Quota 100, dipendenti statali in fuga: scoperti fino a 100 mila posti

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di Luca Cifoni

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  • 1982
Al momento dell’approvazione di Quota 100, il governo aveva stimato che entro fine 2019 circa 290 mila italiani avrebbero approfittato della possibilità di lasciare il lavoro in anticipo grazie al nuovo “canale”. Di queste uscite aggiuntive circa un terzo, 100 mila, si riferivano a dipendenti pubblici. Una cifra che si aggiunge a quella dei pensionamenti che scattano comunque con le regole previdenziali già in vigore.

Questo vuol dire che a fine anno ci potrebbero essere decine di migliaia di posti potenzialmente scoperti in vari settori della pubblica amministrazione, inclusi quelli che sono a diretto contatto con i cittadini. Nel corso di un’audizione sul “decretone” (il provvedimento che contiene le novità previdenziali e quelle relative al reddito di cittadinanza), Cgil, Cisl e Uil hanno parlato del rischio che sia compromessa «la garanzia di servizi essenziali». Anche se in questa fase è difficile dare numeri precisi, l’allarme esiste ed è ben noto, non solo ai sindacati. Lo stesso governo nelle fasi preparatorie del provvedimento aveva inserito una norma specifica, il “preavviso” di sei mesi che i dipendenti pubblici devono dare (a differenza dei privati) se vogliono sfruttare il canale di Quota 100.

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Un lasso di tempo che dovrebbe servire allo Stato proprio per organizzare la sostituzione di chi ha lasciato il servizio, ed evitare di trovarsi in situazione di scopertura. L’esecutivo inoltre ha confermato - sul piano finanziario - il ripristino del turn over pieno, ovvero della possibilità riconosciuta a partire dal 2019 di rimpiazzare il 100 per cento dei lavoratori in uscita (dopo che per anni la percentuale era stata tagliata per garantire risparmi al bilancio dello Stato). Sulla carta, questo meccanismo dovrebbe garantire una gestione non traumatica della situazione; nella realtà però ci sono alcuni fattori importanti di cui tener conto.

Il primo è il principio generale - inserito nella Costituzione - per cui nella pubblica amministrazione si entra per concorso; e i concorsi hanno bisogno di tempo per essere organizzati e portati a termine. Il secondo è l’inevitabile sfasamento temporale con cui si potrà procedere al rimpiazzo: il turn over totale di quest’anno si riferisce alle uscite del 2018, che naturalmente non comprendevano Quota 100. Infine, tra le norme concordate lo scorso dicembre con l’Unione europea c’è anche il rinvio al 15 novembre di tutte le assunzioni previste per quest’anno nello Stato centrale, cosa che garantisce allo Stato un risparmio quantificato in circa 200 milioni.

I PRECARI
Così durante l’esame del decretone in Senato il governo ha provato a correre ai ripari, facendo approvare sotto forma di emendamenti una serie di deroghe e corsie preferenziali. La prima riguarda la scuola: viene stabilito che nel prossimo concorso utile siano “valorizzati” i periodi di servizio già svolti negli istituti scolastici, che varranno il 50 per cento del punteggio attribuito ai titoli. Un modo per favorire chi già insegna. Nel settore della giustizia sono accelerate le procedure di reclutamento - anche in questo caso con un occhio di riguardo per i precari - ed è inoltre prevista la possibilità di assumere 1.300 persone già al 15 luglio (in anticipo quindi rispetto alla scadenza di novembre).

Per Regioni ed enti locali la possibilità di sostituzione dei dipendenti in uscita diventa più concreta, perché le amministrazioni interessate avranno la facoltà di includere nei propri fabbisogni anche chi lascia il servizio quest’anno e non solo i pensionati del 2018. E c’è anche una norma specifica sull’utilizzo delle graduatorie concorsuali per l’accesso al pubblico impiego: relativamente ai concorsi banditi a partire da quest’anno, le graduatorie potranno essere usate non solo per la copertura dei posti messi a concorso ma anche per quelli che si rendono disponibili perché i vincitori non si presentano o cessano successivamente il rapporto di lavoro.

I CORRETTIVI
Sono meccanismi correttivi che potranno dare una mano, ma a detta degli stessi sindacati non saranno sufficienti a scongiurare una paralisi delle assunzioni. La situazione si farà un po’ più chiara verso l’estate: è fissata ad agosto la prima finestra di uscita per i dipendenti pubblici, quelli che avevano già maturato i requisiti al momento dell’entrata in vigore del “decretone”.
Martedì 5 Marzo 2019, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 05-03-2019 14:42
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