Recovery, bocciato il bando asili nido: «Sottratti 200 milioni alla Campania»

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Marco Esposito
Recovery, bocciato il bando asili nido: «Sottratti 200 milioni alla Campania»

Bocciato. Il bando del ministero dell’Istruzione sugli asili nido riceve una stroncatura da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), il più importante organo indipendente di vigilanza sulla finanza pubblica. I pesi utilizzati per arrivare al riparto delle risorse tra le regioni «sono determinati in modo discrezionale, senza alcun apparente fondamento». Inoltre «i divari regionali non vengono misurati rispetto all’obiettivo del 33 per cento» nonostante quel livello sia «riconosciuto come Lep dalla normativa nazionale». Insomma, un pasticcio che ha come risultato lo spostamento di risorse rispetto a valutazioni più equilibrate. A perdere di più è la Campania, i cui bambini si vedono sottrarre oltre 200 milioni per realizzare finalmente gli asili dove mancano: soldi con cui si potrebbero costruire 12mila posti. Pèrdono somme significative anche Sicilia (113 milioni) e Lombardia (87 milioni) mentre sono sovrafinanziate rispetto alle necessità le regioni piccole: 71 milioni in eccesso alla Basilicata e 63 al Molise.

Il bando, da 2,4 miliardi, è stato lanciato il 2 dicembre ed è ancora aperto: i Comuni possono presentare le domande fino al 28 febbraio; è uno dei più significativi del Pnrr sia per l’importo, destinato a realizzare 265mila posti entro il 2026, sia perché affronta il nodo dei forti divari territoriali, con il servizio di asili nido che oggi va da un minimo del 10,4% in Campania a un massimo del 43,9% in Valle d’Aosta a fronte di un obiettivo di copertura fissato al 33% in base ai Lep, i livelli essenziali delle prestazioni da garantire per Costituzione su tutto il territorio nazionale. 

Perché l’Upb arriva a tali conclusioni? L’analisi del bando sugli asili nido è considerato «un interessante banco di prova per la componente del Pnrr che passa attraverso il canale dei bandi per gli Enti territoriali». Il ministero dell’Istruzione aveva un chiaro obiettivo di riequilibrio territoriale e precise indicazioni di legge, come il livello del 33% da garantire. Nel riparto tra territori però il 33% sparisce e si utilizza come target il servizio della Valle d’Aosta. In particolare, si considerano le regioni come tutte omogenee al proprio interno mentre ciò non è affatto vero, «creando così una disparità tra Comuni con lo stesso livello di copertura ma situati in regioni con tassi di copertura differenti». Inoltre nei punteggi si assegna lo stesso valore all’incremento del servizio, indipendentemente dal livello di partenza. Per cui un Comune che passa da una copertura del 30% al 60% ha gli stessi 20 punti di uno che aumenta dal 3% al 6% perché entrambi raddoppiano i posti.

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Infine, osserva l’Upb, «manca il riconoscimento di un maggior punteggio nel caso di progetti presentati da un’aggregazione di piccoli Comuni che favorisca l’iniziativa di quegli Enti che hanno una dimensione della popolazione dei bambini in età troppo piccola anche per l’attivazione di un micronido». Come alla fine di compito in classe insufficiente, anche il ministero guidato da Patrizio Bianchi viene incoraggiato a migliorare: «Le criticità evidenziate - scrive l’Upb - suggeriscono di seguire metodologie più trasparenti e di immediata interpretabilità». Un monito per il futuro, che non impedisce però correzioni di rotta tempestive, da concordare con le ministre della Famiglia Elena Bonetti e del Sud Mara Carfagna, cofirmatarie con Bianchi del decreto e con un compito di monitoraggio: il bando da 2,4 miliardi è ancora aperto e quindi può essere rivisto, almeno nella determinazione dei plafond regionali, con la Campania che dovrebbe salire da 328 a 539 milioni nella simulazione dell’Upb con il rispetto della regola del 33% da misurare a livello di ambiti sociali, ovvero «partendo da quanto disposto dalla legge di bilancio per il 2022 e cioè che il raggiungimento del Lep deve essere garantito dai Comuni in forma singola o associata all’interno del bacino territoriale di appartenenza».

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Con la nota flash di ieri si congeda dopo otto anni (di cui quasi due in prorogatio) l’Ufficio parlamentare di Bilancio con presidenza Giuseppe Pisauro e consigliere Alberto Zanardi. Il nuovo consiglio è stato appena nominato ed è composto dalla presidente Lilia Cavallari e dai consiglieri Valeria De Bonis e Gianpaolo Arachi. Quest’ultimo lascia la guida della Commissione tecnica fabbisogni standard dove, nel 2019, ha cancellato i “fabbisogni zero” sugli asili nido nei Comuni privi storicamente del servizio.

Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA