Urbanistica, il riordino è punto di partenza

Mercoledì 15 Luglio 2020 di Alessandro Castagnaro
Non vi è alcun dubbio che il mondo stia subendo delle rapide trasformazioni di carattere sociale, economico, politico ed etico, e che a seguito della pandemia da Covid 19 tali trasformazioni abbiano subito un processo di accelerazione esponenziale, dovuto anche alle problematiche economiche nelle quali tutti, in diversa misura, siamo precipitati. Dai livelli internazionali a quelli regionali e locali ci spingono a rivedere modi di vita, di lavoro - dallo smart-working a procedure blended - e a riformulare i nostri piani economici. È chiaro che da più parti, in Italia ed altrove, si spinge su una ripresa legata anche alla sburocratizzazione, a procedure più snelle, con tutti i rischi possibili. C’è chi sbandiera la realizzazione del nuovo ponte di Genova, in sostituzione del crollato ponte Morandi, come un modello da seguire, dimenticando che quella costruzione in tempi record (meno di un anno) è stata eseguita a discapito di tutte le procedure codificate da norme legislative, adottando sistemi in deroga.

Chiaramente, si tratta di un sistema che può essere previsto solo in casi eccezionali, a causa dei rischi a cui espone il territorio e la collettività. Ma è anche vero che attualmente il sistema legislativo vigente non ha consentito, nonostante le intenzioni governative, alcun riavvio di attività legate all’edilizia; pertanto è sempre più sentita una revisione dei piani di governo del territorio a diversi livelli. È altresì vero che viviamo in un Paese di cultura conservativa, ma dei dati oggettivi, analitici, ci devono spingere ad intraprendere strade diverse. Invece, ciò che sta accadendo, come dimostra l’intellighenzia locale a proposito del «Testo Unico in materia di governo del territorio», legge regionale in materia urbanistica, ci dimostra - ancora una volta - altro.

E cioè che le diverse fazioni sono schierate l’una contro l’altra non tanto sui contenuti della legge, indubbiamente perfettibile, ma solo su posizioni ideologiche e talvolta inclinazioni politiche, realistiche o idealistiche, stataliste o democratico/liberali, come è stato notato. Avendo espresso una posizione favorevole, assieme all’Aniai Campania (Associazione Ingegneri e architetti della Campania), non voglio entrare in polemica in questa sede con coloro che hanno visioni contrarie, ma vorrei solo limitarmi a delle analisi di carattere oggettivo che ci spingono alla necessità di una revisione di leggi quanto mai superate, soprattutto perché datate e perché non recepiscono le attuali esigenze di carattere ambientale, paesaggistico ed economico di cui un paese che aspiri ad essere moderno, nel rispetto della storia e della tradizione, deve tener conto. Sono tempi segnati da tematiche ambientali, che ci investono dalla scala mondiale a quella locale; da emergenze occupazionali; dal problema del recupero delle aree dismesse e abbandonate; dalla sentita necessità di rigenerazione urbana, in termini di conservazione degli abitati storici, di riqualificazione dell’edificato, di ampliamento dell’offerta di edilizia residenziale sociale, di incremento delle dotazioni territoriali; in definitiva dello spazio pubblico, dei servizi e delle attrezzature. Si richiedono interventi nei centri storici minori - affinché si inverta quel processo di svuotamento demografico -, il recupero di edifici storici dismessi, spesso abbandonati e degradati, la conoscenza e la valorizzazione di aree interne collinari - penso al Cilento o all’Irpinia - la necessità di intervenire su quell’edilizia post-bellica mal fatta sia dal punto di vista architettonico che strutturale ed ecologico, con quegli interventi che già da vari decenni Aldo Loris Rossi definiva di «rottamazione edilizia», cioè una sostituzione con altri di pari volumetria o leggermente maggiorata, ma che rispondano con progetti innovativi e di qualità a sopperire a tutte quelle carenze citate.

Il principio attorno a cui è incentrata l’articolazione del testo di legge è il cosiddetto consumo di suolo zero. D’altronde, oggi il governo centrale con l’emanazione dei decreti legati all’ecobonus e al sismabonus va in questa direzione. La Regione Campania, con l’intensa opera dell’assessore Discepolo, ha tentato di porre ordine fattivo con una serie di modifiche legislative e nuove normative: penso alla Legge regionale sulla qualità dell’architettura, con l’elaborazione in questi giorni delle linee guida, che prevede anche incentivi economici a quei comuni virtuosi; all’attuale legge urbanistica; ai valori del paesaggio e dell’ambiente che assumono, mai come in questo momento, un ruolo determinante. Il territorio va governato con normative che siano strategiche, con un consentito grado di flessibilità, ma che diano la possibilità di una ripresa con progetti di qualità a diversa scala. D’altronde, pur pensando che la legge possa e debba essere migliorata, l’auspicio per il nostro territorio è che le diverse competenze, che spesso rappresentano le eccellenze, operino in sinergia e con etica costruttiva al fine di migliorare una legge necessaria. Un monito alle polemiche e al proibizionismo. Se oggi il nostro territorio regionale è così tartassato è sicuramente per due fattori tra loro collegati: un severo proibizionismo a diversi livelli che ha portato ad un elevato tasso di abusivismo a tutte le scale, grazie anche all’assenza di controllo casuale o voluto dei territori, talvolta anche di quelli più pregiati e delicati di cui la Campania è ricca.
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