Negozi chiusi la domenica, stop di Roma e altre 13 grandi città alla stretta

Negozi chiusi la domenica, stop di Roma e altre 13 grandi città alla stretta
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di Emilio Pucci

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Sulla necessità di chiudere gli esercizi commerciali durante le festività laiche e religiose (saracinesche alzate solo per 4 giorni festivi) non si discute. Sulle altre richieste, invece, M5S e Lega sono aperti ai suggerimenti. E da giovedì, quando comincerà nella Commissione Attività produttive della Camera la discussione sulla legge riguardante le aperture domenicali dei negozi, sul tavolo ci sarà l’opzione di concedere una deroga alle città metropolitane. 

E’ partito, riferisce chi ha in mano il dossier, il pressing dei sindaci delle maggiori città nei confronti degli azionisti del governo affinché allarghino ancora le maglie del provvedimento. Lasciando la possibilità alle città metropolitane – sono 14: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia – di tenere aperti gli esercizi commerciali sempre e non solo per un massimo di 26 domeniche. Nei mesi scorsi il più recalcitrante ad accettare la proposta dei giallo-verdi fu il primo cittadino di Milano, Sala che ingaggiò un duello verbale con Di Maio. All’esponente del Pd si sono aggiunti anche gli altri sindaci, tra cui quello di Roma, Raggi. L’assessore al Commercio della Capitale, Carlo Cafarotti, ha contattato i pentastellati proprio per avanzare la proposta di evitare la chiusura dei negozi a Roma, non solo nel centro storico. Ma anche le altre amministrazioni hanno bussato alla porta della maggioranza. Del resto la legge prevede che ogni decisione sulle chiusure domenicali venga presa di concerto con le Regioni e con gli Enti locali. La Lega sarebbe disponibile a rivedere il piano per le grandi città, soprattutto quelle a vocazioni turistica, e non chiudono del tutto neanche i 5Stelle. «Siamo disponibili a verificare se esistono le condizioni per venire incontro ad ogni problematica, ma - puntualizza il pentastellato De Toma – la proposta presentata è la più fattibile. Allentare troppo i cordoni sminuirebbe il senso della legge. Verificheremo comunque ulteriori modifiche sulla base delle esigenze che verranno rappresentate». 

Sul tema delle chiusure domenicali si è aperto un dibattito che non ha colori politici. «L’accordo che abbiamo raggiunto non è la Bibbia, vedremo come procedere», dice il relatore, il leghista Dara. Tanti i nodi ancora da sciogliere. Il più complesso riguarda l’e-commerce. Nel testo M5S-Lega contro le liberalizzazioni del governo Monti già c’è lo stop alle consegne domenicali delle merci acquistate online. Ma l’argomento verrà approfondito, già è stata richiesta la consulenza di funzionari del Mise per preparare delle norme che non siano anti-costituzionali. L’obiettivo è quello di arrivare a regolare tutto il comparto. Stesso mercato, stesse regole. Si lavorerà sugli emendamenti, per intervenire sulle catene di distribuzione e arrivare ad una stretta sulle vendite sul web. Ma la maggioranza punta anche ad un altro obiettivo. 

IL NODO CONTRATTI DI LAVORO
E’ stato chiesto un parere della Commissione Finanze per chiedere di procedere ad una verifica (e ad una revisione) dei contratti di lavoro. Non tanto nel terziario, argomentano M5S e Lega. Quanto nei centri commerciali dove chi lavora spesso è obbligato a svolgere la sua mansione anche alla domenica. «Dopo il 2011 – questa la premessa dell’indagine conoscitiva che vuole portare avanti la maggioranza – sono stati siglati contratti per i quali la domenica viene equiparata ad un giorno come un altro, questo non è possibile». In arrivo altre deroghe sulle domeniche: saranno lasciati aperti i mobilifici e altre tipologie di esercizi commerciali. Inoltre verrà lasciato campo libero a quelle catene di distribuzione che servono solo le partite Iva e lavorano, ad esempio, per rifornire il mondo della ristorazione.
Domenica 3 Febbraio 2019, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 00:43
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