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Ucraina, perché Putin ora vuole Odessa: raffinerie di petrolio, gasdotti e porto

Domenica 24 Aprile 2022 di Mariagiovanna Capone
Ucraina, perché Putin ora vuole Odessa: raffinerie di petrolio, gasdotti e porto

Il mar d’Azov è in mano russa, così come la striscia di terra fino a Cherson che si ricongiunge alla Crimea. Le mire di Putin però non terminano qui: Odessa potrebbe essere l’obiettivo più ambizioso. Averla gli permetterebbe di dominare il mar Nero e creare così un unico fronte Sud di oltre ottocento chilometri, da Rostov fino ai confini con la Transnistria, ossia la regione filorussa della Moldavia probabile obiettivo futuro. Ora però c’è da pensare a Odessa, fondamentale per l’economia ucraina: si raffina il petrolio, si trasporta il gas, si smistano cereali, acciaio, argilla. L’eventuale controllo dei mari da parte della Russia implicherebbe dei grandi capovolgimenti per l’Ucraina, ma anche per Europa e i Paesi in via di sviluppo. 

Per la quarta città ucraina per numero di abitanti «passano soprattutto merci utili all’agroalimentare e lo stop delle esportazioni creerà disagi enormi in tutto il mondo» spiega Lorenzo Pubblici, autore e docente di Storie e Culture dell’Asia centrale premoderna all’Università l’Orientale di Napoli. «È il maggiore porto del mar Nero e si connette al Mediterraneo, vi passa l’80% delle esportazioni ucraine e arriva quasi la totalità dell’approvvigionamento. Se la Russia la conquistasse, l’Ucraina ne uscirebbe mutilata, e non so come potrebbe rimettersi in piedi». La città è composta da un sistema portuale collegato a oltre 600 porti in cento Paesi. Da Illichivsk, porto a Sud, passa la Nuova Via della Seta ossia 5.400 chilometri via mare e terra per portare prodotti agricoli, industriali e alimentari dall’Ue alla Cina passando da Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan. Mariupol invece è più lo snodo portuale del carbone, dell’acciaio e del grano del Donbass. Con entrambi questi porti in mano russa sono chiare le ripercussioni per l’Europa. «Già con le sanzioni il settore agroalimentare è in ginocchio poiché la Russia è il principale esportatore al mondo di fertilizzanti. In questi giorni in Perù ci sono state proteste perché non sanno come andare avanti...» continua Pubblici.  

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«C’è poi il grano ucraino che sfamava in particolare Africa e altri Paesi in via di sviluppo perché lo acquistano a basso costo, il che farebbe scoppiare un’emergenza umanitaria con ripercussioni anche sulla stabilità di alcuni Stati. Se la Russia controllerà tutti gli accessi sul mare, saremo in enorme difficoltà anche noi e trovare alternative non sarà affatto facile. Non siamo sotto attacco militare ma le conseguenze di questo conflitto ci coinvolgono direttamente. È una guerra anche nostra» conclude. Idea condivisa da Mara Morini, esperta di politica russa e docente in Politics of Eastern Europe e Politica comparata all’Università di Genova, autrice del libro «La Russia di Putin» (edizioni il Mulino). «È mancata una politica Ue quando abbiamo stretto accordi con l’Ucraina, nelle mire della Russia già dal 2014. Non abbiano analizzato le ripercussioni che avremmo avuto e molto presto avremo». La docente è poi convinta che la cavalcata su Odessa avverrà così come sulla Transnistria. «Non mi illuderei che finisca tutto il 9 maggio. A Putin sarà sufficiente fare la consueta parata e non annunciare di aver vinto la guerra. È chiaro che si è posto un obiettivo minimo che ha raggiunto, ossia collegare Donbass alla Crimea, ma non conosciamo l’idea globale, non escludo infatti che prossimamente possa puntare su Odessa fondamentale per l’annessione della regione filorussa della Moldavia». 

I vantaggi dell’operazione Odessa saranno prima di tutto economici poiché così la Russia aumenterebbe il suo export verso Paesi amici, ma anche destabilizzanti per l’Ucraina. «È già il Paese più povero dell’Europa, così Putin lo strozzerà totalmente perché perderebbe i partner asiatici. Avere Odessa per lui significa anche aggirare le sanzioni, perché così i rapporti con alcuni Paesi come la Cina diventeranno sempre più forti» conclude Morini. Anche Ugo Poletti, direttore del giornale online in inglese Odessa Journal, ha più volte sottolineato che «tutti conoscono l’Ucraina come il granaio d’Europa ma aggiungerei anche dell’Asia. Tutte queste materie prime partono da Odessa e avere questo porto significa avere in mano la porta dell’export». 

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 08:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA