Statali, ecco gli aumenti ai ministeriali ma non per tutti

Mercoledì 18 Dicembre 2019 di Andrea Bassi
Statali, ecco gli aumenti ai ministeriali ma non per tutti

Qualche soldo in meno. Ma solo per il momento. La sostanza, però, resta la stessa. Tra gli 884 commi che compongono la legge di Bilancio, è rispuntata anche la norma che prevede una «armonizzazione» dei trattamenti accessori dei ministeriali. Si tratta di una misura che era già stata inserita nelle prime bozze del provvedimento, ma che poi era saltata. Adesso è ricomparsa e potrebbe comportare, nel tempo, aumenti e anche consistenti per i dipendenti di alcuni ministeri. Ma non per tutti. Innanzitutto i numeri. A decorrere dal 2021 la manovra stanzia 80 milioni di euro per armonizzare le indennità di amministrazione che oggi variano molto da ministero a ministero.

Tredicesima, quando arriva e a chi: importi medi per lavoratori a tempo pieno e part time

MES, Eurosummit accoglie richiesta Italia di modificare conclusioni
 





Un’armonizzazione che si è resa necessaria anche perché l’ultimo contratto firmato dagli statali ha ridotto i comparti di contrattazione a soli quattro. Uno di questo riguarda appunto i ministeriali. Unendo i comparti è diventata evidente una disparità di trattamento tra ministero e ministero. 

L’indennità di amministrazione infatti, varia, e anche di molto, a seconda del ministero in cui si lavora. Per esempio, un funzionario di prima area di categoria F1 del ministero della giustizia, ha una indennità di amministrazione di 308 euro mensili. Un ministeriale che lavora alla Difesa o alla Salute, ne prende soltanto 152. Meno della metà. E il divario resta anche salendo verso l’alto. Un funzionario F2 di seconda area del ministero della giustizia, porta a casa 340 euro al mese di indennità di amministrazione, mentre allo Sviluppo economico non si va oltre i 203 euro per scendere a 187 euro alla Salute o all’Interno. Le cose vanno un po’ meglio al ministero dell’economia, dove un funzionario di prima arera e di fascia F1 ha un’indennità di 175 euro mensili, e uno di terza area dello stesso livello di 261 euro. 

L’intenzione, insomma, sarebbe quella di far salire chi sta sotto verso i livelli superiori. Nella prima versione della norma, quella poi saltata, era stata inserita anche la Presidenza del Consiglio che, in realtà, non fa parte del comparto dei ministeri e i cui dipendenti in media già guadagnano più dei ministeriali.

IL VANTAGGIO
Era stato il principale motivo di protesta da parte dei sindacati, preoccupati che si desse un nuovo vantaggio ai dipendenti di Palazzo Chigi. Nella versione approvata invece, l’armonizzazione riguarda soltanto i ministeri, anche se per la Presidenza del consiglio viene previsto un aumento del fondo per le retribuzioni di posizione e di risultato di 5 milioni per i funzionari e di 2 milioni di euro per i dirigenti. Ma basteranno gli 80 milioni milioni per attuare questa armonizzazione? In realtà l’adeguamento, come spiega la stessa norma, sarà «graduale». Le altre risorse dovrebbero arrivare nel tempo dai risparmi sui rinnovi contrattuali precedenti a quello del 2019-2021 e che andranno accertati.
 
 

NUOVO SCONTRO
Intanto dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul ritardato pagamento del Tfr-Tfs degli statali, il sindacato Unsa che aveva portato il caso alla Consulta, torna all’attacco. «Il ritardato pagamento del Tfr rappresenta una grave violazione del diritto di tanti lavoratori statali che, al momento della pensione, sperano di ricevere la propria liquidazione ma devono aspettare 27 mesi in caso di pensionamenti di vecchiaia e fino a 7 anni in caso di pensione anticipata», ha affermato Massimo Battaglia, Segretario Generale Confsal-UNSA. «Oggi», ha proseguito Battaglia, «scriveremo al Presidente della Repubblica, quale garante della Costituzione, chiedendogli il perché del mancato rispetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 159/19 da parte del governo, che si ostina a non rimettere mano all’incresciosa questione del differito pagamento per i pubblici dipendenti del proprio Tfr, nonostante la Corte abbia dato chiarissime indicazioni al riguardo. Se poi il governo pensa di trasformare un diritto a ricevere la liquidazione in un prestito bancario su cui pagare interessi ha sbagliato strada. Siamo in presenza di una vera e propria vergogna di Stato».

Ultimo aggiornamento: 17:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA