Pietre sui veicoli materassi e rifiuti in fiamme, esplode la rivolta dei profughi

Martedì 4 Agosto 2020
IL CASO
UDINE Materassi incendiati, rifiuti dati alle fiamme, alcuni lanci di pietre. Una mattinata incandescente quella vissuta ieri all'ex Caserma Cavarzerani di Udine con la protesta inscenata da un gruppo di richiedenti asilo, contrari alla proroga dell'ordinanza di zona rossa per altri 14 giorni. Grazie al pronto intervento delle forze dell'ordine, dei Vigili del Fuoco e all'attività di mediazione condotta dai dirigenti della Questura friulana, l'emergenza col passare delle ore è rientrata. Non si sa però ancora per quanto.
I PRIMI INTERVENTI
Erano le 9 quando dall'interno della struttura di via Cividale si sono viste le prime colonne di fumo alzarsi in cielo, con cori e urla lanciati dagli ospiti che hanno richiamato subito l'attenzione del personale della cooperativa che gestisce l'accoglienza di oltre 500 migranti e degli agenti di turno all'esterno. Pakistani e afghani si sono ammassati sulle recinzioni, hanno appiccato il fuoco ad alcuni materassi e ai rifiuti, sono partiti alcuni sassi contro i mezzi della protezione civile. Immediato l'arrivo sul posto dei Vigili del Fuoco del comando provinciale e dei rinforzi di Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri con il capo della Divisione di polizia amministrativa Giovanni Belmonte a dirigere il cordone di sicurezza all'ingresso della caserma. Attimi concitati, la tensione che cresce di minuto in minuto, le fiamme sono state domate mentre è partita l'azione di ascolto e mediazione. Nella confusione generale cinque migranti sarebbero scappati. Col passare delle ore sono giunti altri rinforzi con la Polizia Locale e i suoi uomini, seguiti dal comandante Dal Longo e dall'assessore alla sicurezza del Comune di Udine Alessandro Ciani, a loro volta seguiti dal vicegovernatore Riccardo Riccardi e dall'assessore regionale Roberti. «Lo ribadisco ancora una volta ha detto Riccardi qui siamo di fronte a un problema di sorveglianza sanitaria, che viene prima di qualsiasi ragionamento sull'accoglienza. C'è il tema delle quarantene obbligatorie: prima dei 14 giorni di isolamento nessuno, anche se risultato positivo al primo test, può andarsene in giro liberamente».
IN PREFETTURA
Parallelamente alla rivolta, negli uffici della Prefettura di via Piave era in corso la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato dal prefetto Angelo Ciuni, al quale ha partecipato anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini. All'ordine del giorno proprio la proroga della zona rossa per la struttura, alla luce del terzo caso di positività registrato nella giornata di domenica da parte di un richiedente asilo. Ordinanza che poi è stata firmata nel primo pomeriggio dallo stesso sindaco per una proroga di altri 14 giorni. Ma si è discusso anche della necessità di reperire nuovi spazi per l'accoglienza visto l'esaurimento dei posti disponibili tra la Cavarzerani, l'ex seminario di Castellerio, la foresteria del castello di Tricesimo e l'ex caserma Meloni di Tarvisio.
NUOVI RINTRACCI
Tra l'altro durante la notte e all'alba ci sono stati più di cento rintracci nell'intero Friuli Venezia Giulia. A Trieste la Polizia di frontiera ha riscontrato la presenza di una cinquantina di migranti - tra i quali numerosi minorenni - nella zona di San Dorligo della Valle, al confine con la Slovenia. In Friuli, invece i rintracci sono stati una quarantina: circa trenta - cingalesi e pakistani - quelli fermati dai carabinieri della compagnia di Cividale a San Pietro al Natisone, tra cui anche alcuni minorenni; una quindicina invece quelli segnalati da alcuni cittadini a Buttrio a poca distanza dalla strada regionale 56, prontamente fermati e identificati dai carabinieri della compagnia di Palmanova. Nella nottata precedente, i militari dell'Arma di San Giovanni al Natisone, avevano fermato altre 10 persone, tra cui alcuni minori afgani e pakistani, che sono stati condotti al Civiform e al centro di accoglienza di Santa Maria La Longa. Una volta identificati e sottoposti a tampone tutti i migranti dovranno svolgere la quarantena fiduciaria e resta l'incognita in merito alle strutture a cui saranno destinati visto che quelle adibite sono al completo.
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