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Napoli, ai privati l’arte del metrò: nasce il “Museo Aperto”

Venerdì 20 Maggio 2022 di Paolo Barbuto
Napoli, ai privati l’arte del metrò: nasce il “Museo Aperto”

Il Museo Aperto della Metropolitana sta per diventare realtà: il progetto, presentato nel 2018, è arrivato in Giunta comunale che ha approvato la delibera con la quale può prendere il via la procedura per l’affidamento dei servizi. 

Si tratta di un’iniziativa nata con lo scopo di sollevare l’Anm e il Comune di Napoli dall’onere della gestione e della manutenzione delle opere d’arte custodite nelle stazioni di Napoli. L’idea è di Ennio Cascetta che presentò quando era presidente di Metropolitana di Napoli Spa, ruolo dal quale si è dimesso qualche giorno fa. I soci fondatori del Museo Aperto MaM, riuniti in una fondazione, sono grandi aziende italiane che si sono strette attorno a Metropolitana Spa e al progetto di Cascetta che sarà al vertice del Mam: si tratta di Coopculture, Gesac, Ansaldo Sts, Ferrarelle, Laminazione sottile, Metropolitana Milanese e Msc crociere.

La concessione della gestione delle opere d’arte dovrebbe essere di 12 anni e la Fondazione si impegnerà a realizzare investimenti sia per la manutenzione che per l’acquisto di nuove opere da destinare alle stazioni che sono ancora in fase di realizzazione, per le quali i fondi da destinare all’arte sono da tempo finiti.

Il Comune spiega in una nota che il percorso previsto è quello del «project financing con i soggetti promotori i quali dovranno anche investire somme rilevanti per nuove opere, oltre a finanziare la manutenzione delle attuali».
La stessa nota di Palazzo San Giacomo chiarisce di aver aderito all’iniziativa perché quello del Museo Aperto Mam «è un progetto innovativo finalizzato a valorizzare le opere pubbliche che fanno parte del patrimonio artistico della metropolitana cittadina. Otto grandi imprese italiane sono pronte a investire al fine di “musealizzare” le stazioni progettate da molti degli architetti più importanti al mondo che ospitano opere di 100 autori di arte contemporanea e un grande patrimonio archeologico ancora da conoscere. Un progetto sulla base di una gara pubblica che porterà bellezza, lavoro e investimenti, tutelando e valorizzando uno straordinario patrimonio culturale. Il tutto a costo zero per l’Amministrazione». 

Un dettaglio di non secondaria importanza è l’impegno da parte della Fondazione a mantenere la gratuità della fruizione dell’arte della Metropolitana: insomma sarà vietato dagli accordi ipotizzare la richiesta di biglietti specifici per godere delle meraviglie custodite nelle viscere di Napoli che dovranno restare a disposizione di chi passa nelle stazioni per andare a prendere i treni.

Durante la presentazione dell’iniziativa, nel 2018, il professor Consiglio della Federico II citò i dati di una rilevazione dell’università Vanvitelli secondo la quale in un solo anno (il 2017) erano stati 176mila i turisti attirati dalla visita inconsueta nella Metropolitana ricca di opere d’arte. Negli anni successivi, fino alla pandemia, sono cresciuti, ma non esiste un dato puntuale anche se l’ipotesi attuale è che ci siano circa 250mila possibili visitatori.
Siccome bisognerà attirarne molti di più, la fondazione metterà subito sul tavolo un milione e mezzo di euro, 800mila dei quali destinati all’acquisto immediato di nuove opere.

Attualmente all’interno delle stazioni della Linea 1 della Metropolitana di Napoli ci sono circa cento opere per un valore complessivo di poco inferiore ai dodici milioni di euro. L’opera ritenuta di maggior valore ai fini assicurativi è la scultura ludica “Mangiafuoco” che si trova alla stazione Salvator Rosa: è di Salvatore Palladino e la valutazione è di 979mila euro.

 

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA