Nel negozio Liberato
non si svela il mistero

Sabato 25 Maggio 2019 di Alessandra Farro
La fila costeggia i palazzi di piazza Trinità degli Spagnoli, fino a dove i vicoli si intersecano: pazienti, divertiti, solari, i ragazzi attendono di entrare a Casa Forte, spazio d’arte trasformato, da ieri, in pop up store. Ancora per oggi, sempre 12-22, sarà la mecca per i fan di Liberato, il rapper misterioso, che chissà se osserverà di nascosto l’effetto che fa.

GLI AMMIRATORI
Ragazzini dai 15 ai 20 anni che indossano già le t-shirt della voce di «Gaiola portafortuna», genitori che si sostituiscono ai figli e si chiedono perché mai si ritrovino a fare parte di una catena umana soltanto per acquistare un paio di magliette, abitanti dei Quartieri Spagnoli curiosi: tutti cercano di capire che cosa sta succedendo e, soprattutto, se «succederà» qualcosa, o se nei «#magazziniliberati», come a Milano, ci si limiterà a vendere del merchandising. E, a fine della prima giornata, con ormai poche speranze per il prolungamento di oggi, sembra proprio che il mistero di Liberato non trovi svelamento nemmeno stavolta.

Così ci si limita a fare i fans: il primo album è finalmente disponibile in versione cd (22 euro) come in vinile (30 euro), e fa bella mostra di sè tra gli accendini con o senza astuccio in metallo, telo mare, felpe (40 euro) e magliette (30 euro), poster, adesivi (1 euro), filtri e cartine (3 euro), grinder (i trinciaerba). Il tempo passa e l’artista non si palesa, mentre le bodyguard all’ingresso del palazzo, dove troneggia un telo nero gigante con la rosa simbolo dell’artista, continuano a fare entrare gente a scaglioni. Cercando il volto del trapper senza volto si riconosce quello di Lia Febbraio, la bambina protagonista del videoclip di «9 maggio», ma anche quello di Anna Rupe, la signora che interpreta Mary da grande nel video di «Niente», con la regia sempre a firma di Francesco Lettieri, che si è fatto vedere solo venerdì sera nel momento dell’allestimento dello spazio, coordinato dalla costumista Antonella Mignogna.

«Cient’ bomb’, ma nun sent’ a bott’, je cu tte ce so’ rimast’ asott’» è la frase scelta e stampata in bianco sulle shopper nere in omaggio con l’acquisto, una strofa rubata a «Tu t’e scurdat’ ‘e me». In una stanza vengono proiettati a ripetizione i video dell’artista e riprodotte, in sequenza, alcune fotografie vintage di Napoli, ma nel frullatore finiscono anche i video di Maradona e l’elettronica newpolitana dei Nu Guinea, l’immagine della città poroso rilancia quella di Liberato e viceversa, tra i gadget manca - inegenuità o scelta programmata? - la famigerata giacca blu con la scritta bianca sulle spalle.

Fuori e dentro da Casa Forte l’argomento di discussione è sempre l’identità di Liberato. Tra i fan in fila c’è chi si affida alla vecchia teoria che vorrebbe l’artista ex carcerato a Nisida (nei primi testi ci sarebbero dei riferimenti al carcere, mentre e linee della rosa-logo seguirebbero la planimetria dell’isola penitenziaria vista dall’alto). Altri sono quasi certi che ci sia Livio Cori dietro il cappuccio nero, riconoscendone la voce, che però è resa irriconoscibile dall’autotune, e, perché Liberato altro non sarebbe che l’acronimo che esce fuori mettendo insieme le lettere del nome del rapper e quelle dei suoi collaboratori e amici, il producer Umberto Mazzei e il proprietario del negozio London al Vomero Renato Mirabella, citati anche nei crediti dei videoclip come comparse ed entrambi con una rosa tatuata. Ma il rapper visto a Sanremo con Nino D’Angelo, ribatte qualcuno, ha dei tatuaggi sulle mani, a differenza del Liberato visto ai concerti di Napoli e Milano dell’anno scorso. E allora? Chi c’è sotto il cappuccio della felpa? Per qualcuno si tratta di un collettivo, allargato sino a dieci persone, magari collegato al Calcio Napoli. Per altri è una burla, o quasi, alla fine si scoprirà che è stata tutta un’idea di Ciro Priello dei Jackal.

Chiunque sia Liberato, una cosa è certa: non è da solo. E chi sta muovendo i fili di questo fenomeno tra Elena Ferrante e Banksy è stato capace di creare un fenomeno crossmediatico che ora inizia a battere cassa: il 22 giugno a Roma, ippodromo di Capannelle, il primo concerto con biglietto (20 euro). E nei due pop up store di Milano e Napoli gli affari sono andati decisamente bene.
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