Focolai a Treviso e Jesolo. Danni alle imprese: «Picco di disdette per il caos contagi»

Sabato 8 Agosto 2020 di Mattia Zanardo
Focolaio a Treviso. Danni alle imprese: «Picco di disdette per il caos contagi»

TREVISO «I fatti di Jesolo e di Treviso ci fanno tornare indietro e ci fanno preoccupare». Il messaggio di Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso e Belluno e numero uno di Unioncamere Veneto, è chiaro: la scoperta di focolai di Covid all'interno delle strutture che nei due comuni ospitano migranti, il centro della Croce Rossa sul litorale e la ex caserma Serena nella Marca, con il conseguente corollario di proteste e tafferugli, sono episodi che fanno paura per le conseguenze che si stanno tirando dietro. Il ragionamento del rappresentante del mondo economico nostrano è altrettanto chiaro: queste vicende rischiano di provocare un ulteriore contraccolpo, a livello di immagine, sul turismo e su diversi altri settori produttivi alle prese con una difficile ripartenza.

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LE ACCUSE
Per questo il massimo rappresentante dell'ente camerale chiama in causa innanzitutto la gestione statale dei due complessi dove sono alloggiati i richiedenti asilo, rimbalzati sulle cronache nazionali e internazionali. Ed durissimo: «Noi abbiamo fatto i bravi, siamo restati chiusi in casa per mesi e chi è uscito è stato rincorso con i quad, le gazzelle e gli elicotteri sottolinea con una punta di sarcasmo - però non si riescono a monitorare le poche caserme trasformate in centri di accoglienza. Forse potremmo fare una colletta per dare al governo gli strumenti per controllare». Non a caso, Pozza ha affrontato l'argomento in occasione della presentazione dei dati dell'Osservatorio turistico regionale federato sull'impatto dell'emergenza Covid su uno dei comparti cardine dell'economia veneta, avvenuta ieri mattina proprio nella sede di piazza Borsa. La recrudescenza dei contagi non scoraggia solo potenziali clienti di alberghi, ristoranti e altre attività dell'accoglienza, «infatti si susseguono le disdette». Ma rischia di propagare effetti sull'intero clima imprenditoriale.

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SERVONO CERTEZZE
«L'impresa ha prima di tutto bisogno di certezze conferma il presidente della Cciaa trevigian-dolomitica - Abbiamo un'eccellenza sanitaria, accanto a questa ci deve essere il controllo del territorio. Non possiamo permetterci casi come quelli di Jesolo o di Treviso, altrimenti buttiamo via la reputazione conquistata nel tempo e gli sforzi che stiamo facendo. È incomprensibile, dal punto di vista di un imprenditore che lo Stato non garantisca questa sicurezza».

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A FIANCO DEL SINDACO
E allora Pozza non può che schierarsi a fianco del sindaco di Treviso, Mario Conte, e della sua volontà di chiedere i danni al governo per l'immagine del territorio intaccata dalla situazione dell'ex Serena. «Firmo, controfirmo e sottoscrivo - ribadisce - tra l'altro il sindaco non fa altro che esprimere il sentimento dei cittadini. Io mi faccio interprete del sentimento del mondo dell'impresa». Peraltro, secondo il presidente camerale «i focolai non arrivano dal mondo imprenditoriale, ma da ambienti esterni e mi auguro che lo Stato si comporti allo stesso modo dei responsabili delle aziende sotto il profilo della sicurezza». A maggior ragione in vista della delicata fase prossima ventura. «I prossimi saranno mesi di speranza e di voglia da parte degli imprenditori di essere protagonisti dell'economia veneta e italiana. Ma questa voglia non basta, sono necessarie certezze, azioni chiare: sostegno all'innovazione, al credito, infrastrutture. Quindi a Roma devono decidere quanto prima come destinare le risorse del Recovery Fund e terminare lo stato di emergenza. Se continua non è un buon segnale per gli operatori economici sia italiani che esteri. In un paese in stato di emergenza nessuno viene in vacanza, né a investire. Sia chiaro: precedenza alla tutela della salute, però mi pare che ce la siamo cavata bene, dunque è ora di guardare avanti».

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Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 10:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA