Teatro San Carlo, il totonomi per la carica di sovrintendente

Sabato 14 Settembre 2019 di Donatella Longobardi
Scade domani il termine per la presentazione delle manifestazioni d’interesse a ricoprire la carica di sovrintendente del San Carlo. Le domande possono pervenire fino a mezzanotte ma buste chiuse e pec inviate a Napoli da eventuali candidati resteranno sigillate. Ad aprirle dovrà essere il consiglio di indirizzo. E, al momento, il consiglio non è stato ancora convocato.

I componenti dovranno esaminare i documenti e scegliere il nome del nuovo dirigente per comunicarlo al ministro dei Beni Culturali, cui spetta formalmente la nomina. Il consiglio della Fondazione, presieduto per legge dal sindaco, non dovrà per forza scegliere tra le manifestazioni d’interesse pervenute, in cui i candidati devono documentare la loro «ampie e riconosciute esperienze professionali anche provenienti da altri mondi artistici e da altri Paesi». Il bando pubblicato in rete mette subito le cose in chiaro: «Il consiglio di indirizzo della Fondazione non è vincolato alla scelta del soggetto da proporre all’autorità di governo per la nomina a sovrintendente tra coloro che avranno presentato il proprio curriculum (…), essendo il medesimo consiglio libero di interpellare e proporre qualsiasi altro soggetto in possesso dei requisiti indicati». 

Tutto questo significa che la gara per la successione a Rosanna Purchia, dopo dieci anni di reggenza, potrebbe essere ancora lunga e complessa. D’altronde il mandato della sovrintendente scade a marzo e c’è tempo per una scelta oculata e ragionata. La stessa Purchia, nel porre il problema della sua successione, aveva chiesto al cdi di trovare un nuovo sovrintendente per tempo in modo da realizzare «un passaggio delle consegne sereno e tranquillo come il San Carlo merita», magari affiancando per un breve periodo il nuovo dirigente per evitare traumi all’organizzazione del teatro. Un trauma che potrebbe essere evitato se dovesse profilarsi una sostituzione «interna». Tra i candidati alla sovrintendenza circola insistentemente il nome dell’attuale direttore artistico sancarliano, Paolo Pinamonti: musicologo veneziano, per molti anni in Spagna, Pinamonti si era candidato come sovrintendente nell’ultima tornata, cinque anni fa. In quella occasione, però, il consiglio scelse di confermare Rosanna Purchia e chiamò Pinamonti alla direzione artistica. 

Ma non è detto che all’orizzonte non si profili la possibilità di un Purchia tris perché la sua età, vicina alla possibilità della pensione, non sarebbe un ostacolo. Anche se la manager, al momento, non pare ufficialmente intenzionata a restare. Anzi. È stata lei, in aprile, a porre la questione della sua successione innescando il procedimento del bando pubblico per la manifestazione d’interesse. Un meccanismo utilizzato anche in altri teatri lirici italiani e che recentemente alla Scala ha portato all’individuazione del nuovo sovrintendente in Dominique Meyer, già alla Staatsoper di Vienna. Mentre l’uscente Alexander Pereira è stato chiamato direttamente dal sindaco di Firenze, Nardella, alla guida del Maggio Musicale dove inizierà a lavorare a fine dicembre, subito dopo la «prima» di Sant’Ambrogio alla Scala. Un contatto diretto «per chiara fama» visto che il manager austriaco, già attivo anche all’Opera di Zurigo e al Festival di Salisburgo, è un grande catalizzatore di sponsor. 

La Purchia vanta il record di dieci bilanci consecutivi in pareggio. Una realtà con cui dovranno fare i conti i consiglieri di indirizzo chiamati a scegliere il sovrintendente: il sindaco de Magistris (presidente), Mariano Bruno (Città Metropolitana), Michele Lignola e Giuseppe Tesauro (ministero), Sergio De Felice (Regione). Tutti membri di un organismo che scade il prossimo febbraio, giusto un mese prima dell’incarico della sovrintendente, e che dovranno essere confermati o sostituiti dai vari soci. Ancora assente il rappresentante della Camera di Commercio dopo il ritiro del finanziamento al teatro dal nuovo presidente, nonostante la stessa Purchia abbia più volte sollecitato l’ente camerale a tornare nel consiglio, tenuto conto che il San Carlo è l’impresa culturale più importante del Mezzogiorno.
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