Quelle zone d'ombra dietro le sbarre

Mercoledì 20 Giugno 2018
Quelle zone d'ombra dietro le sbarre

IL CASO
VENEZIA Il carcere è da sempre un luogo difficile, ma negli ultimi anni anche a Venezia la situazione si è fatta più pesante, colpa del cronico sovraffollamento, della presenza di un numero crescente di detenuti stranieri, della carenza di personale di sorveglianza. Tante difficoltà che rischiano di mettere in ombra i molti progetti all'avanguardia, come quelli sperimentati con risultati positivi alla Giudecca, penitenziario modello, aperto, che offre opportunità di lavoro e dunque di futuro reinserimento; che cerca di applicare i dettati costituzionali, secondo i quali il carcere deve essere luogo di recupero. Anche perché le statistiche del Dap dimostrano che gran parte dei detenuti a cui viene offerta un'opportunità, quando escono dal carcere non delinquono più.
PROGETTI DI RECUPERO
È per questo che fanno ancora più male le notizie negative, l'ultima delle quali relativa ad un medico in servizio all'interno dell'istituto di pena della Giudecca che ha patteggiato per il reato di violenza sessuale ai danni di una detenuta. Medico che, stando alle indagini, avrebbe intrattenuto una relazione (consenziente) con un'altra donna reclusa. Fatti datati (risalgono al 2011), ma che fanno pensare. E ancora, la notizia di Manuela Cacco, condannata per l'omicidio di Isabella Noventa, presa a schiaffi dalle compagne di cella, alla Giudecca, per tensioni legate alla difficile convivenza dietro alle sbarre.
Molto ha fatto discutere il caso di Maria Teresa Trovato Mazza, Sissi,la giovane agente penitenziario trovata nel 2016 in un ascensore dell'ospedale civile con la testa devastata da un colpo di pistola. La Procura ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta ritenendo che si tratti di un tentativo di suicidio, in quanto non sono emersi elementi che facciano pensare ad una diversa ipotesi. Ma i familiari della ragazza non si rassegnano e hanno annunciato che insisteranno per la riapertura delle indagini.
Lo scorso marzo è stato il penitenziario maschile di Santa Maria Maggiore a finire alla ribalta, dopo l'indagine che ha portato alla scoperta di un canale di approvvigionamento della droga dietro alle sbarre: lo stupefacente arrivava nascosto nei pannolini dei bambini portati in visita dai papà reclusi. E assieme alla droga entravano anche telefonini. Qualche anno fa aveva fatto scalpore il processo per la cosiddetta cella delle punizioni, utilizzata per rinchiudere i detenuti più difficili e, sempre attuali sono le proteste dei detenuti per le condizioni delle celle, per gli spazi troppo ristretti. Una battaglia condotta da anni dalle Camere penali per ottenere una maggiore attenzione per i carcerati.
IL DIBATTITO
Sul tema del carcere è in programma un incontro venerdì, a Palazzo labia, sede della Rai del Veneto, con inizio alle 9.30, dal titolo La Speranza Oltre le sbarre, organizzato dal Sindacato giornalisti Veneto su iniziativa del gruppo regionale Ucsi. Relatori la giornalista Angela Trentini, entrata nel super carcere di Sulmona per dare voce ai detenuti ostativi, Maurizio Gronchi, teologo sensibile alle questioni sociali, Filippo Lucci, presidente nazionale dei Corecom italiani, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, Otello Lupacchini, procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro. Modera Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi. (gla)
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