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​Mosca vuole Donbass e Odessa, Kiev non arretra: pace lontana

Venerdì 13 Maggio 2022 di Gianandrea Gaiani
Mosca vuole Donbass e Odessa, Kiev non arretra: pace lontana

Dal prolungamento o meno del conflitto in Ucraina dipendono non solo i destini di moltissimi civili e combattenti sui due lati della barricata ma anche il futuro dell’Europa in termini strategici, di sicurezza, energetici ed economici. Per questo il tema viene sviluppato generalmente in ambito politico e mediatico evidenziando l’impatto di una iniziativa muscolare dell’Occidente, tesa a sostenere militarmente Kiev, contrapposta a iniziative tese a favorire l’avvio di trattative. Nel primo caso l’intento dichiarato è prolungare il conflitto per logorare la Russia, come sostenuto apertamente da Londra e Washington ma anche da molti esponenti di spicco europei e della Ue, nel secondo caso l’obiettivo è fermare al più presto le ostilità per consentire lo sviluppo di un articolato negoziato di pace. Sul piano concreto, sul campo di battaglia, sembra emergere l’indicazione che questa guerra sia destinata a continuare ancora, non solo per gli impegni e le dichiarazioni assunti in tal senso dai leader delle principali potenze occidentali ma anche per le valutazioni che sembrano emergere dai belligeranti. Nel discorso tenuto il 9 maggio scorso alla parata militare sulla Piazza Rossa che ha celebrato la vittoria sulla Germania nazista del 1945, Vladimir Putin non ha proclamato l’escalation del conflitto che molti osservatori paventavano ma non ha neppure aperto a negoziati, ribadendo invece il perseguimento degli obiettivi indicati all’inizio della “operazione speciale” in Ucraina.

Al tempo stesso anche il governo di Kiev sembra aver messo da parte (di sua iniziativa o sotto le pressioni di Usa e Nato) ogni ipotesi di concessioni politiche e territoriali alla Russia tese a far cessare le ostilità. «La guerra scatenata dalla Russia finirà quando l’Ucraina riconquisterà i suoi territori, le sue persone, la pace, la libertà e il diritto di scegliere», ha detto ieri il presidente, Volodymyr Zelensky. Se si prendono alla lettera tali affermazioni Kiev punta con l’aiuto dell’Occidente a riconquistare i territori perduti nel Donbass, nella regione di Kherson e probabilmente la stessa Crimea: obiettivi che, qualora risultassero perseguibili, richiederebbero un conflitto ad alta intensità e di lunga durata. I russi dal canto loro intendono completare e consolidare i successi ottenuti nel Donbass e nella regione di Kherson assumendo il controllo completo quanto meno delle regioni di Luhansk e Donetsk, aree in cui si sta combattendo una battaglia che molti ritengono decisiva. Qui negli ultimi giorni le forze russe hanno intensificato gli attacchi riportando conquiste territoriali significative, riconosciute in parte anche dal comando ucraino, nei settori di Severodonetsk, Lyman, Bakhmut, Avdiivka e Kurakhove, oltre che su Rubizhne, già ampiamente occupata dalle forze russe. «Il nemico sta sferrando attacchi sul Kudryashivka e Sieierodonetsk con parziale successo», affermano le fonti militari ufficiali di Kiev aggiungendo che Mosca sta rafforzando la presenza di truppe sulla linea del fronte intorno alla città di Slaviansk (uno degli obiettivi più importanti dell’offensiva russa nel Donbass) e che le forze russe hanno attraversato il fiume Siverskiy Donets in direzione di Lyman dopo che alcuni ponti mobili gettati sul fiume dai genieri russi erano stati distrutti precedentemente dall’artiglieria ucraina. 

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Non si può escludere che nei prossimi giorni l’offensiva russa completi lo sfondamento delle linee ucraine o riesca a circondare il grosso dell’esercito di Kiev completando la conquista dell’intero Donbass. Un successo che in teoria potrebbe consentire a Putin di dichiarare una vittoria militare sulla quale aprire a una trattativa con gli ucraini. Se al momento non sembrano esserci spiragli da Kiev è altrettanto vero che una pesante sconfitta sul campo potrebbe determinare un atteggiamento più morbido. Molto dipenderà dalle pressioni degli anglo-americani, la cui influenza sul Volodymyr Zelenski sembra minare in modo determinante la sovranità e l’autonomia dell’Ucraina, ormai dipendente sul piano militare, economico e umanitario dagli aiuti occidentali. Allo stesso modo occorrerà verificare se Mosca si limiterà a consolidare gli obiettivi raggiunti condizionando un eventuale rifiuto di trattare da parte di Kiev al tentativo di conquistare Odessa e l’intera costa ucraina del Mar Nero. Operazione militarmente ardua ma che i russi avrebbero gettato le basi per attuare dopo aver respinto il tentativo ucraino di riconquistare l’Isola dei Serpenti, nel Mar Nero Occidentale, in una battaglia costata a quanto sembra molte perdite in truppe, imbarcazioni e velivoli alle forze ucraine. I russi hanno inoltre l’esigenza operativa di riprendere l’offensiva nel settore di Kharlkiv, dove la ritirata verso est sotto l’incalzare della controffensiva ucraina potrebbe espone la regione russa di Belgorod al fuoco dell’artiglieria nemica. L’impressione è quindi che una vittoria campale russa a breve termine nel Donbass possa offrire un’opportunità per negoziare un cessate il fuoco che includa la cessione di territori da parte di Kiev ma se gli ucraini dovessero rifiutarla, puntando a riconquistare i territori perduti grazie alle armi fornite da Usa e Nato, la guerra potrebbe allungarsi senza prospettive di soluzione.
 

Ultimo aggiornamento: 17:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA