Nozze trash a Napoli, Tony Colombo al pm: «Così ho superato i controlli»

Sabato 18 Gennaio 2020 di Leandro Del Gaudio

Tace Sarah Terracciano, la segretaria particolare del sindaco Luigi de Magistris. Unica tra tutti gli indagati per la festa in piazza Plebiscito (in vista del matrimonio tra Tony Colombo e Tina Rispoli) a decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Per il resto, agli atti dell’inchiesta sul flash mob a due passi da Palazzo reale, tutti gli altri protagonisti di questa storia accettano di confrontarsi con le domande dei pm, di replicare agli interrogativi alla base dell’inchiesta.

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Indagine per tentato abuso d’ufficio, c’è la convinzione che la sera dello scorso 26 marzo, ci sia stato un atteggiamento di favore da parte di agenti della polizia municipale nei confronti del cantante, desideroso di convolare a nozze con la vedova del boss della camorra Gaetano Marino. Si parte da una convinzione di fondo: Colombo avrebbe ottenuto il via libera a fare un flash mob (manifestazione estemporanea di pochi minuti), ma impegnò la piazza per diverse ore (tra allestimento, kermesse e riprese), in una sorta di mini concerto realizzato senza le dovute autorizzazioni. Ed è in questo scenario che sfilano dinanzi ai pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra sia Tony Colombo, che Claudio de Magistris (fratello del primo cittadino), accusato di aver agevolato la procedura per la realizzazione dell’evento, favorendo l’amico cantante. Ma proviamo a ripercorrere il doppio faccia a faccia tenuto ieri in Procura.

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Si fa accompagnare alla moglie Tina Rispoli, che lo attende con discrezione al piano terra della Procura. Difeso dal penalista Luigi Senese, il cantante ha spiegato ai pm come è nata l’esigenza di rivolgersi al fratello del sindaco per realizzare l’evento: «Ho conosciuto Claudio de Magistris qualche anno fa, in occasione di un evento organizzato in via Caracciolo. L’ho contattato per avere informazioni sulla procedura da adottare per realizzare un evento che non considero un concerto, ma un flash mob e mi ha messo in contatto con lo staff del Comune e con la stessa segreteria del sindaco. Non ho chiesto favori, ma solo informazioni trasparenti». Viene interrotto, la Procura gli fa notare la differenza tra un flash mob (evento estemporaneo di pochi minuti) e un concerto, con tanto di luci, palco e coreografie, che ha tenuto imballata la principale piazza cittadina per diverse ore. E lui, di rimando: «Non c’era un palco, ma uno scranno di pochi metri. Abbiamo gonfiato duemila palloncini, avevamo bisogno di tempo. Credevo di aver agito in modo corretto, avevo le autorizzazioni e le carte a posto. Mi creda: i miei concerti sono tutta un’altra cosa».
 

 

A questo punto, viene ancora incalzato dagli inquirenti, che gli ricordano la totale mancanza di concessioni, di diritti pagati e del nulla osta della prefettura. In sintesi, i pm battono su un concetto: «Le mail intrattenuto con il Comune e mostrate ai soldati dell’Esercito non sono una autorizzazione». Anzi: non hanno alcun valore. E Colombo replica: «Lo capisco solo ora, ero convinto di avere il via libera del Comune». Ed è sempre Colombo che conferma un retroscena: «Quella sera, prima dell’evento, fui fermato da alcuni soldati dell’Esercito, che mi chiesero cosa stessimo facendo. Mi dissero che non avevo le autorizzazioni, per questo contattai Sara Terracciano, la segretaria del sindaco, con cui mi ero interfacciato nei giorni precedenti. E fu la Terracciano a consigliarmi di mostrare le mail ai soldati». Non è dato conoscere la risposta della Terracciano, vista la sua scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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Tocca al fratello del sindaco. Settimo piano della Procura, gli inquirenti fanno in modo di non far incontrare i due indagati. Esce Colombo, entra Claudio de Magistris, assistito dal penalista Enrico Von Arx. Raggiunto da un invito a comparire, non si sottrae alle domande dei pm, non si avvale della facoltà di non rispondere. Chiara la versione di De Magistris jr: «Conoscevo Colombo, per me era solo un cantante di successo, anche se il suo non è il genere artistico che preferisco. Mi contattò per chiedermi informazioni circa l’evento che intendeva realizzare, non mi sono sottratto, come non mi sarei sottratto se mi avesse contattato qualsiasi cittadino napoletano. Mi limitai a metterlo in contatto con gli uffici competenti, per altro indicandogli un iter che si può ricavare anche dalla consultazione del sito del Comune». E a chi gli chiede se è pentito di aver dato quei consigli a Colombo, Claudio De Magistris risponde con una domanda: «Perché dovrei pentirmi di aver dato informazioni a un cittadino? Come si fa a negare informazioni a una persona che si conosce e alla quale si forniscono dati ricavabili anche via internet?».
 


Ma c’è spazio per una sorta di giallo. Stando agli atti, quella notte del 26 marzo, finito l’evento, la polizia municipale avrebbe provato a notificare una multa a Colombo per occupazione abusiva di suolo. Un ripensamento dopo aver capito che qualcosa quel pomeriggio era andato storto? Un modo per metterci una pezza, dopo che alcuni militari dell’Esercito avevano provato a impedire una manifestazione non autorizzata? «Non mi venne notificato alcun verbale - ha spiegato Colombo ai pm - forse perché non mi trovarono». Inutile dire che per questa storia sono accusati di omissione in atti di ufficio alcuni esponenti della municipale, accusati di inerzia di fronte a quel party illegale, autorizzato da un paio di mail che - secondo la Procura - non hanno alcun valore. 
 

Ultimo aggiornamento: 16:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA