Toyger: metà gatto e metà tigre, è già un fenomeno mondiale

Thursday 28 May 2020 di Riccardo De Palo
Ecco il
I grandi felini selvatici hanno sempre ispirato poeti e artisti. William Blake elogiava la “paurosa simmetria” del manto della tigre; in “Vita di P”, romanzo di Yann Martel, diventato anche un film di successo, un naufrago si ritrova nella stessa scialuppa di salvataggio con una bestia feroce; Salvador Dalí si portava il suo ocelot negli alberghi di lusso che frequentava e basterebbe il successo della serie “Tiger King” su Netflix per capire l’eterno fascino che questi animali hanno da sempre su di noi. 

Quando è diventato impossibile possedere bestie del genere, a causa delle leggi (assolutamente legittime) che ne vietano il coommercio, gli allevatori di gatti hanno cominciato a creare specie sempre più simili a quelle selvatiche, almeno in apparenza, ma più proponibili nell’appartamento di una famiglia normale. Jean Mill, una ibridatrice di felini californiana, ha così creato negli anni Settanta il bengal, molto simile a un leopardo, ma ben più mansueto e di più modeste dimensioni, rispetto al suo cugino selvatico. 

Il bengal ha avuto un discreto successo anche da noi in Italia, ma non è l’unica specie del genere in circolazione. La figlia di Mill, Judy Sugden, oggi settantunenne, ha continuato la tradizione di famiglia - informa il New York Times - ed ha cercato di rinnovarla. «Sono laureata, ma non volevo fare l’architetto, desideravo essere il designer di magnifici gatti», ha detto l’allevatrice al giornale americano.

Nel 1980, Sugden ha sviluppato una nuova razza, che ricorda molto da vicino la tigre, ma molto più minuta, con il suo manto striato, la pancia e il muso bianchi, le orecchie piccole e rotonde. Il nome è venuto facilmente, toyger, che fonde la parola “giocattolo” e “tigre”, appunto. Vent’anni dopo la specie è stata riconosciuta dalla International Cat Association ed e figura oggi tra le razze “blasonate” in circolazione. Un toyger ha avuto l’onore di comparire sulla copertina di “Life”, e un nuovo fenomeno è nato.



Carole Baskin, fondatrice di Big Cat Rescue e tra i protagonisti di “Tiger King”, ha detto al New York Times che creare una specie del genere è un'azione“egoista”, e potrebbe mettere in ombra le campagne per la protezione degli animali selvatici, quello “veri”.

Ma intanto, il bengal è un fenomeno mondiale, con ventimila allevatori interessati alla riproduzione e alla vendita, e sessantamila esemplari in circolazione. Pochi ormai cercano un banale e pacioso persiano, mentre sempre più richiesti sono i gatti che assomigliano ai loro più selvatici, e feroci, cugini. Il toyger non ha nulla della tigre, se non lo stesso 96 per cento di Dna che accomuna il gatto domestico all’animale classificato come “panthera tigris”. Il bengal è un incrocio nato dal leopardo asiatico, che in realtà è una specie di gatto selvatico, e un felino di strada accuratamente selezionato. Il toyger deriva da un gatto del Kashmir e un Bengal, ed è il frutto di molte generazioni successive. Sul mercato arriva a costare poco meno di cinquemila euro. Quasi quanto una tigre vera. Ultimo aggiornamento: 21:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA