Napoli, 5Stelle rintanati nel web
e ormai orfani del leader

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Antonio Menna
Bar, ristoranti, circoli culturali. Per decidere dove incontrarsi, i militanti del Movimento Cinque stelle di Napoli lanciano ogni volta un sondaggio sul forum del loro MeetUp, che si intitola Amici di Beppe Grillo di Napoli e conta poco meno di 5mila iscritti. Ognuno lancia la sua ipotesi, una proposta di data e luogo, sulla base di impegni di lavoro e di raggiungibilità. Uno vale uno, nel senso che il deputato che sta a Roma tre giorni, propone il week end, mentre l'autoferrotranviere che di sabato lavora, propone il lunedì. Poi vengono sottoposte al voto e si sceglie. La prossima riunione è per il 18 gennaio, la sede sarà La stanza del gusto di Via Costantinopoli, un ristorante. Altre volte si sono visti in un locale in Via Monteoliveto. Di recente, un attivista aveva proposto il Circolo Ilva di Bagnoli. Ma è stato stoppato: quello è il regno di De Luca. Allora no, non si mette nemmeno ai voti. Comincia ogni volta così, il tentativo dei grillini napoletani di uscire dal web che è il loro vero quartier generale e provare a vedersi in carne e ossa, a guardarsi in faccia. Il primo partito a Napoli (e in Italia) con percentuali (Camera, 2018) che hanno superato il 50%; il partito che ha eletto 60 parlamentari in Campania, sugli 89 seggi disponibili, non ha una sede fisica. I militanti si incontrano nei bar.

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SPARITI
Può sembrare un paradosso ma è parte integrante dell'identità di un movimento che, pur vivendo ormai nelle stanze del potere, vuole sentire a tutti i costi il sapore delle origini. La Napoli che vogliamo, è il titolo del ciclo di incontri che stanno facendo gli attivisti. Quello di sabato prossimo è il quarto. I verbali precisi e puntigliosi sono appoggiati in un forum, un po' nascosti, bisogna smanettare per raggiungerli. Dentro si legge tutto il disagio e il tormento di una fase inedita. Sono le voci di dentro. «Ci stiamo preparando per le regionali? chiede Lelio De Luisa - Perché siamo spariti dal territorio, e mi riferisco in particolar modo al Vomero, quartiere nel quale vivo. Cosa possiamo fare in vista delle regionali? Ci possiamo rimboccare le maniche? Il tempo passa, dobbiamo urgentemente e necessariamente tornare sui territori a parlare con le persone». «Mi chiedo se per la Regione sia stato già scelto il candidato accusa Dario Carotenuto -. Senza nulla togliere a Valeria Ciarambino, come mai sta andando sempre lei in televisione? È stata scelta lei come candidato? E se non è stata scelta perché va lei in tv e non uno dei parlamentari che hanno conoscenza di quegli argomenti?». «Cosa vogliamo fare con le prossime elezioni su Napoli? si domanda Cristina Strada - È complicato reperire notizie certe, è difficile orientarsi tra sito, pagine fb, chat». È una grande seduta di autocoscienza, il MeetUp. Serpeggia un borbottio stanco, una stanchezza latente. Per grande parte sono militanti storici: si riunivano come carbonari quando non ci credeva nessuno. Qualcuno di loro ha raggiunto un seggio ma in tanti si sono visti superare da persone che neppure conoscono, e verso i quali non sempre si legge grande fiducia. Sono i due tempi di un Movimento che è nato come un sogno e rischia, per alcuni, di diventare un incubo.

LEADER
«Stiamo lavorando bene? si spazientisce a un certo punto, Leopoldo Catalano - No. Dobbiamo creare noi il futuro. Io mi candido a sindaco di Napoli». Accade sempre più di frequente. Si alza qualcuno e dice che ci vuole provare. È successo in modo quasi frenetico poco prima delle elezioni europee scorse. Mi candido! Tutti volevano correre. Si capisce anche perché. Se può lui, posso io. Se quello fa il ministro, io posso fare il sindaco. L'uno vale uno diventa paradigma ma rischia di produrre il caos. Dov'è un leader? Dov'è una guida? A Napoli si chiamerebbe Roberto Fico. Ma anche lui ha smesso di calamitare attenzione e fiducia. Quel Fico che nel 2010 lancia la sfida come governatore della Campania e raccoglie poco più del 2%; quel Fico che l'anno dopo si candida a sindaco e scende all'1,76%. Quello stesso Fico che poi, improvvisamente, con l'esplosione del Movimento diventa leader nazionale e poi addirittura presidente della Camera, oggi nelle assemblee non viene quasi nominato. È un'ombra lontana, parla quasi dal passato. Mentre qui si cercano punti di riferimento prossimi, o anche solo una strada da seguire. «Siamo sempre arrabbiati e ci guardiamo in cagnesco. Ne vale la pena? insiste Dario Carotenuto durante un incontro - Tanto decidono tutto dall'alto! Abbiamo fatto poche riunioni, siamo stati all'altezza delle aspettative?».

LE DECISIONI
E via così, in queste riunioni dove emergono anche idee, progetti, e si manifesta uno spirito originario di vocazione civile: voglio dare una mano, voglio esserci. Ma il gruppo ormai chiude gli occhi e finge di non sapere che esistono due livelli: quelli che discutono e quelli che decidono. Tra quelli che decidono, sono appena comparse nuove figure: i facilitatori. Di Maio lo ha chiamato il team del futuro. Sei facilitatori per l'organizzazione, dodici per seguire altrettanti temi. Una sorta di segreteria nazionale. Due i napoletani arruolati: Valeria Ciarambino e Vincenzo Presutto. Anche in questo caso, cooptazione pura. Ciarambino è fedelissima del Ministro degli Esteri, Presutto del Presidente della Camera. La prima si occuperà di sanità, il secondo di economia. È il piccolo potere di un grande movimento, che ha chiesto i numeri per la rivoluzione, ha preso percentuali mai viste prima, e sta ancora cercando di capire cosa farne. Ultimo aggiornamento: 13:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA