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Combattere i ras della sosta ​è possibile: serve coraggio

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Antonio Mattone

Provate ad addentrarvi nella strada principale di Santa Lucia. Fatti pochi metri comincerete a scorgere delle sagome al centro della via e più vi avvicinate più diventa preponderante una voce chiara e decisa: “parcheggio, parcheggio”! Un suono inconfondibile che si impone sui rumori del traffico cittadino. Un idioma che ormai è diventato parte integrante della vita del quartiere che una volta fondava la sua economia sul contrabbando di sigarette.

Non si tratta di folklore, né di un cenno di accoglienza da parte dei locali. Piuttosto è il segno del controllo della camorra su quel territorio. Soprattutto la sera o nei giorni festivi, diventa impossibile posteggiare la propria auto senza dover versare la tangente ai guardiamacchine illegali, con tariffe che vanno dai 5 euro in su. I parcheggiatori abusivi non risparmiano neanche chi è residente che, oltre a pagare la tassa di sosta al Comune di Napoli, deve corrispondere un’ulteriore quota per non avere problemi. Se poi ci si rifiuta di sottostare all’estorsione, cominciano le ritorsioni: dalla ruota bucata fino al danneggiamento dell’autovettura, come ha raccontato ieri a “Il Mattino” il malcapitato automobilista che ha ritrovato il lunotto della sua macchina in frantumi. Alle volte i ras della sosta addirittura invitano a lasciare liberi i posti nelle ore di punta con un sinistro avvertimento: “qui non state bene, non potete lasciare la macchina tutto il giorno, dobbiamo lavorare”.

Sappiamo che il fenomeno è molto esteso e riguarda diverse zone della città, da via Foria alle strade limitrofe alla Questura, che dovrebbe essere invece un presidio di legalità. Per non parlare del tanto decantato Centro Storico, dove si concentrano enclave presidiate militarmente dai gregari dei clan, e dove gli ausiliari del traffico evitano accuratamente di addentrarsi, mente i vigili urbani spesso e volentieri vengono posizionati nelle grandi piazze più tranquille o li si trova a piantonare le buche che si formano quotidianamente sul manto stradale. 

È una storia che gli automobilisti napoletani conoscono bene, una piaga atavica in una città sempre più difficile da attraversare, non solo con le proprie autovetture, ma anche e soprattutto con i mezzi pubblici. Il che scoraggia molti ad avventurarsi con bus, metro e funicolari. 

Un sistema di trasporti in ginocchio in una metropoli che aspira a diventare sempre più un luogo attrattivo per i turisti di tutto il mondo. Con la metropolitana che spesso interrompe le corse, con i pullman che sono un miraggio, per non parlare della qualità della percorrenza.

Non so chi ha avuto la lungimirante idea di prevedere il filobus in via Santa Teresa, dove sul ponte della Sanità non è possibile far passare i cavi, per cui ogni volta, al termine del cavalcavia, il conducente della linea 204 deve scendere dal mezzo per risistemare il trollo sui fili dove passa la corrente. E poi i taxi: quante volte abbiamo assistito alle insopportabili trattative tra tassisti all’aeroporto o alla Stazione centrale per decidere a chi dovesse essere assegnata la corsa, a seconda del numero dei passeggeri o del luogo di destinazione. Certo si tratta di lasciti di anni di inefficienze, ma come ha scritto ieri Antonio Menna sulle pagine del nostro giornale, è finito il tempo delle giustificazioni ed è arrivato il momento delle soluzioni e delle regolamentazioni, dell’indicazione di quali strategie perseguire e con quali tempi di attuazione. 

Intanto, in attesa della definizione di un piano dei trasporti che spinga i napoletani a lasciare a casa la propria auto, c’è bisogno di aree di parcheggio a prezzi contenuti, occorre regolamentare la sosta nelle strisce blu con tariffe univoche nelle diverse zone della città e, soprattutto, di presidiare il territorio dallo strapotere dei guardamacchine.

Ricordo che solo due mesi fa i parcheggiatori abusivi di Santa Lucia cacciarono via gli autisti dei carroattrezzi che osarono entrare nel loro territorio per fare il proprio lavoro. Un evento di una gravità inaudita che avrebbe dovuto suscitare una reazione decisa e immediata. 
In questo lasso di tempo nulla è cambiato e i ras della sosta continuano indisturbati i loro affari illeciti. Che fine ha fatto il Super Daspo annunciato all’inizio di maggio? 

Si dice che è un fenomeno troppo esteso, difficile da combattere. Ma come fu sconfitto il contrabbando così si può porre fine anche al racket dei parcheggiatori. O quanto meno si può iniziare da una zona simbolica, sarebbe il segno di un cambio di rotta e ridarebbe coraggio a cittadini che sembrano rassegnati a naufragare nel mare dell’illegalità. Esiste una strategia in merito?

Se nei prossimi mesi a Santa Lucia continueremo a sentire a urlare “parcheggio, parcheggio!”, sarà il segnale inequivocabile della resa di una battaglia mai combattuta. 

Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA