Sul murale di Ugo Russo ora basta fare melina

Mercoledì 1 Settembre 2021 di Antonio Mattone

Dopo la rimozione di numerosi altarini e murales che celebravano personaggi legati al mondo della criminalità, uccisi o morti per cause naturali, con la sentenza emessa dal Tar della Campania, è stata decretata la cancellazione dell’ultima raffigurazione rimasta - quella più discussa - che ricorda Ugo Russo, il baby rapinatore ucciso dal carabiniere in borghese che tentò di rapinare.

La campagna promossa dal nostro giornale, dopo le prese di posizione del prefetto Valentini, arriva dunque ad un punto di svolta finale. Avevamo messo in guarda dal rischio che celebrando e omaggiando le figure di giovani esponenti della malavita prematuramente scomparsi, si alimentasse il mito delle nuove generazioni di boss, e con essi di stili di vita malavitosi che negli ultimi anni hanno fatto tendenza tra la gioventù napoletana più marginale. Voglio solo ricordare la processione che le vittime del racket del clan Sibillo erano costrette a fare fino ad arrivare davanti all’altarino del boss Emanuele, dove erano custodite le sue ceneri e dove i commercianti taglieggiati erano costretti ad inginocchiarsi in forma di rispetto e di sottomissione. Ed è notizia di questi giorni quella della scoperta del fenomeno degli “influencer della mala”, personaggi equivoci che sul social network Tik Tok, attraverso brevi video che contano centinaia di follower e di visualizzazioni, esaltano i boss.

Una nuova ed inquietante tendenza che sembra riscuotere molto successo, vista anche la partecipazione di queste nuove celebrità del web ad ospitate su piccole emittenti private e a matrimoni e cerimonie. 
Tuttavia, tornando alla vicenda del murales che raffigura Ugo Russo, la querelle potrebbe avere ancora delle appendici. 
Il Comune di Napoli, che già poteva intervenire per rimuovere l’opera dopo la decisione del Tar dello scorso aprile di non rinnovare l’ordinanza di sospensiva per la rimozione del murale, ha dato 30 giorni di tempo alla famiglia del ragazzo e al condominio per cancellare il ritratto del giovane dalla facciata del palazzo. 

Trascorsi questi giorni senza che nulla accada, palazzo San Giacomo si occuperebbe della cancellazione addebitando la spesa ai genitori di Russo e al condominio dei Quartieri Spagnoli. Ma potrebbe accadere che in questo lasso di tempo venga presentato un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, facendo passare altro tempo e, rimandando tutto a dopo le elezioni. In questo modo la decisione finale ricadrebbe sul nuovo sindaco e sulla nuova Giunta.
Colpisce che de Magistris, ex magistrato che aveva fatto della legalità un suo cavallo di battaglia, concluda il suo mandato lasciando nell’indeterminatezza questa vicenda così significativa. 
Qualcuno aveva detto che non si poteva equiparare il caso di Ugo Russo con quello degli altri giovani malavitosi. Lui sarebbe stata una vittima e il murales con il suo volto rappresenta l’attesa di giustizia che i familiari non vedono concretizzarsi. Anche alcuni esponenti della società civile si erano dichiarati contrari alla rimozione del dipinto. Tuttavia, pur auspicando che su questa vicenda si faccia piena luce, non è possibile pensare di poter celebrare con murales di grande visibilità le storie di adolescenze difficili, finite in maniera tragica come quella del baby rapinatore.

Quello che è certo è che dopo aver passato una pennellata di bianco sulla facciata del palazzo dei Quartieri Spagnoli, il nuovo sindaco dovrà prendersi cura in modo serio della vita di questi ragazzi che finiscono risucchiati dal fascino della camorra e dei suoi disvalori. Non basta occuparsi della scuola, dell’abbandono precoce e del tenere aperti gli istituti di pomeriggio. Occorre qualcosa in più. C’è bisogno di sognare per loro un futuro che passi attraverso percorsi formativi ad hoc, sin dalle scuole materne, che colmino quel gap che esiste tra i bambini dei quartieri ricchi e quelli dei quartieri difficili. Occorre avere una visione sulla città e partire proprio dai più piccoli, che troppo presto diventano adulti in una città che spesso è matrigna nei loro confronti.
 

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