Gli 89 anni di Latina città proiettata nel futuro

Domenica 19 Dicembre 2021
Gli 89 anni di Latina città proiettata nel futuro

LA CELEBRAZIONE
«Ci avviciniamo al centenario, la strada è già tracciata anche grazie all'Europa di cui fieramente facciamo parte». Così ieri il sindaco di Latina Damiano Coletta alla celebrazione del natale della città, l'89° anniversario dal 18 dicembre 1932. Il primo cittadino ha voluto rivolgere alla comunità e alla politica tutta un appello all'unità, ad una sinergica partecipazione per il bene comune, per uscire dalle macerie della pandemia e riprendere la navigazione verso la città del futuro: «Questo è il momento delle scelte condivise».
La cerimonia si è tenuta, come da tradizione, in piazza del Quadrato per un omaggio al Bonificatore, dove il corteo con gli stendardi partito da piazza del Popolo ha deposto una corona dall'alloro davanti al monumento. Ad essere commemorato è stato anche Antonio Pennacchi, nostro cantore, come lo ha definito il sindaco, scomparso qualche mese fa. Al Premio Strega pontino è stata dedicata la lettura di un brano tratto da Canale Mussolini: «Fu un esodo e noi arrivammo a Piscinara che era già prosciugata. Una tabula rasa. Un tappeto da biliardo. Neanche un albero all'orizzonte di tutti quei boschi e foreste che secondo zio Pericle c'erano prima, pullulanti di bestie e briganti assassini scappati dai paesi loro sopra le montagne. Neanche più una goccia d'acqua, un filo d'erba, e noi arrivammo in trentamila a popolare come birilli inermi questo tappeto di biliardo, un vuoto senza fine tutto asciutto e terra vergine. Sembrava il deserto».
Presenti il prefetto Maurizio Falco, le autorità civili e militari e le associazioni combattentistiche, l'evento è stato accompagnato dalle note musicali della banda Gioachino Rossini che ha concluso l'esibizione con l'esecuzione di Bella Latina. Nel suo discorso, il sindaco ha tracciato un bilancio dell'anno che sta per concludersi con un pensiero rivolto alle sofferenze determinate dell'emergenza Covid ancora in atto. «Latina, la nostra comunità, ha saputo affrontarla con grande dignità e senso di responsabilità ha detto Coletta Vorrei fare un excursus sui valori e sulle percezioni che questa esperienza ci ha costretto ad affrontare. Partiamo dal valore, bene comune prioritario, che è quello della salute. Abbiamo visto quanto sia importante saper investire nella sanità; colgo l'occasione per esprimere gratitudine al personale sanitario che ha operato con competenza, dedizione e passione per tutelare la salute dei cittadini andando incontro anche a rischi». Nel suo excursus, Coletta ha citato il valore della ricerca, della sua importanza sia a livello nazionale che locale: «E' grazie alla ricerca che abbiamo potuto disporre dell'arma della vaccinazione, che ci ha consentito di vivere questo anno e questo natale, anche se stiamo in una fase molto delicata, con maggiore libertà. La vaccinazione è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri ed è una garanzia della libertà della comunità. Abbiamo vissuto momenti di dolore e il nostro pensiero va alle persone che non ci sono più, a chi ha perso il lavoro, alle donne maggiormente penalizzate, ai ragazzi di questo tempo che non hanno potuto godere dell'esperienza scolastica in presenza». Nel sottolineare i valori identitari della comunità di Latina, accogliente, inclusiva, solidale, il sindaco ha quindi rivolto un pensiero alla città che verrà. «Sarà una Latina universitaria, una città smart, dei diritti, sostenibile? Ecco, questo è il momento delle scelte condivise per il bene comune. Ci avviciniamo al centenario, con una strada già tracciata anche grazie all'Europa: innovazione, transizione ecologica, inclusione Questa è la fase dell'unità dei cittadini e delle politiche tutte che devono avere la responsabilità di fare il bene comune». Coletta ha concluso il suo discorso citando Italo Calvino e L'inferno dei viventi, indicando il modo per uscirne, rischioso e che «esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Rita Cammarone
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