Gli adepti sull’arca del santone: «Siamo con lui, il Papa sbaglia»

Gli adepti sull’arca del santone: «Siamo con lui, il Papa sbaglia»
di Francesco Romanetti - Inviato
Martedì 11 Novembre 2014, 23:20 - Ultimo agg. 23:21
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Gallinaro. «Santone? Macché santone. Ma quale guru, ma quale anti-papa: tutte sciocchezze. Giri di denaro? Affari? Ma quando mai! No, no, guardi che siete proprio fuori strada, voi giornalisti. Samuele è solo un uomo vicino a Dio, che ha amato il Signore fin dalla sua nascita. Piuttosto la domanda che dovreste porvi, quando venite qui per giudicare, è un’altra: perché proprio a Gallinaro sorgerà la nuova Gerusalemme? Perché il Signore ha scelto proprio questo luogo?...».



Perbacco, Gerusalemme a Gallinaro. Per la verità è una bella domanda, che non ci eravamo posti. Già, perché il Signore avrebbe scelto proprio Gallinaro, paesino di milleduecento anime che si arrampica nella Valle di Comino, in provincia di Frosinone?



E perché poi avrebbe puntato proprio su questo enigmatico e sfuggente Samuele - alias Mario Samuele Morcia, nato a Parma nel 1972, ex insegnante, occhialuto profeta anti-Bergoglio - per rivelare al mondo intero che la Chiesa di Roma ha perso la bussola, s’è allontanata dalla verità e dalla retta via (entrando così - è ovvio - in insanabile conflitto con quello che dice e predica lo stesso Samuele)?



In questa storia fatta di misteri e sospetti, fedeli irriducibili ed ex fedeli delusi, fedigrafi e neofiti, donazioni e versamenti del cinque per mille, vil denaro e santissime e disinteressate illuminazioni, se una cosa è certa è che il signor professor Samuele di carisma ne ha da vendere.



Tanto da riuscire a convincere non solo vecchine timorose di Dio o cuori semplici, ma pure fior di danarosi avvocati, notai, medici e professionisti ad abbracciare il nuovo verbo e a versare il loro obolo alla «Casa serena del bambin Gesù», onlus samueliana che incassa fede sotto forma di bonifici bancari.



Puzza di raggiro? A giurare sull’onestà del nuovo profeta è un architetto dall’aspetto mite. Lo incontriamo tra le campagne di Gallinaro. Dice di chiamarsi Paolo. Ma cognomi, per carità, non se ne fanno. In paese dicono che Paolo - fedelissimo di Samuele - sarebbe anche il generoso donatore del terreno sperduto tra le colline dove sta sorgendo l’Arca, una specie di santuario destinato ad accogliere i pellegrini desiderosi di ascoltare il nuovo verbo.



Ed eccola lì, l’Arca, gigantesca costruzione che si può vedere solo dall’alto. Un’enorme croce è tracciata sul tetto. Muratori e operai lavorano alacremente per rispettare i tempi previsti dall’appalto. La ditta è la Olzban di Bolzano.



Se ci si avvicina a distanza sospetta, un robusto responsabile di cantiere (che ovviamente non vuole fare il suo nome) allontana con una certa energia intrusi e curiosi. Fa il suo dovere. Di tecnico e di fedele: perché anche lui, riferisce con una certa concitazione, è un neofita che attende la Gerusalemme di Gallinaro.



Si dice offeso dagli articoli di giornale che da un po’ di tempo raccontano fatti e fattacci della setta (che respinge, è chiaro, la definizione di «setta»). Ci pensa l’architetto Paolo ad abbassare i toni.



«Ma lei - domanda - lo sa perché l’ultimo atto di Giovanni Paolo II fu la beatificazione di Anna Katharina Emmerick?». «Beh, per la verità no...», ammettiamo con un certo sconforto. «Glielo dico io - incalza Paolo - Perché Anna Emmerick nel 1820 fu depositaria di una rivelazione e profetizzò che quando ci sarebbero stati due papi, uno di questi avrebbe protestatizzato la Chiesa? Capisce ora?».



