Il Sole entrerà in un nuovo ciclo, lo scienziato: «Per la Terra più rischi dai raggi cosmici»

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di Enzo Vitale

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Sbuffi, eruzioni, macchie, perturbazioni e altri capricci non se ne vedono più. Il Sole, in questo periodo, appare più quieto. Cosa significa? In quale fase della sua vita si trova la nostra stella? Quali gli effetti sulla nostra esistenza e, soprattutto, sul nostro clima? Mauro Messerotti, astrofisico Inaf dell’Osservatorio di Trieste, lo studia da lustri.

Professor Messerotti cosa sta accadendo alla nostra stella?
«Diciamo che si trova attualmente in una fase di minima attività, caratterizzata dall’assenza di macchie solari in fotosfera, la superficie visibile dove si manifestano come regioni più scure perché più fredde della zona circostante. Questi fenomeni interessano sia la Terra che gli altri pianeti».

Il Sole, quindi, sta attraversando una fase fisiologica della sua evoluzione?
«L’indicatore primario del livello di attività solare è il conteggio del numero di macchie solari sulla fotosfera. Infatti, molte macchie solari danno origine a molti fenomeni di attività grazie al loro intenso campo magnetico, mentre l’assenza di macchie solari determina una drastica riduzione della fenomenologia. Il numero di macchie solari aumenta e diminuisce secondo una periodicità di circa 11 anni, in realtà i periodi osservati sono compresi tra 9 e 13 anni».

Da quando abbiamo cominciato a studiare questi cicli?
«Dal 1755. Quello che è in fase di conclusione è il ventiquattresimo che è iniziato nel 2008. Presumibilmente entro quest’anno, o il prossimo, inizierà il ciclo 25».

Il Sole ha circa 5 miliardi di anni, noi lo studiamo da trecento... Un po’ pochino per conoscerlo a dovere, non trova?
«Sì, lo stiamo cominciando a comprendere solo da poco ma fondamentalmente, anche se conosciamo molte cose, i suoi misteri ci affascinano sempre di più».

Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo ciclo?
«Intanto diciamo che anche al minimo dell’attività solare vi sono sempre delle perturbazioni che interessano i nostri sistemi tecnologici (satelliti, aeroplani, ecc.) e biologici (astronauti, equipaggi degli aerei). Infatti quando il Sole è attivo, il vento solare (flusso di particelle elettricamente cariche emesso continuamente, ndr) è più denso e più veloce, quindi è in grado di schermare la Terra dalla componente a bassa energia dei raggi cosmici (particelle di alta ed altissima energia prodotte in processi come l’esplosione di supernove, ndr). In condizioni di minima attività il vento solare è più lento e meno denso, così il suo potere di schermo diminuisce e il flusso di raggi cosmici aumenta del 20%, costituendo un maggiore fattore di rischio».

Cosa prevedete per questa nuova fase?
«Se l’evoluzione seguirà la tendenza degli ultimi tre cicli di attività, dovremmo aspettarci un ciclo ancora più modesto in termini di numero di macchie solari e di fenomeni di attività correlati. Questo però non ci libera dai rischi delle perturbazioni spaziali».

Continua più intensa di prima la diatriba sul clima del nostro pianeta. In particolare quanto incidano su di esso le attività umane e quanto quelle del Sole.
«La radiazione solare più energetica (raggi X e ultravioletti) gioca senz’altro un ruolo chiave nell’equilibro termodinamico del sistema climatico terrestre. Però la quantificazione precisa di tale ruolo è molto problematica a causa del fatto che anche il sistema climatico è un sistema complesso dove operano molti processi concorrenti». 

Quindi il clima?
«Il Pannello intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) ha sempre messo in evidenza nei suoi rapporti il basso livello di comprensione scientifica del ruolo del Sole. Infatti solo in periodi recenti sono stati sviluppati dei modelli climatici che comprendono in modo analitico il contributo energetico della nostra stella». 

Faccia un esempio.
«Ci sono evidenze sperimentali nelle quali l’assenza prolungata di radiazione solare energetica potrebbe aver determinato un raffreddamento a latitudini intermedie, come durante il Minimo di Maunder (1645-1715; 70 anni), ma l’interpretazione non è priva di ambiguità».

Cosa significa?
«Per ora ci risulta l’evidenza che l’attività industriale e produttiva su scala mondiale abbia contribuito significativamente al riscaldamento globale. Quindi è un dato di fatto che la riduzione dell’immissione di gas serra in atmosfera sia imprescindibile per cercare di ristabilire gli equilibri. Ad ogni modo la forzante antropogenica (gas serra) è accertata, ma ancora molto resta da capire per quanto attiene quella spaziale». 

Andremo incontro a periodi torridi o glaciali?
«Gli studi del paleoclima della Terra hanno evidenziato come periodi anche lunghi di caldo globale si siano alternati a periodi di freddo globale. Lo studio degli indicatori fossili, che consentono di spingersi fino 500 milioni di anni fa, mostrano come nei periodi di riscaldamento il picco di temperatura precedesse il picco di aumento della concentrazione di anidride carbonica, che quindi non poteva esserne la causa. Non esiste ancora un’interpretazione di questa tendenza accettata da tutti gli specialisti». 

Detto in parole povere?
«Probabilmente ci dovremo aspettare periodi di grande riscaldamento seguiti da altri di raffreddamento minore, ma non sappiamo prevedere quando si verificheranno. Oltre all’azione dell’uomo, comunque, su scala temporale più lunga giocherà un ruolo importante l’evoluzione del Sole, la cui luminosità aumenterà progressivamente del 10% in 1,1 miliardi di anni e del 40% in 3,5 miliardi di anni». 

La teoria ci dice che brillerà almeno per altri 5 miliardi di anni, lei è d’accordo?
«Possiamo stare tranquilli ancora per 4,6-5,4 miliardi di anni, poi il Sole diventerà una stella gigante rossa con un diametro pari a 200 volte quello attuale inglobando anche la Terra». Ma sarà un problema che interesserà i nostri successori. Se ci saranno.

enzo.vitale@ilmessaggero.it
Lunedì 2 Settembre 2019, 00:36 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 21:09
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