Napoli-Milan è già il primo ​svincolo per lo scudetto

Domenica 22 Novembre 2020 di Francesco De Luca

Se Napoli-Milan è tornata ai fasti del passato ed è nuovamente una sfida scudetto, anche se le emozioni sembrano rarefatte nel calcio ai tempi del Covid, il merito è soprattutto dei due allenatori. 

Gattuso e Pioli, arrivati sulle panchine degli azzurri e dei rossoneri poco o meno di un anno fa per porre rimedio ai guai causati da Ancelotti e Giampaolo, sembravano destinati al ruolo di traghettatori, cioè titolari di un incarico a tempo. Niente di più errato. Sono riusciti a difendere il posto in due club prestigiosi perché hanno conquistato prima la fiducia dello spogliatoio e poi quella dei dirigenti (nel caso di Ringhio, corroborata dalla conquista della Coppa Italia) attraverso un calcio che bada al sodo ma senza trascurare la forma, curando la difesa (7 reti subite dal Milan e 4 dal Napoli sul campo) ed esaltando l’attacco (16 reti per i rossoneri e 15 per gli azzurri). Non è un caso che Ibrahimovic abbia insistito affinché Pioli restasse e che Insigne non perda occasione per sottolineare il contributo di Gattuso nella sua crescita.

Due mesi fa sono partiti con lo stesso obiettivo (rientro in Champions League) e stasera il Napoli può agganciare il Milan al primo posto, Sassuolo permettendo. È il primo importante bivio per gli azzurri, costretti a rinunciare a Osimhen (infortunato) e Hysaj (positivo al Covid), tra i migliori nella partita vinta a Bologna prima della sosta. Anche Pioli - assente perché positivo, lo sostituisce Bonera, il vice del vice Murelli, anch’egli contagiato - non ha Leao ed è un danno rilevante per l’attacco. C’è tanta strada da fare - e per il Napoli anche da attendere i successivi gradi di giudizio sulla partita non giocata contro la Juve a inizio ottobre - ma dal San Paolo possono arrivare indicazioni per il futuro in un campionato anomalo, dove non è emersa la squadra leader e la continuità di rendimento può fare la differenza. Il Milan, sotto questo aspetto, impressiona: in campionato è imbattuto da 19 gare (14 fuori casa) e ha appena rallentato un po’ prima della sosta, pareggiando al 93’ al Meazza contro il Verona. Il Napoli non ha sempre avuto un passo sicuro e infatti a Fuorigrotta ha perso le ultime due partite (0-1 con l’Az e 0-2 con il Sassuolo), però ne giocherà qui tre di fila tra campionato ed Euroleague e avrà l’occasione per dare un primo importante indirizzo alla stagione. Dopo la sosta di ottobre, vi fu la ripartenza a razzo con i quattro gol all’Atalanta ma in quella occasione il ritiro obbligato di otto giorni a Castel Volturno per i due casi di positività Zielinski ed Elmas, con la rinuncia alle nazionali, aveva consentito agli azzurri di essere al massimo. Le insidie di questo nuovo break fanno parte dei rischi per un allenatore.

Gattuso ha ritrovato qualche giocatore stanco o acciaccato ma un capitano ancor più motivato perché tutta Europa si è finalmente accorta della bravura e della personalità di Insigne, peraltro tenuto sempre nella giusta considerazione dal ct Mancini in questi anni. Sarà anche vero, come ha detto Paolo Di Canio nell’intervista di venerdì al Mattino, che giocare al San Paolo senza pubblico ha tolto pressione a Lorenzo, è comunque evidente che si trova nel migliore momento della sua carriera e che può dare la spinta decisiva al Napoli affinché lotti per lo scudetto. Stasera affronterà una delle squadre a cui ha segnato di più (sei reti) e uno dei suoi migliori amici, Donnarumma, e cercherà non solo il colpo - in questa stagione ancora a secco al San Paolo - ma anche l’assist perfetto per Mertens, così come è accaduto in nazionale con Berardi e Belotti. Il belga sarà la punta vertice, com’era accaduto fino all’acquisto di Osimhen, costretto a fermarsi. Non bisogna mettere in contrapposizione i due attaccanti: vanno armonizzati, è anche una questione di tempi e di spazi, oltre che di precisione perché a 51 tiri in porta - solo la Roma ne ha fatti di più, 53 - avrebbero potuto corrispondere più di 16 reti.

Pioli, guidando a distanza i suoi uomini, proverà a chiudere gli spazi per poi ripartire ed è questa trappola che Gattuso dovrà evitare. L’ex Bakayoko e il brillante Ruiz manterranno l’equilibrio a centrocampo, vi sarà gran lavoro per Manolas e Koulibaly per rendere inefficace Ibrahimovic: la coppia di centrali, se è concentrata, può essere insuperabile. Per Rino questa non sarà mai una partita come le altre perché 551 gare da calciatore e allenatore in 15 anni rossoneri, oltre a un’impressionante serie di trofei, sono molto più che un pezzo di carriera. E stasera c’è anche altro. C’è quella speranza di agganciare il Milan al primo posto che riscalda i cuori dei napoletani nei giorni della grande paura. Non ci saranno bandiere e cori, ma con uno sforzo di immaginazione Gattuso potrà vederle sventolare e ascoltarli: perché fuori c’è una città stretta a lui e ai suoi ragazzi.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA