«Farmaci e pesticidi nelle piume di gabbiani e beccapesci»

Lunedì 21 Febbraio 2022
«Farmaci e pesticidi nelle piume di gabbiani e beccapesci»

La diffusione in ambiente di farmaci e pesticidi ha raggiunto livelli tali da determinarne la presenza anche negli uccelli marini. Lo rivela una ricerca condotta da Marco Picone, ricercatore dell'Università Cà Foscari di Venezia, su due specie che nidificano nella Laguna di Venezia, la sterna 'beccapesci' e il gabbiano corallino. Come predatori apicali nella rete trofica acquatica, sono 'sentinelle' del loro habitat e forniscono indicazioni indirette sulla presenza dei farmaci nei tessuti delle loro prede e nell'ambiente.

L'analisi sulle piume prelevate dai pulli di questi uccelli marini non ha lasciato spazio a dubbi: l'87% dei 47 campioni analizzati conteneva il principio attivo diclofenac, un antinfiammatorio non-steroideo, ma sono stati rilevati anche ibuprofene, nimesulide, naprossene e gli antidepressivi citalopram, fluvoxamina e sertralina. Inoltre, il 91% dei campioni contenevano tracce quantificabili di neonicotinoidi, una classe di pesticidi chimicamente simili alla nicotina. Finora si ritenevano esposti ai neonicotinoidi solo gli uccelli che si nutrono di semi e nettare, ed indirettamente i rapaci. Questo studio dimostra come nella catena della contaminazione possano finire anche specie apparentemente più lontane dal contesto agricolo.

La presenza di questi contaminanti nelle piume non è necessariamente indicativa di effetti tossici nei soggetti analizzati. Al momento si può escludere che l'esposizione attuale ai farmaci e ai neonicotinoidi cui sono soggetti gli uccelli possa determinare effetti acuti sui pulli, visto che non sono state rilevati comportamenti anomali o mortalità abnorme nelle colonie. Le conseguenze a lungo termine sulla salute di beccapesci e gabbiani, dunque, non sono ancora chiare e richiederanno ulteriori studi. Tuttavia, i ricercatori concordano nel ritenere i neonicotinoidi potenzialmente dannosi per la salute riproduttiva degli uccelli. «Le sostanze tossiche potrebbero indurre un ritardo nella migrazione - spiega Picone -, che a sua volta può indurre gli esemplari a fermarsi in luoghi non ottimali per la selezione dei partner e a ritardi nella nidificazione. Effetti a catena che possono mettere in pericolo specie già vulnerabili».

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