“Tavolino selvaggio” non è ​soltanto sul lungomare

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Raffaele Aragona

Dunque l’Amministrazione Comunale di Napoli, secondo quanto spiega l’assessore Cosenza, si appresta a mettere mano al decoro del lungomare. Se la sintesi è «stop invasione dei ristoranti sul lungomare», come Il Mattino ha titolato ieri, si tratta di un proposito condivisibile, al fine di mettere un freno all’occupazione di suolo da parte dei tavoli, allo stato regolarmente autorizzata (fino al 31 marzo).

Sul progetto di restyling complessivo del lungomare, magari, si potrà in altro momento esprimere anche osservazioni non prive di critiche, ma se ci si concentra sulla regolamentazione del fenomeno di «tavolino selvaggio» non si può che condividere l’intento che l’amministrazione dichiara di voler perseguire. Intenzione, si badi, che dovrà tradursi in atti e disposizioni concreti, con la forza di non cedere più a soluzioni compromissorie che risulterebbero, come accaduto in passato, un pastrocchio. Senza ovviamente star qui a sottolineare la necessità che, adottata una linea, occorreranno i necessari meccanismi di controllo e sanzionatori.

La cornice dentro cui racchiudere tutto resta quella definita dalla parola “decoro”. Ed è dentro questa cornice che l’amministrazione dovrà porre rimedio al fenomeno di “tavolino selvaggio” non solo sul lungomare, ma in tutta la città. Si continua, infatti, a non avere molta attenzione pur di favorire una parte dei cittadini, ci si dimentica di altri che pur patiscono danni derivanti dalla pandemia.

Ci si continua a preoccupare di coloro i quali, a fronte di esigui spazi interni, occupano estese aree pubbliche con proprio esclusivo vantaggio e con fastidio di pedoni e automobilisti che, in particolare, vedono sensibilmente ridotti i loro percorsi ordinari. La cosa è stata tollerata anche da parte di chi ha sempre visto con malcelata diffidenza l’occupazione indiscriminata di aree pubbliche, ancorché in possesso delle richieste autorizzazioni, non sempre legittime.

Oggi, però, la situazione avrebbe bisogno di una visione certamente meno permissiva, con una migliore definizione delle regole relative ai dehors e ai gazebo, e non solo: anche ai furgoni dispensatori di panini e altro che decorano i punti migliori, anche del nostro lungomare. Ultimo esempio è quello del “Jacko Pub” di piazza Vittoria, il quale ha conquistato una posizione di privilegio proprio dinanzi all’ingresso della Villa Comunale, nel bel mezzo di due statue neoclassiche, e spodestando lo spazio destinato ai taxi costretti a invadere la sede stradale ordinaria.

Oggi la pandemia “consente” ai ristoratori che ne hanno la possibilità, di debordare dai limiti ragionevoli occupando superfici laddove, in tempi normali, non sarebbe venuto assolutamente in mente di potersi estendere: di qui il caos che si riscontra in molte parti della città. La limitatezza dei controlli, poi, fa sì che qualsiasi marciapiedi, anche se di limitata larghezza, venga occupato da sedie, tavolini, piante, listini prezzi, contenitori di rifiuti aperti, credenze e improbabili arredi.

Anche considerando la particolarità dell’attuale periodo, sarebbe comunque auspicabile un freno alla deregulation in atto cercando di trovare in qualche modo un equilibrio tra quanto viene concesso, gratuitamente, e il rispetto dei luoghi, elementi certi del tessuto urbano, specialmente quando facciano parte del paesaggio, sia naturale sia architettonico-monumentale.

A Napoli, in virtù della delibera originaria e vigente, le occupazioni di suolo pubblico sono state concesse in deroga all’articolo 15 del regolamento sui dehors sul Cosap, adottando una procedura semplificativa. E sia; però è necessario che il tutto avvenga nel rispetto di norme dalle quali non si può derogare: ristoranti e bar, invece, continuano a invadere marciapiedi oltre il limite ragionevole, a volte anche in assenza di autorizzazione. Così accade anche a Roma, dove 80 firmatari hanno inviato una lettera al Sindaco Gualtieri sollevando il pericolo che una pratica, nata come misura temporanea ed emergenziale, rischi di diventare prassi consolidata; essi lamentano quanto succede da mesi nelle zone del Centro, dove ristoranti e bar occupano il suolo pubblico con sedie, tavolini, tendaggi improvvisati alla bell’e meglio, pure ignorando il rispetto della quiete pubblica. Una petizione, insomma, nata dall’esigenza di reagire a una situazione nella quale le uniche voci sentite finora sono state quelle della ristorazione.

Il rischio è che tutto quanto oggi è in qualche modo giustificato dal particolare periodo possa divenire permanente, con una sorta di consolidata anarchia, dalla quale può essere difficile tornare indietro; una situazione che l’Amministrazione comunale e la Soprintendenza dovranno tenere sotto controllo. Ancora una volta torna in gioco la questione dei “controlli” e del “decoro”, cui non deve prescindersi se si vuole sperare di ripristinare per la città il suo giusto e meritato valore, nel tentativo di non vedere più facciate di palazzi di pregio ostruite da gazebo di cattiva fattura, nella speranza di far ritornare le nostre strade e le nostre piazze scevre da estranee intrusioni. Ci si aspetta, insomma, una regolamentazione più attenta ai bisogni dei ristoratori, come a quella dei cittadini tutti.

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