Stato» il grido di dolore. Ciro Verdoliva commissario dell’Asl 1 è deciso nella sua denuncia: «Solo ne “Il Padrino” si sono viste scene come quelle del Pellegrini». Più unico che raro come episodio ma l’assalto ai medici si consuma in tanti altri modi: se non sono proiettili si tratta di aggressioni oppure di minacce che ormai non si contano più. 

L’APPELLO<QA0>
Inutile girarci intorno, simili raid non possono che essere espressione della camorra e lo stesso Scotti al riguardo sembra avere pochi dubbi: «<WC1>La presenza della camorra negli ospedali napoletani è un fenomeno reale<WC>. <WC1>Ci sono diversi elementi<WC> che lo testimoniano<WC1>. Per esempio<WC>,<WC1> il fatto che in alcuni Pronto soccorso non è previsto il triage. E questo permette di dare priorità al personaggio potent<WC>e di turno <WC1>senza troppo clamore. Ma abbiamo anche testimonianze di ambulanze dirottat<WC>e<WC1> con le minacce per far trasportare il ferito <WC>“<WC1>eccellente<WC>”<WC1> in una determinata struttura. Tra aggressioni e intimidazioni, si lavora ormai in condizioni proibitive». <WC>Tant’è, Scotti a strettissimo giro incontrerà la ministra Giulia Grillo alla quale consegnerà tutte le sue preoccupazioni nella speranza di ottenere risposte concrete. Rabbia, paura, scoramento: questo lo stato d’animo dei medici con Scotti che conclude la sua riflessione così: «La sicurezza del personale sanitario è una priorità perché viviamo un’emergenza mai vista prima. E tutti devono capirlo e farsene carico, la Campania e Napoli sono piene di turisti che certo ci penseranno due volte prima di ritornare dalle nostre parti con la prospettiva di essere sparati anche in un ospedale». A Napoli il fronte della sicurezza della sanità è caldo. Gli stessi medici hanno preso iniziative clamorose, si ricorderà che proprio in città Scotti andò in piazza con il camice trasformato in giubbotto antiproiettile. Provocazione che - tuttavia - non sembra avere sortito ancora nessuno effetto. 

IL TERRORE<QA0>
<WC1>«<WC>Come nel film “Il Padrino” - ripete Verdoliva, i<WC1>l commissario dell’Asl Napoli 1 ha visto le immagini <WC>riprese<WC1> dalle telecamere <WC>- n<WC1>on ricordo precedenti del genere<WC>,<WC1> entrare in un ospedale e fare fuoco all’impazzata è qualcosa di intollerabile. E poteva andare molto peggio considerato che c’erano diverse persone sulla scalinata. Tengo a ringraziare le forze dell’ordine per la collaborazione e l’intervento immediato<WC>. Ma non posso pensare di fornire ad infermieri e dottori un camice antiproiettile<WC1>».<WC> Scatta la mobilitazione tra i camici bianchi, e tutte le organizzazioni sindacali fanno sentire la loro voce. <WC1>«Chiediamo al ministro Grillo un incontro urgente per l’attivazione immediata di un <WC>t<WC1>avolo con tutte le professioni sanitarie, che metta a punto una strategia d’azione seria, concreta e tempestiva, e su più livelli» <WC>l<WC1>a richiesta d<WC>e<WC1>l presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli<WC>, che ha incontrato anche Scotti. <WC1>«<WC>Si deve accelerare <WC1>l’iter di approvazione del <WC>d<WC1>isegno di legge sulla sicurezza degli operatori sanitari<WC>. <WC1>Va previsto un fondo dedicato, che permetta di mettere in sicurezza le sedi, di assumere personale, di definire azioni di tutela delle persone. Va<WC> <WC1>previsto un percorso di formazione sia per i professionisti sia per i cittadini, con progetti di comunicazione mirati e di educazione civica nelle scuole».<WC> Quanto alla provocazione nemmeno Anelli scherza: «<WC1>Tutti i trattati internazionali vietano, in battaglia, di aprire il fuoco contro chi soccorre i feriti, così come, in guerra, di bombardare ospedali o di sparare contro i mezzi di soccorso. Che questo possa accadere in tempo di pace e, soprattutto, che non ci siano le condizioni per prevenirlo, è un fatto inaccettabile<WC>». 
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