Al Paese serve equilibrio

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Giorgio La Malfa

Si avvicina il momento delle scelte per il Quirinale. Ma questa scadenza non può essere affrontata di per sé, senza tener conto del fatto che tale scelta avrà un riflesso sul Governo, la sua efficacia e la capacità di rispondere tempestivamente ed efficacemente ai problemi cui è di fronte il Paese. E poiché, per quanto si cerchi di dimenticarlo, la sorte del Paese dipende in maniera determinante dal Governo e non dal Presidente della Repubblica, nella scelta del Capo dello Stato bisogna in primis assicurare la continuità e la forza dell’azione di Governo.

Se per esempio il Parlamento dovesse scegliere l’attuale Presidente del Consiglio come Presidente della Repubblica, si aprirebbe un problema di Governo. Chi proponesse questa soluzione dovrebbe fornire anche una risposta sulla sostituzione di un Governo così autorevole con un altro, altrettanto o più autorevole. E’ possibile? Può darsi, ma andrebbe dimostrato.

Nello stesso tempo, anche nel caso di una scelta di un Presidente della Repubblica che non sia l’attuale Presidente del Consiglio, bisogna garantire che la soluzione sia tale da consentire al Governo di continuare efficacemente la sua opera anche in una fase in cui si avvicina la scadenza naturale della legislatura e dunque si accentuano e tendono a divaricarsi le posizioni dei diversi partiti. Anche questo può essere assicurato, ma non da qualsisasi nome su cui si formi una qualche maggioranza. Deve essere oggetto esplicito dell’accordo individuato.

Per non dimenticare la condizione dell’Italia e i problemi degli Italiani dai quali nessuno ha diritto di prescindere, facciamo un elenco dei dossier che il Governo deve saper affrontare da oggi in avanti: 1) La pandemia è ancora in pieno corso. 200.000 contagi al giorno; gli ospedali che si vanno riempiendo mentre l’estendersi dell’emergenza riduce il numero degli operatori sanitari che possono fronteggiare questa situazione; un virus che si presenta in forme nuove che richiedono risposte tempestive. Non c’è il tempo di mettere in piedi e sperimentare una nuova squadra. 2) L’Italia nel 2020 ha perso il 10 per cento del proprio reddito e non ha ancora riguadagnato il terreno perduto. Si prevedeva che il recupero potesse essere completato nella prima parte di quest’anno, ma ora il nuovo aggravarsi della crisi per effetto della pandemia, di cui ha parlato il Presidente del Consiglio qualche giorno in una conferenza stampa, impone una vigile e tempestiva azione di politica economica. Anche qui, come si può pensare che una nuova squadra funzioni presto e meglio? 3) la necessità di deliberare nuove misure di sostegno ai settori in difficoltà: 30 miliardi di euro, come ha proposto il ministro Giorgetti, o meno o più; a chi, per cosa e con quale deficit annuale? 4) Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato impostato. Ora va realizzato. Se vi erano 51 obiettivi da realizzare lo scorso anno, ce ne sono 100 quest’anno. Vi sono decisioni difficili da prendere, a partire dalla giustizia, e soprattutto serve una straordinaria capacità di coordinamento centrale, avendo scelto una gestione decentrata degli interventi. 5) L’inflazione: forse è davvero ripartita, come sembrerebbe dalla crescita dei prezzi americani. E se è ripartita, dobbiamo attenderci presto decisioni monetarie restrittive negli USA e poi in Europa, con conseguenze delicate da fronteggiare in un Paese con il nostro debito pubblico. 6) Il negoziato sul patto di stabilità: se fallisse, tornerebbero automaticamente in vigore le vecchie regole che sono un cappio al collo per l’economia italiana. Quale Governo avrebbe autorevolezza maggiore dell’attuale per ottenere regole più ragionevoli? 7) Una situazione internazionale, in cui si parla del rischio di un conflitto armato in Europa, che non si vedeva da 70 anni.

Se partiamo dai problemi del Paese, siamo certamente in una situazione che impone la continuità assoluta dell’azione di Governo. Dunque bisogna che l’elezione del Presidente della Repubblica non metta a rischio lo sforzo positivo che è stato fatto in questi mesi. Tutto questo richiede una disponibilità cooperativa degli organi costituzionali. Ma essa da sola non basta. L’esito dipende - va detto con chiarezza - dalle forze politiche. Sono le forze politiche che debbono interpretare questo bisogno di continuità del Paese. In particolare esse debbono garantire il pieno sostegno all’azione di Governo fino alla fine della legislatura e debbono individuare un Presidente della Repubblica – tutto sarebbe più naturale se il Parlamento, che è sovrano, scegliesse di rieleggere l’attuale inquilino del Quirinale - che copra pienamente l’azione del governo, come ha fatto il Presidente Mattarella in questi difficili mesi. Se questo non avvenisse, non si potrebbe chiedere al governo di continuare senza sapere per quanto tempo e in che modo.

All’Italia serve dunque continuità, ma spetta alle forze politiche l’onere di realizzarla.

Ultimo aggiornamento: 06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA