Sacche infette in ospedale e tre morti, attesa la sentenza da dieci anni

Mercoledì 20 Gennaio 2021
Sacche infette in ospedale e tre morti, attesa la sentenza da dieci anni

IL CASO
Dopo dieci anni, è attesa per marzo la sentenza nel processo con rito abbreviato per le quattro persone finite nel mirino della procura per la morte di tre pazienti, dovuta alle sacche di nutrizione parenterale risultate infette per un batterio killer. Un batterio molto aggressivo che nel 2011 uccise due donne e un uomo in meno di dieci giorni per setticemia e che creò problemi di salute a quasi altri venti ricoverati nell'ospedale Santa Maria della misericordia.
Il giudice Lidia Brutti, infatti, ha stabilito ieri dopo l'ennesimo rinvio degli ultimi anni che si tornerà definitivamente in aula il prossimo 16 marzo per la discussione e la decisione su un caso che all'epoca creò scalpore e molta apprensione. Omicidio colposo e omissione di atti d'ufficio le accuse mosse a vario titolo, insieme alla mancanza di controlli, dal pubblico ministero Paolo Abbritti a due microbiologhe e due farmaciste, considerate responsabili della presenza del batterio e di cui viene chiesta la condanna anche dalle parti civili (assistite, tra gli altri, dall'avvocato Giancarlo Viti), dopo lo scoppio del caso nell'agosto 2011 al Santa Maria della misericordia e su cui indagarono i carabinieri del Nas. Sulla decisione peserà certamente anche la perizia firmata dai quattro esperti del collegio peritale incaricati dal giudice Brutti che, ormai nel 2017, ha spiegato come non ci sarebbero stati gravi ritardi nel dare l'allarme della presenza del batterio killer, scoperta dalle analisi ai pazienti, mentre evidenti sembrano essere sempre secondo gli esperti - le responsabilità nel confezionamento delle sacche ospedaliere.
Potrebbe quindi essere separata la posizione delle due microbiologhe vista la mancanza di ritardi nel comunicare la presenza del batterio - difese dagli avvocati Marco Brusco, Lino Ciaccio e Simone Marchetti. Diversa invece la posizione per le altre due indagate, le farmaciste difese dagli avvocati Francesco Falcinelli e Michele Gamboni. La perizia, come detto, ha stabilito che il contagio delle sacche è avvenuto durante il confezionamento: da accertare se vi sia stata o meno una loro responsabilità durante quell'operazione. Ipotesi ovviamente negata con forza dalle difese, che da anni ribadiscono la correttezza dell'operato delle loro assistite. Di certo, dopo quelle morti per setticemia e i problemi per gli altri pazienti, l'Azienda ospedaliera ha deciso e disposto che le sacche per la nutrizione parenterale non si preparino più in ospedale: da tempo ormai si acquistano da ditte specializzate.
Egle Priolo

© RIPRODUZIONE RISERVATA