Omicidio Vassallo, è svolta: tre nuovi indagati

Lunedì 18 Gennaio 2016 di Petronilla Carillo
Salerno. Spuntano i nomi di altre tre persone nell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, trucidato la notte tra il 5 e il 6 settembre del 2010 a pochi metri dalla sua abitazione, mentre rincasava. Oltre al «brasiliano», Bruno Humberto Damiani finora indicato dalla Procura Antimafia di Salerno quale unico indagato. La contestazione per tutti è di concorso in omicidio con l’aggravante del metodo mafioso. A distanza di sei anni, dunque, si potrebbe essere vicini a una svolta.

I tre indagati sarebbero persone vicine agli ambienti criminali di Damiani, al momento detenuto in carcere a Secondigliano per reati legati allo spaccio di droga nel Cilento e per espiare una pena per una tentata estorsione. Torna prepotente, dunque, la pista che legherebbe l’uccisione del sindaco pescatore allo spaccio della droga nella zona del porto di Acciaroli. Quella seguita fin dalle prime battute dell’inchiesta e mai abbandonate dalla Procura.

E per approfondire queste ipotesi investigative, il 13 gennaio scorso il «brasiliano» è stato nuovamente convocato in Procura per essere sottoposto all’ennesimo interrogatorio: il secondo da agosto, il quarto da quando è stato estradato dalla Colombia dove era arrivato, passando per il Brasile, subito dopo l’omicidio. Il procuratore aggiunto Rosa Volpe (che ha mantenuto la titolarità dell’inchiesta nonostante il trasferimento a Napoli) e il sostituto procuratore Marco Colamonici lo hanno sentito per due ore alla presenza del suo legale di fiducia, l’avvocato Michele Sarno.

Due ore durante le quali gli sono state poste le stesse domande di sempre. In particolare gli è stato chiesto se avesse avuto del rancore nel confronti del sindaco pescatore. Domanda alla quale il giovane indagato avrebbe risposto affermando: «come posso avere del rancore per una persona con la quale non ho rapporti?». Fatto è che a distanza di quasi sei anni, ormai, quel delitto di Pollica resta un cold case. Anche se sembrerebbe che qualcosa si stia muovendo a livello investigativo.

In fondo lo si era già capito ad agosto quando, sempre nel corso di un interrogatorio a Damiani, l’attenzione degli inquirenti si focalizzò su due napoletani che, nei giorni precedenti l’omicidio di Angelo Vassallo, avrebbero avuto rapporti con Bruno Humberto. L’interrogatorio quel giorno si concentrò, in particolare, su quanto accaduto il 3 e il 4 settembre del 2010: Vassallo, ricordiamo, fu ucciso la notte tra il 5 e il 6 settembre.

Così a Damiani (sempre ad agosto, ma questo interrogatorio sarebbe stato rilevato per dare una accelerazione alle indagini) sarebbe stato chiesto dei suoi rapporti con due uomini di Secondigliano, mai nominati dagli inquirenti se non con il nome di battesimo e mai nominati da Damiani. Due personaggi che già in passato erano entrati nell’inchiesta dell’Antimafia sull’omicidio Vassallo, ritenuti trafficanti di droga con i quali l’indagato tra il 4 e il 7 settembre del 2010 avrebbe intrattenuto «affari».

Una conoscenza che Damiani non avrebbe rinnegato anche se l’avrebbe collegata proprio ai Vassallo albergatori: sarebbe dunque andato a Napoli - avrebbe detto all’epoca - in compagnia dei suoi amici di Acciaroli perché loro dovevano trattare un «affare» relativo all’acquisto di un televisore «importante». Un televisore e non la droga, avrebbe ribadito più volte Damiani ammettendo di aver fatto in passato uso di sostanze stupefacenti «ogni tanto, quando capitava» ma negando di aver mai spacciato.

Sull’identità di quelle due persone con le quali sarebbe stato notato da un carabiniere la sera dell’omicidio mentre, sul porto di Acciaroli, guardava a distanza Vassallo, Damiani avrebbe risposto di «non ricordare» essendo passati ormai «cinque anni». L’impressione è che l’interrogatorio della settimana scorsa avesse un unico obiettivo: cercare conferme in alcuni nuovi indizi investigativi. In fondo, a portare gli inquirenti sulla pista della droga sarebbe stato suo malgrado lo stesso Vassallo che, proprio nei giorni precedenti la sua morte, avrebbe confidato ad alcuni amici: «Ho scoperto una cosa che non avrei mai voluto scoprire».
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