Pinna Nobilis, il mollusco bivalve sempre più a rischio, l’allarme da Punta Campanella

Mercoledì 2 Dicembre 2020
Ambiete

 La Nacchera di mare, il più grande mollusco bivalve del Mediterrano, è attaccato da microbatteri e parassiti. Nel 2016 in Spagna partì l’epidemia che si è diffusa in tutto il Mare Nostrum. Nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella trovati solo esemplari morti. Dall’Iucn un piano per salvarle. Non ne hanno trovata neanche una viva. Le Pinne nobilis, meglio conosciute come Nacchere di mare, stanno morendo tutte. È l’allarme lanciato dall’Area Marina Protetta di Punta Campanella che, nelle scorse settimane, ha monitorato 5 siti di immersione nel Parco. Le nacchere trovate erano tutte morte. Il 100% di mortalità. Due anni fa, sempre a Punta Campanella, negli stessi siti di immersione,  il 92% fu trovato morto ma almeno ne furono rinvenute diverse ancora vive, circa l’8%. Un’inesorabile e, sembra, inevitabile scomparsa. Da anni questo mollusco bivalve, endemico del mediterraneo, è sotto attacco. Microbatteri e un parassita stanno decimando le popolazioni. L’epidemia è scoppiata nel 2016 in Spagna e da lì si è propagata sino al Mediterraneo orientale. Gli studi hanno evidenziato diversi agenti eziologici presenti nei tessuti del bivalve: un protozoo di nuova identificazione (Haplosporidium pinnae), un batterio della famiglia dei Mycobacteria, un batterio della famiglia dei Vibrioni, una specie di Dinoflagellato del genere Perkinsus. Le due ultime indagini scientifiche, pubblicate nei mesi di aprile e ottobre 2020, dimostrano la presenza concomitante dei patogeni elencati negli individui moribondi (così come in alcuni degli esemplari vivi), giungendo alla conclusione che il fenomeno è lungi dall’essere correttamente interpretato. Soltanto alcune aree, sembrano, ad ora immuni. Si tratta delle zone lagunari e in particolari aree marine isolate e poco connesse con il mare aperto. La speranza di salvarle è proprio nella resistenza di questi esemplari. L’Iucn (Unione Internazionale per la.Conservazione della Natura) ha messo in campo l’Action Plan for Pinna, una serie di azioni coordinate per cercare di evitare l’estinzione della specie. Tra cui l’ installazione di collettori larvali – borse ricoperte di corde di nylon e mantenute a galla da una boa e una corda – in grado di intercettare le larve del mollusco, in modo da offrire un buon sito dove crescere, in attesa di trasferirle in ambiente naturale appena raggiungono una lunghezza idonea. Contemporaneamente, si moltiplicano le iniziative e i network che lavorano per studiare il fenomeno e mappare lo stato delle popolazioni nel Mediterraneo. Il monitoraggio nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, coordinato dallo staff subacqueo del Parco in collaborazione con i volontari stranieri del Project Mare, ha interessato alcuni siti rappresentativi e appositamente scelti per avere un campione statistico rilevante. Punti di immersione dislocati lungo tutta la costa, da quella sorrentina a quella amalfitana, da Marina della Lobra a Massa Lubrense, fin quasi a Positano. Lo studio ha interessato sia zone B che zone C del Parco, focalizzando l’attenzione soprattutto nei fondali ricchi di Posidonia oceanica, siti in cui è presente la Pinna Nobilis fissata a piccole rocce. A distanza di due anni dall’ultimo monitoraggio, i dati sono stati sconfortanti. Delle circa 70 Pinne Nobilis individuate, neanche un esemplare vivo. Tutte morte. Ed è probabile che molte altre morte non siano state trovate perché le correnti e la sedimentazione ne rendono difficile l’individuazione. La Pinna Nobilis è stata inserita nella lista delle specie protette della Convenzione di Barcellona e della Direttiva Habitat della Commissione Europea ed è oggetto di studio nel programma di monitoraggio della Strategia Marina come “specie meritevole di attenzione”. Già conosciuta in antichità, veniva usata per i suoi filamenti, chiamati Bisso, simili alla seta e quindi utilizzati per la tessitura di indumenti. Da anni il suo prelievo è vietato e sanzionato. Questo mollusco bivalve è molto importante per l’ecosistema. Le sue valve rappresentano un substrato duro e permanente che viene colonizzato da differenti specie e inoltre gioca un ruolo chiave nelle catene trofiche come preda o come “casa” per crostacei, con i quali instaura interessanti relazioni simbiotiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA