L'innocenza degli alberi e le colpe degli uomini

Domenica 27 Settembre 2020 di Bendetta de Falco (*)
Quanto sangue verde è stato versato in questo principio d’autunno. E siamo solo all’inizio. Condizioni climatiche avverse hanno tenuto per un’intera giornata sotto scacco la città di Napoli. 

In tutti i quartieri si registrano cadute di alberi o il distacco di rami dalle dimensioni importanti. Gli interventi dei Vigili del fuoco, per la messa in sicurezza di ciò che sommariamente viene reputato pericoloso per il cittadino, con nuovi tagli emergenziali, completano il quadro a tinte fosche della gestione del verde a Napoli che, a più riprese, presenta il conto. Solo un miracolo ha voluto che i danni fossero tutti a carico di autovetture parcheggiate in prossimità degli alberi caduti e che non vi sia stata perdita di vite umane. 

Certo dobbiamo puntare il dito sulla mancanza di manutenzione e monitoraggio delle alberature cittadine, in un contesto in cui si gestisce la cosa pubblica sempre in emergenza e senza programmazione. Ma vorrei provare anche a fare un ragionamento di respiro più ampio. Alcune ceppaie degli alberi caduti ci rivelano degli apparati radicali poco o non ben sviluppati e l’assenza in molti casi del fittone, radice principale dell’apparato radicale che scende verticalmente dal fusto verso il terreno per assicurare all’albero stabilità ed anche maggior nutrimento. Quindi dobbiamo registrare in molti casi difetti di crescita che hanno indebolito l’albero, dovuti ad errori di messa a dimora e/o di manutenzione, ma anche alla piantagione di alberi impiantati senza che avessero sviluppato il fittone, e danni causati da attività stradali di varia natura. 

È ovvio che l’albero in ambiente urbano riceva più sollecitazioni che ne pregiudicano la sua normale longevità, rispetto ad una crescita in aperta campagna con una maggiore disponibilità di terreno in cui espandere le proprie radici e le proprie chiome. Ed è per questo che la sua presenza in ambiente urbano necessita di maggiori cure che partono sin dalla scelta della varietà da mettere a dimora, proseguono con la verifica della qualità della pianta (albero con fittone), alla valutazione del contesto, al monitoraggio costante. 

Proprio oggi che i cittadini chiedono a gran voce una nuova stagione di messa a dimora di alberi, bisogna rispondere con il più grande senso di responsabilità, attivando le competenze affinché si compiano le scelte migliori e durature. 

Il sindaco di Napoli, nella sua veste di “custode del verde pubblico”, è chiamato in prima persona, assieme al suo delegato Assessore al verde, a vigilare sulla “ricostruzione” del patrimonio green nella disponibilità dei Napoletani, monitorando e curando le preesistenze ed attuando nuovi impianti a regola d’arte. 

Per sopperire alla mancanza di agronomi del Comune di Napoli suggeriamo di attivare una collaborazione con l’Ordine degli Agronomi e con i Dipartimenti di Agraria dell’Università Federico II di Napoli per disegnare il futuro green della nostra città partecipato dalle competenze. 

Inoltre, tutti i soggetti economici - realizzatori di infrastrutture idriche, informatiche, energetiche - che intervengono lungo la viabilità pubblica per manutenere ed installare sottoservizi, dovrebbero essere sottoposti ad un “contributo green”, in denaro ovvero in prestazioni, per compensare le spese di manutenzione di tutto il verde presente nelle aree di intervento. 

(*) Volontaria e Presidente Associazione Premio GreenCare Aps 
  Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA