CORONAVIRUS

Zoo chiusi nel mondo, animali in depressione per l'assenza di visitatori: così gli etologi li consolano

Sabato 8 Agosto 2020 di Anna Guaita

NEW YORK -  In uno zoo del Tennessee, un pappagallino che ama cantare è deluso che non ci sia un pubblico che canta con lui, e si guarda intorno smarrito. Una coppia di scimmie in uno zoo in Russia è tanto triste per l’assenza degli umani da essere caduta in depressione. Rinoceronti e giraffe di un parco faunistico in Nuova Zelanda si aggirano continuamente nel luogo dove in genere si affollano le auto del pubblico. Per la solitudine, un mandrillo a Phoenix ha perso il sorriso e la sua allegria naturale.
 
I curatori degli zoo di tutto il mondo hanno notato già da varie settimane che i loro animali sentono la mancanza dei visitatori. E hanno cercato di tenersi in contatto per suggerirsi l’un l’altro che soluzione adottare per i diversi animali. La pandemia del covid-19 obbliga ancora molti parchi a restare chiusi, ma anche quelli che hanno riaperto possono solo ospitare un numero limitato di visitatori. E gli animali si sentono soli, talvolta sono chiaramente depressi.
 
Con stupore di molti curatori, è stato evidente ben presto che a parte pochi animali, come i leoni e le tigri che erano soddisfatti del silenzio e della solitudine, gli altri erano disorientati o addirittura scontenti. A soffrire di più sembra siano gli orsi, gli elefanti, le manguste, i meerkat, tutti gli animali semi-domestici come le caprette nane, i pappagalli e tutti i primati. Ma perfino i cammelli, noti per essere in genere alquanto distanti e vagamente sprezzanti, adesso sono dolci e miti quando gli attendenti vanno nei loro recinti per pulirli, cibarli e dar loro compagnia.

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I dipendenti degli zoo hanno visto stupiti, dopo l’inizio del lock down, che gli animali sembravano cercare qualcosa. A Los Angeles sia un orso bruno che un gruppo di cinghiali africani si sono messi a perlustrare i loro recinti, scrutando oltre le barriere con aria incuriosita. Il pappagallino del Tennessee ha regolarmente cominciato la sua canzone, ma si fermava a metà e si guardava intorno, in cerca del suo pubblico. Adesso ci vanno i dipendenti dello zoo a cantare con lei. In Russia, per curare le due scimmiette, i curatori hanno regalato loro una televisione perché possano vedere cartoni animati. E il mandrillo di Phoenix sta meglio da quando è allietato quotidianamente dalle visite dei curatori, che si seggono a «conversare» con lui. 

In Australia invece i meerkat si affollavano tutti insieme contro il vetro che delimita il loro recinto, smaniosamente e inutilmente concentrati a guardare a destra e a sinistra, in cerca delle folle che normalmente li seguono. Per loro è stato trovato un modo originale per farli divertire anche se non c’è un pubblico: lo zoo ha comprato un’automobilina rossa telecomandata che viene fatta correre nel recinto, per la gioia dei vivaci suricati che la inseguono o la spiano da lontano. In uno zoo della Cornovaglia hanno trovato qualcosa di simile per consolare i pinguini, molto intristiti dalla mancanza di esseri umani: un benefattore dello zoo ha regalato una macchina che produce bolle di sapone, e i piccoli pennuti le inseguono, finalmente pieni di vita. A Phoenix, i dipendenti dello zoo vanno a mangiare i loro pasti nei recinti degli elefanti e degli orangutanghi, e tengono compagnia a un particolare uccello molto socievole, uno storno di Bali, che sembra ami moltissimo i visitatori umani e cominciava a soffrire al punto che si toglieva le penne.
 
Al di là della solitudine degli animali, c’è poi il problema del loro disabituarsi ai visitatori. In Giappone, all’acquario di Tokyo, hanno ad esempio lasciato che i pinguini circolino liberamente negli uffici, ed entrino in contatto diretto con quei pochi dipendenti che lavorano in persona. Ma hanno anche notato che le anguille stavano abituandosi al silenzio e alla solitudine. Per evitare che si nascondano nella sabbia non appena tornerà il pubblico, i curatori hanno circondato le loro taniche di tablets posti all’altezza normale di una persona, e hanno chiesto al pubblico di fare chiamate facetime per continuare a mostrare agli animali i volti degli umani. Le anguille, del tipo tropicale, variegato e bellissimo, si alzano dalla sabbia, quasi stessero in piedi, per scrutare quei volti, e anche loro sembrano così tradire di aver fatto l’abitudine alla presenza umana, e dopotutto di apprezzarla.

 
 

Ultimo aggiornamento: 22:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA