Il ritorno della tigre della Tasmania: gli scienziati riporteranno in vita l'animale estinto

Il ritorno della tigre della Tasmania: gli scienziati riporteranno in vita l'animale estinto
Il ritorno della tigre della Tasmania: gli scienziati riporteranno in vita l'animale estinto
Lunedì 22 Agosto 2022, 11:48 - Ultimo agg. 24 Agosto, 10:11
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A quasi cento anni dalla sua estinzione, la tigre della Tasmania potrebbe vivere di nuovo. Il Thylacinus cynocephalus, noto anche come tilacino o tigre della Tasmania, era un predatore marsupiale diffuso in Australia, Nuova Guinea e nell’isola che ha dato a questo carnivoro il suo nome. L’ultimo esemplare morì di freddo per la noncuranza del custode dello zoo nel 1936, nel 1982 la specie è stata dichiarata estinta e anche se dal 2016 pare vi siano stati degli avvistamenti nella foresta, la tigre della Tasmania ufficialmente non esiste più. Molti scienziati di tutto il mondo hanno provato a clonarla, grazie al dna conservato dal 2002, e ora potrebbe arrivare la svolta: il Tigrr, Thylacine integrated genomic restoration research lab dell’Università di Melbourne, ha ottenuto una ricca donazione di 5 milioni di dollari dal Wilson family trust per ampliare il laboratorio di genetica e implementare il lavoro di ricerca per resuscitare l’animale mediante il sequenziamento del dna.

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Tigre della Tasmania, la genetica

L’ambizioso progetto, spiega un articolo della Cnn, sfrutterà i progressi della genetica. «Sosteniamo che prima di tutto dobbiamo proteggere la nostra biodiversità da ulteriori estinzioni, ma sfortunatamente non stiamo assistendo a un rallentamento nella perdita di specie», afferma Andrew Pask, docente all’Università di Melbourne e capo del Tigrr. «La tecnologia ci fornisce un grande aiuto e potrebbe essere applicata in circostanze eccezionali in cui le specie fondamentali sono andate perdute». La ricerca sul tilacino è nata da una collaborazione con Colossal Biosciences, fondato dall’imprenditore tecnologico Ben Lamm e dal genetista della Harvard Medical School George Church, impegnati in una sfida ancora più audace con un budget da 15 milioni di dollari: riportare in vita il mammut lanoso in una forma alterata. Delle dimensioni di un coyote, il tilacino è scomparso circa 2000 anni fa praticamente ovunque tranne che nell’isola australiana della Tasmania. Essendo l’unico predatore apicale marsupiale vissuto nei tempi moderni, ha svolto un ruolo chiave nel suo ecosistema, ma questo lo ha anche reso impopolare tra gli esseri umani. I coloni europei dell’isola nel 1800 incolpavano i tilacini per le perdite di bestiame (sebbene, nella maggior parte dei casi, i cani selvatici e la cattiva gestione dell’habitat umano fossero in realtà i colpevoli) e cacciarono le timide tigri della Tasmania semi-notturne fino al punto di estinzione.

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Il progetto

Il lavoro degli esperti per riportare in vita l’animale prevede diversi passaggi complicati, come l’editing genetico e la costruzione di uteri artificiali. In primo luogo, il team costruirà un genoma dettagliato dell’animale estinto e lo confronterà con quello del suo parente vivente più prossimo - un marsupiale carnivoro delle dimensioni di un topo chiamato dunnart dalla coda grassa - per identificare le differenze. «Prendiamo quindi cellule viventi dal nostro dunnart e modifichiamo il loro dna in ogni punto in cui differisce dal tilacino. Stiamo in sostanza progettando la nostra cellula dunnart per diventare una cellula di tigre della Tasmania», sottolinea Pask. Le cellule staminali e le tecniche riproduttive che riguardano i dunnart come surrogati «restituiranno quella cellula in un animale vivente: il nostro obiettivo finale è ripristinare in natura le specie che hanno svolto ruoli essenziali nell’ecosistema. La nostra speranza è rivedere di nuovo i tilacini nella boscaglia della Tasmania». Il dunnart dalla coda grassa è molto più piccolo di una tigre della Tasmania adulta, ma Pask spiega che tutti i marsupiali danno alla luce prole di dimensioni ridotte e dunque può fungere da madre surrogata per un animale adulto molto più grande come il tilacino, almeno nelle prime fasi. La reintroduzione dell’animale nel suo ambiente naturale deve avvenire con la massima cautela: «È necessario lo studio dell’animale e della sua interazione nell’ecosistema per molte stagioni e in vaste aree di terreno recintato prima di prendere in considerazione un completo rewilding», rimarca Pask.

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Ibrdi

Gli studi in atto potrebbero anche aiutare i marsupiali viventi, come il diavolo della Tasmania, a evitare il destino del tilacino mentre sono alle prese con l’intensificarsi degli incendi boschivi a causa della crisi climatica: biobanche conservano tessuti congelati di marsupiali viventi per proteggerli dall’estinzione. Il percorso è tutt’altro che semplice. Tom Gilbert, professore presso il Globe institute dell’Università di Copenaghen, assicura che ci sono limitazioni significative al recupero degli animali estinti. Ricreare l’intero genoma di un animale perduto dal dna contenuto nei vecchi scheletri di tilacino è estremamente impegnativo e quindi mancheranno alcune informazioni genetiche. Gli scienziati dunque non saranno in grado di ricreare esattamente il tilacino, ma finiranno per creare un animale ibrido, una forma alterata di tilacino. «È improbabile che otterremo l’intera sequenza del genoma della specie estinta, quindi non saremo mai in grado di ricreare completamente il genoma della forma perduta. Ci saranno sempre alcune parti che non possono essere modificate», precisa Gilbert. «Bisognerà scegliere quali modifiche apportare. E dunque il risultato sarà un ibrido». La Tigre della Tasmania ibrida geneticamente imperfetta potrebbe avere problemi di salute e difficoltà a sopravvivere senza aiuto umano. «È importante sottolinearlo - dice Gilbert - affinché le persone non siamo deluse o si sentano ingannate dalla scienza».

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