Se il casco serve solo a evitare le telecamere

Sabato 18 Maggio 2019 di Pino Renda*
Sono un imprenditore, figlio di questa città, cresciuto a pane e lavoro. E le strade di Napoli sono sempre state i mie luoghi di confronto e di orientamento.

Per strada ho imparato a proteggermi, sulle due ruote – seppur a malincuore – indosso sempre il casco.
Da qualche tempo ho intrapreso la strada della comunicazione radiofonica, ho affiancato tre soci battaglieri di una storica emittente radiofonica campana, anche perché sono troppi anni che i media parlano di Napoli violenta, di città di camorra, di degrado. Nelle ultime settimane poi l’agguato nella centralissima Piazza Nazionale e il proiettile che ha colpito la piccola Noemi hanno sconvolto una intera comunità, che ha dato sì segni di reazione, ma non di completa maturità. La stessa maturità che è mancata alla politica. Fiumi di parole, annunci di riunioni, incontri Inter-istituzionali per ribadire sempre le stesse intenzioni: più forze dell’ordine con lo sfondo di più scuole e più servizi sociali. 

Mi sono dato da fare negli ultimi mesi per dare voce attraverso l’emittente radiofonica in cui sto sperimentando la mia nuova esperienza imprenditoriale proprio nel dopo-Noemi. Siamo stati in onda per tre giorni di seguito per raccontare il suo risveglio e per seguire le tracce investigative che poi hanno portato alla cattura del (presunto) killer con casco a protezione dalle telecamere, lui e il suo fiancheggiatore, fratelli e figli di questa città che non vuole essere governata tantomeno videocontrollata.

Così a distanza di pochi giorni la mia emittente ha raccontato praticamente in diretta un episodio ancor più raccapricciante: una sparatoria in pieno centro e in pieno pronto soccorso. Di nuovo un altro figlio di questa città che di mestiere fa il killer e che entra con il casco integrale a protezione dalle telecamere, nel pronto soccorso del «Pellegrini» e esplode ben 5 colpi di pistola ad altezza d’uomo seminando il terrore tra medici, infermieri e pazienti. Il tutto a poca distanza - giusto lo spazio della centralissima Via Toledo - dalla Prefettura, dove il giorno prima si era tenuto il Comitato per l’ordine pubblico con gli stakeholders istituzionali della sicurezza e il Ministro degli interni, con il rinnovato impegno di aumentare il numero degli agenti a Napoli.

Stamattina invece a poche ore di distanza dal vertice della Prefettura, dopo aver ascoltato in radio i resoconti della riunione direttamente dalla viva voce di Matteo Salvini, sono passato a piedi nella Pignasecca, proprio davanti all’ospedale teatro di guerra e lungo tutte le strade di uno dei suk di Napoli, non ho visto divise e non ho visto motociclisti con il casco. Dunque è vero - mi sono detto - che Napoli non vuole essere governata, tantomeno video sorvegliata. 

Ho apprezzato la buona volontà del Governo che con il Ministro Salvini ospite ai nostri microfoni si è impegnato a dare una mano alla città, e la città con il Sindaco De Magistris che per la prima volta ha dato segnali di volontà di collaborazione con il Governo e speriamo non sia troppo tardi per ridurre il divario con le altre città del nord e d’Europa. Noi faremo come operatori della informazione la nostra parte fino in fondo sempre senza cercare scorciatoie e con il massimo rispetto delle leggi, ma alle parole devono seguire fatti concreti, altrimenti il casco in città invece di essere simbolo di legalità servirà sempre e solo a nascondersi dalle telecamere.
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