Green pass per insegnanti tra dubbi e disagi. Storie di ordinaria burocrazia

Sabato 28 Agosto 2021 di Francesca Balestrieri
Green pass per insegnanti tra dubbi e disagi. Storie di ordinaria burocrazia

 Dal primo settembre tutto il personale scolastico è tenuto a esibire il green pass. Chi non rispetterà la disposizione non potrà accedere alle strutture scolastiche e verrà considerato in assenza ingiustificata. Al quinto giorno il rapporto di lavoro verrà sospeso e il dipendente non percepirà più lo stipendio. Solo che non sempre le cose sono così semplici. Lo racconta Maria Teresa, insegnante di scuola primaria a Latina: «A gennaio 2021 sono risultata positiva al Covid-19, guarita dopo un mese fortunatamente senza ricovero ospedaliero. Alla fine del mese di giugno ricevo una dose di vaccino Moderna presso il medico di famiglia, come previsto dalla normativa. Attendo un paio di settimane e mi arriva un green pass errato. La certificazione risulta valida fino alla prossima dose. Peccato che le disposizioni vigenti prevedono per coloro che hanno contratto il Covid la vaccinazione in una sola dose. Dopo aver contattato il medico di famiglia e il numero 1500 messo a disposizione dal Servizio sanitario nazionale, mi sono sentita rispondere da entrambi che purtroppo loro potevano accedere alla piattaforma, ma non potevano apportare modifiche». Maria Teresa ha dunque contattato in forma privata un conoscente impiegato alla Asl di Latina che ha preso la documentazione e le ha spiegato di non essere l'unica in questa situazione. La Asl sta provvedendo a inviare alla Regione Lazio un elenco con i nominativi per i quali è necessario intervenire sulla piattaforma per apportare modifiche. «Questo avveniva il 7 agosto. Recupero in una chat di cittadini del Lazio un indirizzo mail dell'Assessorato alla Sanità e invio una richiesta di indicazioni da seguire per ottenere la certificazione, ma a oggi non ho ottenuto nessuna risposta. Solo che dal primo settembre sarò obbligata a presentare nella scuola dove lavoro il green pass, pena la sospensione dal servizio e relativo stipendio. Green pass che purtroppo non sono nella condizione di poter presentare». Quella di Maria Teresa non è l'unica storia con problematiche in merito ai vaccini, ce ne sono molte altre.

Come quella di Grazia che il 6 luglio avrebbe dovuto ricevere la seconda dose del vaccino Pfizer. Solo che il 6 luglio Grazia era ricoverata al Goretti di Latina per motivi diversi dal Covid. «Il medico del nosocomio, fatta presente la problematica, ci ha assicurato che ci avrebbe pensato lui a spostare l'appuntamento spiega la figlia ma non l'ha fatto e dopo diverse sollecitazioni, il compagno si è recato ad Anzio, dove era prevista la somministrazione, il giorno dell'appuntamento, per spiegare la situazione. Peccato che a quella data, non era più possibile spostarlo, bisognava farlo prima. Gli hanno dato una mail per scrivere il motivo per cui non aveva potuto presentarsi, ma non abbiamo mai ricevuto risposte. Passata una settimana abbiamo richiamato la Regione e ci hanno spiegato che non era più possibile prenotare la seconda dose perché non ci sono direttive su come comportarsi passati i 35 giorni dalla prima somministrazione». Ma non è finita: «In una delle prime chiamate dal Cup ci hanno spiegato che il medico di famiglia avrebbe dovuto rilasciare una certificazione con l'attestazione che mia madre avrebbe potuto fare la seconda dose, essendo stata ricoverata però, secondo il medico di famiglia, questo documento avrebbe dovuto produrlo lo stesso ospedale che invece, avendola dimessa, li ha di nuovo rimandati al medico di base. Alla fine questa certificazione non l'ha prodotta nessuno e solo grazie all'interessamento di una dottoressa di Anzio è stato possibile, il 3 agosto e con la sottoscrizione di un consenso informato, avere la seconda dose di vaccino».
Francesca Balestrieri
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Ultimo aggiornamento: 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA