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Napoli: abusivi nella villa del '500, ​affreschi di Aniello Falcone a rischio. Intervengono i ministri Franceschini e Lamorgese

Sabato 18 Dicembre 2021 di Gerardo Ausiello e Leandro Del Gaudio
Napoli: abusivi nella villa del '500, affreschi di Aniello Falcone a rischio. Intervengono i ministri Franceschini e Lamorgese

Un caso che ha sollevato l’attenzione di due ministri (Beni culturali e Interni), che è al centro della strategia da mettere in campo nei prossimi mesi, a proposito di occupazioni abusive del nostro patrimonio immobiliare. Non parliamo di scantinati, né di semplici abitazioni che vengono vendute sottobanco dalla camorra. No, questa volta non parliamo dell’assalto a ex uffici demaniali (come avvenuto in questi anni a Pizzofalcone), ma qualcosa che riguarda edifici monumentali, opere del nostro patrimonio artistico, quadri e affreschi inestimabili. Parliamo di Villa Roomer (poi chiamata Villa Bisignano), siamo al civico 67 di corso Sirena a Barra - una delle perle del Miglio d’oro. Una villa vesuviana, nel Cinquecento appartenuta al ricco banchiere fiammingo Gaspare Roomer, impreziosita da affreschi del pittore napoletano Aniello Falcone (1607-1656), che oggi finisce al centro di inchieste giornalistiche, interrogazioni parlamentari, tanto da sollevare l’indignazione dei ministri Franceschini (Beni culturali) e Lamorgese (Interni). Cosa accade a Barra? Cosa fa gridare allo scandalo tra gli scranni di Palazzo Madama? Partiamo dalla denuncia del medico e blogger Achille Della Ragione, che ha messo in moto verifiche da parte di quattro senatori (i grillini Corrado, Angrisani e Granato e Lannutti per il gruppo misto). In sintesi, a muovere le interrogazioni parlamentari il rischio che occupazioni abusive tuttora in corso possano deturpare gli affreschi di Aniello Falcone, oltre a devastare saloni e arredi che meriterebbero di finire al centro di una esposizione museale. 

Affreschi a rischio, opere abbandonate (parliamo, tra l’altro, di scene di vita di Mosè commissionate dal banchiere fiammingo al pittore partenopeo), via vai di soggetti che animano il presente dello splendore vesuviano. Già, perché - secondo quanto emerge da una recente ricognizione - la Villa risulta chiusa, serrata, off limits: ma solo da un punto di vista formale, dal momento che sono ancora segnalate alcune occupazioni abusive. Uno scenario che viene ribadito anche nel corso dell’interrogazione presentata dai quattro senatori, che chiedono «quali azioni ispettive e quando la Sovrintendenza abbia posto in essere e quali richieste abbia eventualmente formulato al Comune per concorrere alla corretta gestione del patrimonio storico-artistico rappresentato dalla villa vesuviana e dai beni culturali in essa contenuti». Fin qui la denuncia, fin qui l’allarme lanciato in una sede istituzionale come il Senato, che - secondo quanto raccolto in questi giorni dal Mattino - non è passato inosservato. Stando infatti al ministro della Cultura Dario Franceschini, il caso va affrontato con determinazione, per fare chiarezza su quanto denunciato fino a questo momento; mentre al Viminale questa nuova storia di occupazioni abusive si impone con prepotenza nell’agenda del ministro Lamorgese. 

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Prefetture allertate, le grandi aree metropolitane sono al centro di un’attenzione per i tanti - troppi - casi di assalti ai beni pubblici. Ricordate la storia avvenuta a Roma qualche mese fa? Un caso emblematico, drammaticamente simile a quello di tanti altri che si verificano in centro e nelle periferie delle principali conurbazioni cittadine. È la storia di un uomo che viene espropriato della propria abitazione, costretto a rincorrere i propri beni, a sollevare l’allarme e a chiedere l’intervento della forza pubblica. Casi simili anche a Napoli, raccontati in queste settimane dal Mattino. Ponticelli, Pizzofalcone, rione Traiano (ma ne parliamo più diffusamente nella pagina accanto). Scenario di ordinaria arroganza, che ora fa i conti anche con l’allarme lanciato su un pezzo del nostro tesoro artistico e monumentale. Ma torniamo a Barra, torniamo in corso Sirena. È la storia di denunce inascoltate, di allarmi lasciati cadere nel vuoto, di annunci rimasti a mezz’aria. Fatto sta che agli atti del lavoro parlamentare ci sono alcune inchieste pubblicate da questo quotidiano sulle condizioni di degrado della Villa del Miglio d’oro. Ora però c’è l’incubo che l’incursione di abusivi possa creare danni indelebili. Quanto basta a immaginare un’azione incrociata da parte dei due ministeri in campo, facendo leva su Sovrintendenza e Prefetture. Un’azione che verrà condotta nel rispetto della dignità delle persone che attualmente sono entrare all’interno di Villa Bisignano, ma con la determinazione di chi ha il dovere di salvare un pezzo del nostro patrimonio. Strano destino quello di Barra, che da sempre viene segnalato come un quartiere a rischio in materia di occupazioni abusive. Ricordate il caso dei Bipiani? L’allarme per la mancanza di una graduatoria aggiornata degli abusivi, l’emergenza sociale che - almeno dagli anni del post terremoto - ha riguardato il diritto alla casa. Poi la storia delle Ville. Il caso della dimora dell’ex banchiere fiammingo non è l’unico nel quartiere che cuce periferia orientale e zona vesuviana. Un motivo in più per fare qualcosa per liberare un bene tanto illustre dalle occupazioni abusive e costruire un percorso di valorizzazione, capace di restituire a turisti e cittadini la vita di Mosè immaginata dal genio seicentesco. 
 

Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA