Quei trenta minuti da Champions ​che fanno ben sperare

Lunedì 21 Settembre 2020 di Francesco De Luca
Nei primi sessanta noiosi (e, sotto un certo aspetto, preoccupanti) minuti a Parma i tiri in porta del Napoli erano stati zero. Nella prima mezz’ora in serie A di Osimhen, entrato al 61’ al posto di Demme per accendere la partita passando al 4-2-3-1, sono stati sette, con i gol di Mertens e Insigne, il cosiddetto usato sicuro a cui si era affidato Gattuso per il debutto. È un dato che spiega bene qual è stato l’impatto di Victor sulla prima in campionato degli azzurri, vinta sfruttando la scaltrezza di “Ciro” e Lorenzo ma anche la forza fisica del nigeriano e l’abilità di Lozano, recuperato alla causa dal tecnico. Perché l’altra bella notizia di giornata è stata la prestazione del Chucky, che sembrava fino a un mese fa in lista di sbarco dopo l’anonimo - per essere generosi - primo campionato in azzurro e invece Ringhio si è messo con impegno al lavoro su di lui: ne vuole fare l’erede di Callejon, attribuendogli finalmente un ruolo (apprezzato dai compagni e in particolare da capitan Insigne) e insegnandogli l’importanza anche della fase difensiva. Così si valorizzano gli investimenti.

Gattuso ha fatto la mossa rischiosa e giusta nel momento in cui ha visto aprirsi qualche varco nella metà campo del Parma, che fino a quel momento era stato bloccato in difesa per annullare tutti gli spazi agli avversari. Poco mobile Mertens, i suoi compagni del tridente - Lozano e Insigne - non erano riusciti a far filtrare il pallone buono; a vuoto anche i pochi inserimenti di Fabian e Zielinski, insufficienti. Nel primo tempo il Napoli è apparso lento e prevedibile. Si è notata, così come nella fase post lockdown dello scorso campionato, l’assenza di un centrocampista in grado di velocizzare l’azione e verticalizzare. È quello che la società sta ancora cercando, pur se - come ha detto il direttore sportivo Giuntoli prima della partita - occorre fare i conti con l’aspetto economico della questione perché De Laurentiis ha fissato rigidi paletti (ed è in attesa di sbloccare la vicenda-Milik).

Il maxi–investimento c’è stato in attacco, quegli 80 milioni per rafforzarsi con la punta del Lille, e l’inizio di Osimhen è stato molto positivo. Gattuso lo ha schierato nella ripresa perché evidentemente non riesce a reggere i 90’ e all’inizio avrebbe potuto trovare difficoltà contro la difesa schierata del Parma. Resta da capire se quanto è stato fatto nell’ultima mezz’ora al Tardini è proponibile contro avversari di ben altro livello rispetto agli emiliani, il cui obiettivo - la salvezza - è stato ribadito da Liverani dopo lo 0-2. È rischioso, dopo aver sostituito l’unico mediano, schierare contemporaneamente Fabian, Zielinski, Lozano, Mertens, Insigne e Osimhen? A Parma c’è stato coraggio da parte di Gattuso, che ha piazzato un uomo forte in area - e nel finale ha inserito anche Petagna - e ha chiuso la partita in un quarto d’ora, sfruttando due errori avversari. Così fanno le grandi squadre. È una dimensione che può ritrovare anche il Napoli, che ha una panchina assortita in attesa della definizione dell’organico nelle ultime due settimane di mercato. La squadra vista nei primi sessanta minuti avrebbe poche possibilità di arrivare in zona Champions, obiettivo ribadito anche a Parma da Gattuso, mentre quella dell’ultima mezz’ora può senz’altro risalire la corrente dei pronostici che al momento non la vedono ai vertici della classifica. Soprattutto se la permanenza di Koulibaly rappresenterà un vantaggio tecnico e non economico. 

Ecco un altro bel segnale arrivato dal Tardini, dove ovviamente non si è avvertita la “pressione” dei mille spettatori ammessi sugli spalti. Kalidou ha giocato con la personalità che da tempo gli è riconosciuta, quasi volesse ribadire quanto forte sia il suo legame con questa squadra e questa maglia. Si è spinto spesso in attacco, è andato con vigore sulle punte del Parma (la difesa non ha corso il minimo rischio) e ha sollecitato i compagni nei momenti in cui sembravano appannati. Da leader. Chissà per quanto tempo lo sarà ancora. 
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