Il Cardarelli scoppia, ​serve più aiuto dai Policlinici

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Vittorio Del Tufo
L’emergenza barelle al Cardarelli è un film senza titoli di coda: ad ogni picco fa seguito l’annuncio di una rivoluzione nella trincea del pronto soccorso. Trincea affollatissima soprattutto durante il periodo di massima intensità delle sindromi influenzali, quando nel reparto confluiscono senza alcun filtro tutti i tipi di malati - acuti, medici, chirurgici e cronici, gravi e meno gravi - alimentando la penosa emergenza che questo e altri giornali raccontano da anni. Nell’attesa dell’ennesimo picco, e dell’ennesima rivoluzione, vorremmo che qualcuno, a cominciare dal governatore e dai manager delle aziende sanitarie, rispondesse a un paio di semplici domande: cosa fanno i due Policlinici per partecipare alla rete delle emergenze, al netto del pronto soccorso ostetrico-ginecologico? Quale è stato il contributo delle due strutture universitarie per aiutare il Cardarelli (e il Loreto Mare, e il San Giovanni Bosco) eternamente al collasso, a corto di medici, con infermieri costretti a turni massacranti di lavoro? 

Ieri il manager del Policlinico del centro storico ha annunciato l’apertura di un pronto soccorso vero entro l’anno. È una svolta attesa da tempo, e ci auguriamo che agli annunci stavolta seguano i fatti, senza più resistenze, ostacoli e veti. Fanno benissimo, i medici prof, a difendere la loro specificità. A patto che questa specificità, da tutti apprezzata e riconosciuta, non diventi un fortino, o una rendita di posizione: non è più tempo di torri eburnee. Certo sui due Policlinici - dove albergano, come è noto, numerose eccellenze - pesa il nodo del personale, la specializzazione e le attività didattiche. Ma pesano anche troppe resistenze, che sono il frutto di un patto scellerato tra la politica e gli interessi corporativi, spesso autoreferenziali, del mondo della sanità, soprattutto di quella pubblica. 

Una cosa è certa: l’imbuto del Cardarelli non regge più. Così come occorre una gestione integrata dei posti letto, in grado di affrontare in un’ottica di rete il flusso di pazienti in arrivo senza ingolfare le corsie dei reparti di emergenza, allo stesso modo non è più differibile un pieno coinvolgimento di entrambi i Policlinici universitari nella rete delle emergenze. Non solo durante i picchi di influenza, ma tutto l’anno. Il tempo delle barricate è finito.


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