Squali e cavallucci marini nel Tamigi. La sorpresa dallo studio della Zoological Society di Londra

Giovedì 11 Novembre 2021 di Remo Sabatini
Uno squalo trovato nel Tamigi dagli studiosi (immag diffusa dalla Zoological Society of London)

Era il 1957 quando il Tamigi, l'iconico fiume che divide in due Londra fu dichiarato biologicamente morto. Le incredibili quantità di acque di scarico che confluivano nel fiume, lo avevano trasformato in una discarica che aveva cancellato pressoché ogni forma di vita. Poi, lentamente, nel corso degli anni e grazie alle nuove tecnologie dei sistemi di filtraggio, di acqua sotto i ponti ne sarebbe passata tanta, finalmente sempre più pulita. Portando, di fatto, quello che era un fiume moribondo a nuova vita. Così si arriva ai giorni nostri che, come documentato dal nuovo studio della prestigiosa Zoological Society of London, racconta un pullulare di vita nel fiume per certi versi sorprendente. Si perché oltre alle foche, ormai tornate da tempo, alle 90 specie di uccelli e alle oltre 110 specie di pesci, è stata documentata la presenza di cavallucci marini e di ben tre specie di squalo. Questi ultimi, già sotto la lente di ingrandimento della Zoological Society dal 2020, sono stati trovati nelle acque dell'estuario esterno del grande fiume.

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Il fiume come rifugio e area di caccia

I tre squali coinvolti nella scoperta sono la canesca (Galeorhinus galeus), lo spinarolo (Squalus acanthias) e il palombo stellato (Mustelus asteries). Tutte specie di piccolo/medie dimensioni che al massimo sfiorano i due metri e, meglio specificare, assolutamente non pericolose per l'uomo. Anzi, è l'estatto contrario. Le tre specie sono purtroppo molto apprezzate nelle cucine di tutto il mondo. Tanto che il loro numero è in declino pressoché ovunque. Cosa ci fanno gli squali nel fiume? Per quanto possa sembrare strano non è una novità. Diverse specie di squalo prediligono estuari e risalgono addirittura i fiumi per diversi chilometri in cerca di cibo o per dare alla luce i piccoli. Come nel caso dei palombi femmina che, già osservati anche in un fiume sudafricano qualche anni fa, si erano riunite proprio per questo motivo. Le acque basse di estuari e fiumi possono infatti dare riparo ai nuovi nati per le prime settimane di vita. 

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