E già: due più due fa quattro. Ratzinger e Bergoglio sono i due papi. E papa Francesco è il papa che sbaglia. «Guardi - spiega Paolo - io l’avevo capito subito dove saremmo arrivati. Per me l’ultimo vero papa è stato Ratzinger. Bergoglio ha detto un sacco di eresie. E oggi è Samuele che ribadisce la continuità con i dieci comandamenti». Ma c’è di più.



«Lei lo sa che la venuta di Samuele tra noi era stata prevista anche dalla Divina Commedia? Dante aveva annunciato mese ed anno. Lei che studi ha fatto? Lettere? Bene, vada a leggere...». «Sì, ma ci dia un indizio. Inferno? Purgatorio? Paradiso? Sa, tra tutte le cantiche...».



«Paradiso. Io l’ho letto e per questo stavo aspettando Samuele». Gallinaro è un paesetto che si arrampica in una valle piena di querce e colori autunnali. È qui nel Frusinate che è cominciata la storia di Samuele. Da anni il parroco del paesetto, don Edmer Eronga, un filippino dall’aspetto bonario, si vede svuotare la chiesa.



Alla messa, sussurrano, ormai ci va solo qualche decina di cattolici convinti. Su 1200 abitanti, alemno 5-600 sarebbero passati dalla parte di Samuele. Un fenomeno di isteria collettiva? Per la verità qui cominciò anche la storia di Giuseppina Norcia, santona e veggente, miracolosa anima pia che elargiva consigli e qualche guarigione. Tutti la ricordano come una brava personcina. D’accordo.



Però don Bruno Antonellis e don Luigi Casatelli, parroci del luogo allarmati dal fenomeno dai tratti nevrastenici, si rivolsero alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta niente di meno che da Joseph Ratzinger. Il verdetto fu chiaro: Giuseppina non faceva nessun miracolo e non era una veggente.



Ma tutto questo che c’entra con Samuele? C’entra e come: Samuele è il genero della veggente sbugiardata dal Vaticano, avendone sposato la figlia, Anna Lombardi. E il fatto è anche che alla morte della miracolosa suocera, il 5 luglio del 2008, Samuele ne ereditò - evidentemente - spiritualità e poteri.



Cominciò a predicare. Poi incontrò un certo Patrik, torinese. E l’impresa di espanse. Non è chiaro chi sia il discepolo dell’altro. Ma i due «santoni» agiscono di comune accordo. Affollatissime riunioni di fedeli in delirio, durante le quali Samuele assicura di essere «la Via, la Verità e la Vita», si tengono regolarmente non solo a Gallinaro, ma pure a Cercola, a Ponticelli, a Torino e in altre parti d’Italia. I fedeli - assicura Paolo - sarebbero sparsi in tutto il mondo.



«Ora però, la prego, non scriva cose cattive - chiede Cristina, moglie di Paolo - Guardi che qui non c’è niente di strano, niente di irregolare, niente di cui sospettare». «Mi dica, in sostanza - aggiunge Paolo - che cosa desiderebbe sapere. Dica pure». Bene.





Dunque, eccole le domande che vorremmo poter rivolgere direttamente a Samuele: Santone, dove sei? Dove vivi? Quanto spendi? Perché non ti mostri? Perché non dici da dove vieni, chi sei, come ti chiami veramente? Perché neppure i tuoi fedeli devono conoscere il tuo cognome? Perché Patrik è solo Patrik e non ha un’identità completa? Perché nessuno di coloro che hanno fiducia in te vuole dire nome e cognome? È vero che 2500 contribuenti ti versano quattrini ogni anno?



Che fine hanno fatto i 305mila euro che avresti raccolto tra il 2006 ed il 2012? È vero che non lavori? Ti sostieni con i soldi dei tuoi fedeli? È vero che di te qualcuno ha detto che sei la reincarnazione di Gesù e che tu non lo hai negato?



Che cosa rispondi ai tuoi ex seguaci che si sono allontanati dalla tua predicazione e ora ti accusano di essere un millantatore che approfitta della credulità altrui? Santone, il nostro numero di telefono ce l’ha Paolo. Se vuoi rispondere puoi farlo.
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