Agguato a Napoli nel circolo ricreativo, tre ipotesi per un'esecuzione

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Giuseppe Crimaldi

La camorra torna a sparare, e tocca a Miano innalzare la prima bandiera nera nell’elenco dei morti ammazzati dalla criminalità organizzata. Ore 6,39 di ieri: «In via Vincenzo Valente hanno ucciso un uomo. Il corpo è all’interno di un circolo ricreativo», dice una voce anonima all’operatore del 112. Dopo pochi minuti arriva la conferma alla segnalazione: all’interno di una anonima sala giochi i carabinieri trovano il corpo senza vita di Stefano Bocchetti, 44enne già noto alle forze dell’ordine e alla magistratura. I killer hanno infierito crivellandolo di colpi: nessuno scampo per lui, che si trovava all’interno del circoletto e non aveva vie di fuga. Sul posto i militari della compagnia Stella, che adesso procedono nelle indagini con i colleghi del Reparto operativo dell’Arma.

Inchiesta, quella sul primo omicidio di camorra a Napoli, che finisce inevitabilmente in un fascicolo coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. Nessun dubbio sulla matrice del delitto. Ma perché uccidere Bocchetti? E chi era, che cosa rappresentava nel nuovo sistema criminale di Miano la vittima? Scavando nel suo passato si trovano i primi elementi utili a ricostruire questo ennesimo mosaico di morte. Il 44enne, che risiedeva non lontano dal luogo in cui è stato assassinato, aveva precedenti per droga ma non aveva mai avuto alcuna condanna per reati riconducibili all’associazione camorristica. Questo tuttavia non vuol dire che fosse estraneo agli ambienti della camorra locale. A Napoli il confine tra la delinquenza comune e il crimine organizzato è un diaframma sottilissimo, soprattutto in alcuni quartieri. Ed ecco affiorare le prime ombre: Stefano Bocchetti era finito in numerose informative di polizia giudiziaria che lo indicavano uomo vicino al clan Lo Russo, rimasto egemone fino ad almeno quattro-cinque anni fa a Miano.
 

 

Con il pentimento dei boss Salvatore e Carlo, il quartiere è diventato terra di conquista per nuove bande e gruppi emergenti. A tentare la scalata al potere criminale sono stati prima i Cifrone, e successivamente un “cartello” composto da tre famiglie: Balzano, Scarpellini e D’Errico. Quest’ultimo triumvirato nero pare sia oggi quello che tiene saldamente nelle mani il controllo dei traffici illeciti della zona: la droga e il racket. Da alcune indicazioni gli investigatori ritengono che Bocchetti - come ha fatto la grande maggioranza degli affiliati al vecchio clan dei “Capitoni”, sia passato nelle fila dei nuovi “regnanti”.

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Indagini a trecentosessanta gradi. Si battono in particolare tre possibili moventi. Il primo resta legato ad uno sgarro nel mondo del traffico degli stupefacenti. Un debito non onorato, forse, per una partita di droga che la vittima si sarebbe fatta consegnare. A Napoli si ammazza anche per molto meno, e questa potrebbe essere la pista forse più credibile.Seconda ipotesi: Bocchetti avrebbe pagato con la vita un voltafaccia, un tradimento, o un atteggiamento ritenuto doppiogochista - vero o presunto - nel gioco delle parti che a Miano prosegue tra i Balzano e i Cifrone. Terza possibile pista, che poi è forse quella più inquietante: dietro l’omicidio del pregiudicato ci sarebbe la “consegna” di una dichiarazione di guerra dai gruppi criminali attivi nelle aree confinanti con Miano - a cominciare da quelle di Secondigliano e Scampia - a chi oggi controlla soprattutto le piazze di spaccio di Miano.

C’è un ultimo particolare da aggiungere. Che - lo diciamo in premessa - va ovviamente preso con molte riserve. A che ora è stato ucciso Bocchetti? Sarà naturalmente l’autopsia a fare luce chiarendo tutto. Nel frattempo va aggiunto un particolare che aggiunge mistero al mistero: perché tra la gente dei quartieri compresi tra Miano e Scampia, già mercoledì si era sparsa la voce di una sparatoria culminata in un omicidio. Solo una coincidenza?
 

Ultimo aggiornamento: 15:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA