Basta Labrador: Macron
all'Eliseo si porta Figaro

(Macron e Figaro: foto Aduc)
di Alessandra Chello

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Labrador. Labrador. E ancora Labrador. I cani di questa razza sono stati il chiodo fisso di tutti gli inquilini dell'Eliseo. Samba e Candy - come racconta l'Aduc - erano infatti i due amatissimi pet di Giscard d’Estaing che aveva anche un Weimaraner, Jogurtha.

Dopo un po', col cambio della guardia dei presidenti, è toccato a Baltique il labrador nero di Mitterand. Ma poi ecco la sterzata. Il Labrador lascia la cuccia presidenziale. E con l'insediamento di Chirac, un piccolino bianco varca la soglia del Palazzo: un maltese di nome Sumo.

Giro di poltrone e di presidenti. Ma i gusti cinofili non cambiano. Rispunta il gettonatissimo labrador: Clara, con il suo umano Sarkozy.
A proposito. Anche Hollande adora i Labrador.  Tanto che la sua Philae diventa anche mamma di 10 cuccioli durante il mandato presidenziale.

Adesso con il giovane Macron la musica canina cambia. Le preferenze pure. Addio Labrador. Debutta un molossoide all'Eliseo. Benvenuto al Dogo argentino dal nome un po' scontato: Figaro.

Insomma, i presidenti francesi amano tutti i quattrozampe. Meglio se cani. E non se ne separano mai. Proprio come i colleghi americani. Fino a Mr. Donald.  Sì perché, dopo ben 130 anni di presidenti amanti di cani e gatti, la tradizione canina alla Casa Bianca si interrompe bruscamente. Niente pet in casa Trump. Questione di gusti. Quel che viene da chiedersi invece è - con buona pace di tutte le code di razza - a quando anche un meticcio nei palazzi del potere?
Giovedì 11 Maggio 2017, 13:16 - Ultimo aggiornamento: 11-05-2017 16:59
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