Panchine girevoli, Ancelotti l'unica certezza

Venerdì 17 Maggio 2019 di Francesco De Luca
Com’era immaginabile dopo il fallimento dell’operazione Champions, Allegri chiude il ciclo alla Juve. La notizia ha scosso la Borsa, però stavolta facendo alzare il titolo del club bianconero.

Titolo che era precipitato dopo l’eliminazione nei quarti ad opera dell’Ajax. La notizia del divorzio non ha turbato gli investitori perché era chiaro che avrebbe avuto un senso continuare in questo rapporto soltanto in caso di trionfo nella finale di Madrid, dove invece si affronteranno Liverpool e Tottenham.

La parola fine, di fatto, l’aveva scritta il vicepresidente Nedved sottolineando: «Difficile che arrivino qui altri grandi giocatori». Pochi giorni prima, esponendo in pubblico il piano poi bocciato dal management bianconero, il tecnico aveva evidenziato: «Bisogna pensare a qualcosa di nuovo e di diverso». Le ragioni della separazione saranno ulteriormente analizzate oggi dagli interessati, Agnelli e Allegri, in una conferenza stampa congiunta organizzata per questioni di immagine. Non è un bel momento per il presidente, che da numero uno della Eca (l’associazione dei club europei) deve anche affrontare la legittima rivolta delle federazioni e delle società contrarie all’istituzione della Super Champions dal 2024, la Coppa dei ricchi arroganti. Da Mourinho a Sarri, da Deschamps a Inzaghi jr, tante sono le ipotesi per la sostituzione di Max, che ha stravinto i campionati con la Juve, soffrendo per lo scudetto soltanto un anno fa, quando rischiò seriamente di veder sfumare l’obiettivo nelle ultime giornate: gli azzurri erano arrivati in alto quanto Koulibaly in quella notte allo Juventus Stadium, poi arrivò Inter-Juve e l’illusione del Napoli si spense.

Decisamente più interessanti delle volate Champions e salvezza sono i movimenti degli allenatori. Dove andrà Allegri e chi prenderà la Juve? Ma non finisce qui il tormentone perché - escluso il Napoli, che ha affidato un progetto triennale ad Ancelotti - tutte le squadre di vertice cambieranno pilota. L’Inter si consegnerà nelle mani di Conte, che ha deciso di tornare in Italia, al fianco di Marotta, per muovere quell’assalto allo scudetto che non le è riuscito nei mesi scorsi. Il Milan ha da tempo deciso di chiudere con Gattuso e in pole c’è Di Francesco, anche se il manager Gazidis ha effettuato un tentativo con Sarri, evidentemente non sicurissimo - al di là delle sue intenzioni e del suo contratto - di restare a Londra. La Roma su Gasperini e l’Atalanta su Giampaolo, mentre la Lazio attende che l’eccellente Inzaghi si pronunci: se vi fosse la richiesta di una big, come farebbe Lotito a trattenerlo?
Mai un mercato degli allenatori così intenso. Per quanto riguarda Inter, Milan e Roma i cambi sono dovuti al fallimento dei progetti. Gli ex club di Moratti e Berlusconi pensavano di avere recuperato la tranquillità societaria e finanziaria, però non avevano fatto i conti con le difficoltà del campo, in particolare con il caso Icardi che Marotta, Spalletti e i giocatori nerazzurri hanno fatto esplodere nel bel mezzo della stagione. La Roma cerca un’ispirazione, il nome buono dopo la rinuncia di Conte, per provare a riavvicinare la piazza, infuriata per la rinuncia a De Rossi. Continueranno ad esistere, e magari ad essere ancora più forti, queste tensioni finché il presidente Pallotta sarà negli States e il suo primo consulente Baldini opererà da Londra. Non si può gestire a distanza un progetto, se ne pagano inevitabilmente le conseguenze, soprattutto se vi sono scelte impopolari come quella che ha riguardato l’ex Capitan Futuro.

A un anno di distanza dal persuasivo discorso rivolto da De Laurentiis ad Ancelotti (accompagnato da un sostanzioso contratto), il calcio italiano vuol rifarsi il look anche con allenatori di grande prestigio, per proporsi con convinzione a livelli internazionali dopo il flop di questa stagione. Guardiola ha chiarito che non lascerà il City, dove percepisce 15 milioni, però l’ipotesi di un rientro può stimolare Mourinho e Deschamps (il ct della Francia campione del mondo), dopo che Zidane ha deciso di non attendere gli sviluppi delle vicende di casa Juve ed è tornato alla guida del Real Madrid. E ha stimolato soprattutto Conte, stanco dell’esilio dorato a Londra. Ha lasciato cadere proposta da Inghilterra e Spagna, si è concentrato sull’offerta dell’Inter e sul progetto che dovrebbe rilanciare i nerazzurri dopo stagioni di sofferenza. Proprio come il collega che siederà sulla panchina della Juve, l’ex ct dell’Italia - la più bella negli ultimi anni, con quel cuore e quel gioco visti negli Europei 2016 - avrà a disposizione uomini di alto livello (mercato libero, dato che l’Inter è rientrata nei parametri finanziari e non è più nel mirino dell’Uefa) e sarà una preoccupazione per i campioni d’Italia come per il Napoli, che ha recitato benissimo in questi mesi il ruolo di outsider. Pensiamo che la squadra azzurra possa fare di più, anche se si rafforza la concorrenza. Dipenderà dalle scelte di mercato, perché Ancelotti vuole abbinare la freschezza dei talenti all’esperienza di giocatori consolidati. Ma la prima mossa di mercato è interna e riguarda il destino di Insigne, in bilico nonostante il vertice del primo maggio in casa dell’allenatore. Non si mascheri una decisione con una questione ambientale: le ragioni sarebbero altre in caso di addio. © RIPRODUZIONE RISERVATA