Rom, il piano di Alfano: «Abbatteremo i campi»

Giovedì 18 Giugno 2015
Rom, il piano di Alfano: «Abbatteremo i campi»

Alessandra Chello
Muri che spuntano come funghi. Barriere a prova di migrante. Il risiko antistraniero è servito. L'Europa del cambiamento e della globalizzazione è in preda a una sindrome da regressione. Rispolvera cancelli, cortine d'acciaio e catenacci. Sotto gli occhi di una sempre più distratta e algida Bruxelles che non riesce a far altro che sibilare date e rimandare le decisioni.
L'Italia, travolta in pieno dallo tsunami dei disperati, corre ai ripari. Cerca di salvare il salvabile. E fa da sè. Ieri un cinguettio sulla Rete ha lanciato la carica: «Smantelleremo i campi rom» promette il ministro Alfano al termine dell'incontro con i presidenti delle Regioni e l'Anci. E già gli animi si surriscaldano. Qualcuno giura di vedere spuntare all'orizzonte le salviniane ruspe. Ma resta deluso. Sì perché pochi minuti dopo un altro tweet fornisce le istruzioni per l'uso: «Accordo con i sindaci sui campi rom. Andiamo avanti#lagiustadirezione» chiarisce il numero uno del Viminale.
Insomma, il governo ci metterà le mani. E la faccia. Varando un piano finanziario apposta per l'emergenza. Non solo. Ci sarà un hub - vale a dire un centro di prima accoglienza - in ogni regione, deroghe al patto di stabilità per i Comuni che accolgono migranti, rafforzamento dello Sprar, il sistema di accoglienza per richiedenti asilo, accelerazione delle procedure di valutazione dell'asilo, riequilibrio delle presenze degli stranieri ospitati su tutto il territorio nazionale (78mila). Su quest'ultimo punto, c'è stata una spaccatura durante il faccia a faccia di ieri. I governatori di Veneto e Liguria (era assente Maroni che però è sulla stessa posizione e che ha mandato al suo posto l'assessore all'immigrazione Bordonali) hanno detto chiaro e tondo: scordatevi nuovi sbarchi, non accoglieremo più nessuno. Il piano di ridistribuzione comunque proseguirà. Nei prossimi giorni previsto un incontro di Regioni e Anci con Renzi, prima del vertice europeo del 25 e 26 giugno.
I numeri però danno molto bene l'idea dello squilibrio nella dislocazione delle persone sbarcate: 170mila nel 2014 e 58.659 a oggi nel 2015. Secondo il piano concordato in un'analoga riunione del mese scorso, la Lombardia è in debito di 2.216 migranti: ne ospita 6.745 invece degli 8.861 previsti sulla base di dimensioni, numero di abitanti e Pil). Il Veneto è sotto di 1.929 (ne ha 3.072 rispetto ai 5.002 previsti). È invece in credito di 3.432 presenze il Lazio: ne ha 8.482 invece dei 5.050 previsti.
Man mano che arriveranno nuovi stranieri, dunque, saranno allertate le prefetture delle regioni in debito, risparmiando quelle in credito, in primis la Sicilia che ospita il 19% del totale dei migranti. Ma il governatore veneto Zaia non ci sta: «Ho ribadito ad Alfano il nostro no: abbiamo già dato e non siamo disponibili ad averne di più». Mentre il collega ligure, Toti, chiede al governo «di spiegare ai cittadini come intende bloccare gli sbarchi prima di mandare altre persone nei nostri territori». Critico il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino. «Le Regioni, sottolinea, sono pronte ad attuare il piano di accoglienza concordato con il Viminale e la posizione contraria di alcuni governatori è soltanto politica». Alfano e l'Anci sono arrivati ad un accordo sullo smantellamento dei campi rom. «Ma, precisa il presidente dell'Anci, Piero Fassino, superarli significa avere soluzioni più civili. Ecco perché il governo creerà un fondo apposito sulla base del quale Comuni e Prefetture faranno gli interventi». Come dire: niente più alibi. Se la promessa dei fondi sarà mantenuta, toccherà a ciascun amministratore locale rimboccarsi le maniche.
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