L'ultima follia social nel Napoletano: saltare sulle auto in corsa. Ragazzino ferito

Domenica 20 Settembre 2020 di Francesco De Sio

Attendere in comitiva sul ciglio della strada la macchina giusta, quella più piccola o dall’aspetto inoffensivo, spesso in prossimità di un incrocio. Sfruttare la bassa velocità del veicolo in transito per saltare al volo sul cofano e stendersi sul parabrezza. Approfittare infine dello spavento del conducente per «cavalcare» l’auto per qualche decina di metri, giusto il tempo che quella rallenta e accosta, prima di darsi alla fuga tra i commenti divertiti degli amici. Tutto rigorosamente immortalato da uno smartphone. È il manuale del perfetto «rodeo delle auto», la nuova frontiera del disagio giovanile dilagante nel Napoletano. «Cowboy» giovanissimi, che non di rado frequentano ancora le scuole medie. Una prova di coraggio di cui andare fieri, tanto da vedere pubblicati i video dell’impresa sui social. Filmati che racchiudono in pochi secondi il perfetto cocktail di incoscienza, immaturità ed esibizionismo che caratterizza i baby-stuntmen. È evidente che si tratta di una «sfida» in cui ci si può fare molto male: come è accaduto a un undicenne di San Giorgio a Cremano, finito in ospedale con fratture multiple, secondo i vigili urbani proprio durante una di queste folli esibizioni. 

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Eppure, se analizzata, l’escalation del fenomeno appare tanto crescente per degrado quanto relativamente prevedibile. Il primo caso analogo aveva infatti riguardato nel 2018 due giovani, ripresi in giro per il centro storico di Aversa seduti sul cofano dell’auto di amici. Quella volta la scarsa visibilità del conducente portò il veicolo a sfiorare tre pedoni in curva. L’anno scorso invece la stravaganza ha assunto i contorni della ribellione nei confronti dell’autorità, quando a Firenze due ragazzi di 16 e 17 anni salirono su una gazzella dei carabinieri in sosta per scattare selfie di scherno alle forze dell’ordine. Precursori di una moda ingiuriosa che ha presto trovato emulatori in giro per la Penisola, soprattutto tra Toscana e Lombardia. Dalle vetture istituzionali a quelle civili, con conseguente innalzamento del tasso adrenalinico di rischio, il passo è stato breve. L’ennesimo capitolo della «sfida» tra temerari, ideato negli Stati Uniti e perfezionato direttamente a Napoli, coinvolge anche gli ignari automobilisti. Ultima testimonianza, quella di un video circolato sul web pochi giorni fa: le immagini a bassa risoluzione mostrano un tratto di via Marina e un giovane con la maglietta rossa che sceglie una Fiat Punto grigia di passaggio. Il gesto riesce in maniera incredibilmente naturale, come se non fosse la prima volta. Un salto sul cofano perfetto, il veicolo che frena dopo qualche metro come da copione, il protagonista che scende e scappa, certificato come «trionfatore» dalle risate di approvazione degli amici. 

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A lasciare interdetti è comunque la totale noncuranza del rischio. E in effetti, dall’errore di calcolo alla frenata troppo brusca, sono troppe le variabili fuori controllo che potrebbero portare alla tragedia. «Solidarietà solo per chi porta la macchina - si legge tra i commenti al filmato in rete - per certi figli purtroppo non basterebbero gli schiaffi dei genitori. Capirebbero la lezione forse solo in caso di incidente». Eventualità che potrebbe essersi verificata mercoledì pomeriggio a San Giorgio a Cremano, dove in via Galante ha avuto luogo attorno alle 16 un sinistro dalla dinamica sospetta. A essere investito, un ragazzino di appena 11 anni. La conducente, una 40enne di Ercolano, sotto choc avrebbe raccontato agli agenti di polizia municipale intervenuti che il giovane le sarebbe quasi corso incontro, addirittura poggiando un piede sul parafango della sua utilitaria, come per salirvi, prima di finire scaraventato al suolo dall’impatto. Il giovane è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Santobono di Napoli con 30 giorni di prognosi e una frattura scomposta a tibia e perone. Alla donna al volante la patente è stata temporaneamente sospesa in attesa delle verifiche dell’autorità giudiziaria competente. A muoversi, per fare chiarezza sul caso, sono i caschi bianchi locali del comandante Gabriele Ruppi. Episodi simili sono infatti stati segnalati nell’area a sud della città. «Esistono in alcune realtà problemi legati all’assenza di luoghi di sana aggregazione» spiega Giorgio Carcatella, delegato territoriale dell’Usb, che è stato coordinatore del servizio di sicurezza della Municipale: «Queste mode sono figlie della mancanza di spazi, oltre che del vuoto culturale che si respira in certi quartieri». Ma l’esperto punta il dito anche su altro: «L’organizzazione delle attività di controllo sul territorio deve essere rivista dalle fondamenta. Non è accettabile non avere alcuna prova video dell’accaduto». 

Ultimo aggiornamento: 10:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA