Napoli, nuove aule e mobilità: ​le promesse naufragate

Giovedì 16 Settembre 2021 di Fabrizio Coscia

La scuola riapre in presenza a Napoli e tutti i nodi vengono al pettine. Prima di tutto la sicurezza. Vista l’impossibilità strutturale e oggettiva di garantire spazi scolastici adeguati in molte realtà italiane, e specificamente al Sud, il governo, per scongiurare la Dad mista, ha pensato bene, come si sa, di far cadere l’obbligatorietà del distanziamento. E dunque vai con le classi-pollaio, di 28 o 30 alunni per aula, stipati insieme in pochi metri quadrati per cinque o sei ore al giorno. 

Se a questo si aggiunge lo stato dell’edilizia scolastica a Napoli, con strutture spesso cadenti e carenti (ci sono scuole in cui sono state segnalate da mesi alla Città Metropolitana delle infiltrazioni nei servizi igienici, con richiesta di intervento urgente mai recepite), e la conseguente inagibilità in alcuni casi di molte aree, sarà davvero difficile garantire il diritto all’istruzione a tutti, come si dovrebbe e vorrebbe. Ma non dobbiamo essere pessimisti, né vogliamo passare per uccelli del malaugurio. E allora, affidiamoci soprattutto a San Gennaro per contrastare la variante Delta, che si diffonde tra i più giovani, e dunque tra gli alunni, che a differenza dei docenti non hanno l’obbligo del Green pass. 

Una spalancata di finestra ogni tanto («ventilazione meccanica» a mano, per così dire) e passa la paura. Ma se su questo nodo è ancora presto per fasciarsi la testa prima del tempo, sul nodo dei trasporti possiamo affermare, senza rischio di smentita, che è quello più difficile da sbrogliare.

Qui veniamo, infatti, alle dolenti note. Il Comune, in accordo con la prefettura, aveva puntato tutto, come una panacea, su (udite, udite) quaranta bus dedicati alla platea scolastica e sulla temporanea esenzione del pedaggio della tangenziale per alleggerire la pressione del traffico cittadino, dovuto alla scandalosa chiusura della galleria Vittoria (ormai a tempo indeterminato). Peccato, però, che su questi bus stiano salendo un po’ tutti tranne che gli studenti, e che la tangenziale sia free solo dalle sette alle otto e trenta e solo per la tratta Capodimonte-Fuorigrotta. Ora, bisognerebbe capire quale arcano motivo ha spinto Tangenziale di Napoli e il Comune a limitare l’esenzione a questa fascia oraria così ridotta, benché gli ingressi a scuola siano scaglionati su diversi orari, e a questa tratta, escludendo zone strategiche della città collegate ai caselli di Agnano, da un lato, e di Corso Malta e Capodichino-Napoli Est, dall’altro. Insomma, siamo all’ennesima presa in giro dei cittadini, al solito tanto fumo fatto di annunci e proclami populistici e al niente arrosto a cui ci ha abituato, ahinoi, il sindaco uscente e ormai fuggente. 

Come se non bastasse per domani il sindacato Usb ha indetto uno sciopero del trasporto pubblico di 24 ore che riguarderà i lavoratori di Anm: si preannunciano pertanto più disagi del solito per la Linea 1 della metropolitana, per le funicolari e per gli autobus cittadini. Si può immaginare una «ripresa» più caotica e insieme più velleitaria di questa? Quello che si sta consumando in questa ultima fase da tardo impero a Napoli è, in definitiva, la crisi del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Una fiducia che dovrebbe essere nutrita, in prima luogo, dai fatti concreti che seguono le parole, dalle parole che si rispecchiano nelle cose. Nel momento in cui, invece, tra le parole e le cose si apre una ferita, uno spacco, una discrepanza, ecco allora che ognuno di noi rischia di trasformarsi in un inconsapevole Don Chisciotte, convinto di vedere smisurati giganti dove ci sono solo dei mulini a vento, indotto a prendere osterie per castelli, greggi di pecore per eserciti, una catinella di rame per l’elmo di Mambrino. Succede, cioè, quello che solo la cattiva politica può far accadere: che la realtà diventi una mistificazione difficile da decifrare. Uno dei lavori più ardui che aspetta il prossimo sindaco sarà, pertanto, proprio quello di arrestare questo processo di “donchisciottizzazione” che ha pericolosamente avviato il “guevarismo” della «rivoluzione arancione», di ricucire questo strappo tra la realtà e le parole, e di riconquistare la fiducia dei napoletani: fiducia in ciò che si dice, che si promette, e in definitiva in ciò che si vede.

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