Scoperto il primo pianeta extragalattico

Martedì 26 Ottobre 2021 di Massimo Capaccioli

Quattro secoli fa molti pensavano ancora che la Terra, il Sole e i pianeti costituissero un unicum nell’universo. Poi, grazie a un uso intelligente del cannocchiale, Galilei aprì una finestra sull’universo siderale che permise di ridimensionare il ruolo del nostro Sole a semplice, seppure per noi prezioso esemplare di una sterminata famiglia. Ma s’è dovuto aspettare sino a 26 anni fa per avere la prova che, allo stesso modo della nostra stella, anche le altre della Via Lattea sono accompagnate da corone di pianeti. Ci sono riusciti gli svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz cercando con certosina pazienza un astro costretto ad ancheggiare dalla presenza di un compagno invisibile di taglia planetaria. Provando e riprovando, lo hanno trovato in una stellina di tipo solare della costellazione di Pegaso distante 50 anni luce, guadagnandosi un posto nella storia e una medaglia Nobel per ciascuno. 

Aperta la via, in un quarto di secolo sono stati snidati oltre 4000 pianeti extrasolari utilizzando tecniche diverse e strumenti costruiti ad hoc tra cui alcuni satelliti specializzati, a dimostrazione che il caso del Sole è la normalità almeno nella Via Lattea. Voi direte: ma non era ovvio? Forse sì, ma nulla è vero (almeno pro tempore) nella scienza se non è confermato sperimentalmente. Le prove indiziarie servono solo a fare delle congetture.
Per esempio, invocando un principio di uniformità della natura verrebbe da dire che anche le stelle delle altre galassie devono possedere pianeti alla maniera di quella della Via Lattea. In effetti, l’ipotesi è molto ragionevole, ma va dimostrata e questo non è affatto semplice. Infatti, riesce già assai arduo interrogare gli astri vicini a noi perché nella maggioranza dei casi i pianeti che gli girano attorno producono effetti minuscoli. Per esempio, in casi particolarmente favorevoli si possono dare periodiche eclissi di minima entità da cui si deducono la presenza e alcune caratteristiche degli invisibili inquilini.

Ma quando la distanza da noi cresce, come nelle galassie, la missione diventa impossibile. A meno che la sorgente, invece di essere la luce di una stella, sia la radiazione X prodotta dalla interazione stretta tra due stelle. È proprio quello che succede per M51-USL-1b, un sistema costituito da una gigante blu 20 volte maggiore del Sole in raggio e massa e una stella di neutroni o un buco nero (ancora non si sa), situato a 31 milioni di anni luce entro la galassia M51: una splendida spirale chiamata Vortice che si proietta nella costellazione dei Cani da Caccia. L’ha scovato un team cino-americano, che ne ha dato in questi giorni la notizia, scrutinando dati di archivio dei satelliti per raggi X Chandra e XMM (a riprova che, a saperli spremere, i limoni regalano sempre un po’ di succo in più). Le due stelle, vicinissime tra loro, stanno litigando ferocemente. La gigante vomita una gran quantità della propria materia sull’altra che, essendo degenere, la surriscalda causando l’emissione di raggi X: un fiume di energia pari a un milione di volte tutta quella globalmente emessa dal Sole. Fin qui nulla di nuovo. 

La novità sta nel fatto che l’emissione X, pur mantenendosi perfettamente costante nel tempo, manifesta periodici cali della durata di 3 ore. Delle mini eclissi, dunque, come nel caso ottico. Facendo un po’ di conti e tirando per i capelli qualche ipotesi, gli autori del lavoro appena pubblicato concludono che il corpo che funge da schermo dovrebbe avere il raggio di Saturno. Se fosse vero, si tratterebbe del primo caso di un pianeta extragalattico: una pietra miliare nella definizione delle proprietà del cosmo. Tuttavia è presto per cantare vittoria. Ci avevano già provato negli scorsi anni altri gruppi utilizzando la tecnica del lensing gravitazionale, alzando un po’ di polvere che s’è poi ri-depositata al suolo senza conseguenze. Sarà questa la volta buona? Tempo al tempo e lo sapremo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA