Ringo, a quasi 60 anni è il conduttore più rockettaro della radio italiana: «Io, un dinosauro che non invecchia»

Domenica 4 Ottobre 2020 di Maria Elena Barnabi
Ringo, a quasi 60 anni è il conduttore più rockettaro della radio italiana: «Io, un dinosauro che non invecchia»

A quasi 60 anni Ringo è il conduttore più rockettaro della radio italiana. Cresta biondo platino, giubbotto in pelle nera e moto d'ordinanza, Rocco Maurizio Anaclerio, per tutti Ringo da quando a 13 anni suonava la batteria in una cover band dei Beatles, è nato a Paderno Dugnano (Milano) il 25 febbraio 1961 e per anni è stato il re delle notti milanesi, mettendo dischi non solo in radio (in 35 anni le ha passate tutte: dalla mitica Radio Rock Fm a Rtl 102.5, 101, 105), ma anche facendo per quasi un ventennio il dj, ogni sera, all'Hollywood, il locale simbolo della Milano da bere, suo e di altri soci dal 1987 al 2005. Dal 2007 è direttore artistico di Virgin Radio, l'emittente rock di RadioMediaset, che con quasi 2,9 milioni di ascoltatori è l'ottava emittente in Italia secondo gli ultimi dati RadioTer, e il conduttore del programma Revolver, tutti i giorni dalle 14 alle 16.

Sempre con donne bellissime, Ringo ha avuto una figlia (Swami, 20 anni, studia lettere moderne a Milano) dalla conduttrice tv Elenoire Casalegno, è stato con la pallavolista Federica Piccinini e dal 2006 è fidanzato con Rachele Sangiuliano, anche lei ex pallavolista. Amico personale di Pier Silvio Berlusconi, ha fatto il punk negli Anni Settanta a Londra, il paracadutista in Libano in missione di pace («Mi occupavo del rifornimento, facevo avanti e indietro in aereo», racconta) e poi il dj nelle radio e nelle discoteche di Los Angeles negli Anni Ottanta. Quando i Rolling Stones o gli U2 venivano in Italia, chiamavano lui. Insomma, due-tre cose da raccontare Ringo ce l'ha. Ci incontriamo in un bar sotto la sede milanese della radio. È pomeriggio, ordina un centrifugato depurativo. «Il solito», dice al cameriere.

Ma come, rock, moto e donne e ordina il bibitone salutista?
«Ho sempre fatto così. Anche se tutti nel mio giro hanno sempre pensato che tirassi cocaina dalla mattina alla sera».
E invece?
«Ho un passato da sportivo, da ragazzo facevo atletica, e a Los Angeles giocavo in una squadra di calcio e mi pagavano pure: 100 dollari a partita. Rispetto il mio corpo e l'ho sempre curato. E poi, se fai il mio lavoro, devi star bene, avere un buon aspetto. Mica puoi avere i capelli bianchi e il bastone. Ora più che mai».
Va per i 60. Come si sente?
«Sono un dinosauro, ho visto tutte le ere della radio, dai nastri al digitale, ma per me niente è cambiato. Faccio un tipo di radio molto semplice, come quando gareggio in moto: mi dai benzina e vado avanti finché finisce. Ho chiesto a mia figlia di dirmi quando non avrò più la carica. Mi ha detto: Papà, vai come un razzo».
I giovani come sua figlia ascoltano la radio?
«No. Le ricerche di mercato ci dicono che vengono da noi verso i 25-30 anni. Ma è giusto così, è il loro tempo: hanno le loro piattaforme, seguono gli youtuber e gli influencer».
Radio Dimensione Suono ha aperto Rds Next, una digital radio con app fatta solo da webstar e influencer. Può essere la nuova rivoluzione come lo furono le radio libere?
«Peppino Impastato è stato ucciso perché parlava in una radio libera, se crei un'app vuoi fare soldi, il che va benissimo, ma non parlerei di rivoluzione. Una radio così però magari può servire da vivaio. I giovani vanno coltivati, devono capire cos'è il lavoro duro. Io ho iniziato facendo il garzone in un bar del centro a 13 anni, ho la terza media, non me ne vergogno. Di questi fenomeni da baraccone che vengono dai social e dai reality non se ne può più».
A chi si riferisce?
«Basta guardarsi in giro. Nei locali la gente va a vedere Gianluca Vacchi, quello dei balletti su Instagram, che mette i dischi. Lo stesso nella moda: non c'è un'idea nuova. Philipp Plein e le sue magliette con i teschi. Tutti che rubano dal rock. Valentino non l'avrebbe mai fatto, Versace neppure. I pagliacci devono stare al circo e lasciare lavorare i professionisti».
Qual è il futuro della radio allora?
«La Dab, la radio digitale è una realtà. Ma comunque la radio è un osso duro, è difficile da far morire. È una delle poche cose che hai gratis e in un secondo. La accendi e via. In più oggi con il whatsapp in diretta, scrivi e subito ti rispondono. La tv invece è lenta e totalmente chiusa, anche quella generalista. Non parliamo del Festival di Sanremo, poi».
Parliamone invece.
«Sui giornali ho letto di budget di 200-300 milioni. Con tutto il rispetto, io con quella cifra faccio riunire i Pink Floyd, altro che Ricchi e Poveri».
Lorenzo Suraci, fondatore e guida di Rtl 102.5, nel 2016 ha creato una radio rock come Radiofreccia ispirandosi alla sua: le ha tolto pubblico?
«Suraci mi chiamò per dirmelo, scherzando: Ti vengo contro. Per ora i loro ascolti sono meno della metà dei nostri».
Come nacque Virgin Radio?
«Era il 2007, il mio gruppo (Finelco, il precedente proprietario di Virgin, ndr) aveva comprato le frequenze di PlayRadio. Alberto Hazan, il capo, mi chiese cosa farne. Io gli dissi di creare una radio rock, gli piacque l'idea e per poco non svenni. Era il mio sogno. Andò da Richard Branson della Virgin e si misero d'accordo sul marchio».
Lei ha conosciuto tutti i grandi del rock. L'incontro che l'ha emozionata di più?
«Il Boss è un gigante, ma David Bowie è il mio mito. Venne da me in radio, tremavo, non avevo il coraggio di stringergli la mano. Una volta, negli Anni Ottanta, stavo organizzando all'Hollywood la festa di compleanno di Ronnie Wood dei Rolling Stones, che mi chiamò per dirmi: Ringo questa sera serve un po' di sicurezza in più al nostro tavolo, arriva David. Era Bowie, che quella sera planò da Londra direttamente nel mio locale».
Altri momenti da ricordare?
«La festa di compleanno di Prince organizzata da Gianni Versace. Mi chiamava trenta volte al giorno per raccomandarsi: nessuno doveva vestirsi di viola, Prince non voleva. E poi quella di Bono: era il 1987, gli U2 rientravano da un tour mondiale grandioso, quello di The Joshua Tree, ma lui era fuori dall'Hollywood a fare la coda come tutti. Mi ricordo di Bruce Willis che corteggiava Aida Yespica, e poi tante modelle americane. Quelle sì che erano divertenti».
Si sarà divertito anche lei.
«Faccio il dj da quando ho 13 anni, e ho cominciato a fare sesso a quell'età. Dall'alto della console vedi tutto, i movimenti, le occhiate. E se una donna ha voglia di divertirsi senza troppi problemi, il dj è una certezza».
L'amicizia con Pier Silvio Berlusconi come è nata?
«All'Hollywood, negli Anni Ottanta e Novanta. Di giorno andavo a casa sua a giocare a calcio e a tennis. Ogni tanto dovevamo interromperci perché arrivava suo padre con l'elicottero e qualche politico. Poi quando ha comprato il nostro gruppo, ci siamo visti, ci siamo abbracciati e mi ha detto: Ti saresti mai immaginato che sarei diventato il tuo boss?. No, risposi. Ma meglio tu di altri».

 

Ultimo aggiornamento: 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA