Lo strabismo politico ​del sindaco di Milano

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Carlo Marino
Ha proprio ragione Massimo Adinolfi quando, sul Mattino, polemizza con l’egoismo del Sindaco Sala e la presunta superiorità del Nord sul Mezzogiorno. La lettura del Sindaco di Milano appare, infatti, intrisa da una visione avariata, motivata forse da uno strabismo politico che sconfina nell’opportunismo. Ovvero quello di dimostrare che i territori del Nord sono la locomotiva del Pil italiano, mentre il Mezzogiorno è solo uno sfasciato vagone di coda.

Un vagone di coda lasciato correre sui binari grazie all’assistenzialismo e al trasferimento senza controllo dei fondi statali e comunitari. 
Si tratta di argomenti sui quali non posso rimanere in silenzio. Sono Sindaco di Caserta e Presidente di Anci Campania (l’associazione che riunisce i Sindaci della regione) e dover ancora leggere tali prese di posizioni di colleghi autorevoli di città del Nord, anche del mio stesso partito, mi lascia in un grande sconforto, soprattutto in un momento storico nel quale occorrono scelte coraggiose e unitarie. 

Dire che è il momento di pensare al Nord e di non perdere tempo con le lagnanze del Sud, che ogni soldo speso dallo Stato nella Pianura Padana è sviluppo, è digitalizzazione, è economia green, è futuro per il Paese e che invece i quattrini spesi sotto il Garigliano sono soldi sprecati, mi mette di cattivo umore e non riesco a fermarmi (come ben dice lo stesso Adinolfi). 

Nessuno qui vuole negare che il Mezzogiorno arranchi (anche se il resto del Paese non se la passa bene). Prima dell’emergenza Covid, il Pil del Sud era cresciuto dello 0,6%, quello del Centro Nord dello 0,9 (dati Svimez 2019). Ma fermarsi a questo sarebbe sbagliato. Quello che non viene detto – e neppure Beppe Sala lo dice – è che negli ultimi dieci anni la spesa pubblica ha segnato una riduzione del - 8,6% nel Sud, ma è cresciuta del +1,4% nel Centro-Nord. Per non parlare della pressione fiscale, record al Sud.
Sotto il profilo sociale, poi, registriamo flussi di uscita annui dal Mezzogiorno di circa 130mila persone, giovani e laureati, soprattutto. Si parla di 2 milioni di persone negli ultimi 15 anni. 
I punti critici continuano a essere il lavoro e le diseguaglianze sociali, con fragilità che partono già dalla formazione. Pesa, in modo particolare, la cronica debolezza della dotazione infrastrutturale e della qualità dei servizi.

A tutto questo come si risponde? 
Con le parole liquidatorie di Sala e di amministratori leghisti che dimostrano di non conoscere il Mezzogiorno, di non capire che siamo a uno snodo storico – anche grazie al Recovery Fund – nel quale quello che occorre è sanare divari territoriali, economici e sociali. Ma appena si sente di una possibile fiscalità vantaggiosa per le imprese del Sud, ecco che i miei colleghi del Nord – anche quelli come Sala che hanno un’impronta riformista - si preoccupano del portafoglio e di ricordare che loro sono quelli corrono e che, invece, giù al Sud non c’è speranza. Tutto per evitare possibili benefici alle regioni del Meridione e continuare con la solita politica delle mance e dell’assistenzialismo. Così ci fate fessi!

A costoro, a partire dal mio amico Beppe Sala, dico: vogliamo le vostre stesse occasioni, pretendiamo lo stesso sviluppo e le stesse infrastrutture. A tutti loro dico, usando le parole di Salvemini: «È ora di finirla di parlare sempre di riformismo astratto e mai di riforme concrete».
Il Ministro Provenzano, che sta lavorando bene, non si faccia intimidire e traduca in atti concreti gli interessi sociali della gente del Sud, a partire da una fiscalità per il Mezzogiorno finalizzata al lavoro. Il sindaco Sala parli di meno e rifletta come nella sua Milano hanno gestito la pandemia. Per noi il diritto alla salute e alla vita ha prevalso su tutto, con un impegno straordinario dei Sindaci della Campania che sono stati le rocce a cui si è ancorata la quotidianità dei campani. Altro che aperitivi, altro che «Milano non si ferma». Il problema del Sud, caro Beppe, non è il suo immobilismo, ma semmai il fatto di non aver ancora trovato un proprio percorso virtuoso di sviluppo. È il momento per dare tutti una mano a trovarlo.

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