CORONAVIRUS

Cosa faremo quando riprenderà la normalità? Rispondono gli artisti da Carofiglio ad Arbore

Domenica 3 Maggio 2020 di Valeria Arnaldi
Andare al mare. Pranzare con gli amici. Tornare in scena. O, più semplicemente, riscoprire l’emozione a lungo negata dell’abbraccio. Mentre, tra progetto e sogno, dal desiderio quotidiano alla vera fantasia, si comincia a pensare al ritorno alla normalità, abbiamo chiesto a nomi noti di cultura e spettacolo quale sarà la prima cosa che faranno - o che vorrebbero fare - quando si potrà tornare alla vita di tutti i giorni, come la conoscevamo. O quasi. A farla da padrona tra le aspirazioni è la fuga dalla città.

«Andrò al mare con mia moglie e mio figlio a godermi un bel tramonto - dice Carlo Conti - e farò tante altre piccole cose, come andare a fare la spesa con calma e insieme». Alle onde pensa pure Gianrico Carofiglio: «Me ne andrò a piedi da casa fino al mare, è una passeggiata di circa mezz’ora. Conto che non ci sarà ancora l’affollamento. Mi porterò uno sgabellino nello zaino e farò una lunghissima camminata sulla battigia fino ad arrivare in un punto preciso, il mio prediletto. Allora aprirò lo sgabello e mi metterò, faccia al mare, a leggere».

Cristiana Capotondi ha voglia di lasciare la casa in campagna a Firenze, teatro dei giorni di isolamento, per fare ritorno a Milano, prima però immagina una pausa per un tuffo. «Non vedo l’ora di rientrare - racconta - e, quando sarà possibile, presumibilmente lungo la strada  dalla Toscana a Milano mi fermerò a fare il bagno in mare, mi manca, per me è sempre stato un simbolo di libertà. Sarà il rientro in quella che considero la mia città d’adozione, però, a darmi il segno del ritorno alla normalità». 

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Prudenti le fantasie di Gino & Michele. «Non credo che questa estate saremo completamente liberi - afferma Michele Mozzati - e pure se così fosse, in ogni caso bisognerà cancellare le ipotesi di viaggio all’estero. In campagna ho una vecchia casa ristrutturata, con un grande giardino e degli alberi secolari. Mi godrò lì un po’ di tranquillità. C’è una battuta delle nostre Formiche che dice: “Mi sa che dopo questo virus passeremo l’estate in città o da qualche altra parte, a scrivere t’amo sulla sabbia del gatto». Ecco, credo sia il segno della nostalgia che probabilmente ci prenderà del mare». «Penso che tornerò a fare cose normali - commenta Gino Vignali - come una passeggiata e tutte quelle attività che prima ci sembravano routine e ora saranno piccoli eventi, come fare una  camminata al mare, andare in bici e simili». In primo piano anche il lavoro vissuto come una festa.

«Quando finirà l’emergenza e si potrà tornare alla normalità - annuncia Renzo Arbore - vorrei fare una jam session, un concerto meraviglioso, che cominci con un pezzo classico di jazz, come “When the Saints Go Marching In”. Fare musica mi manca moltissimo. Sento nostalgia della mia orchestra e della musica militante».

Sogna la scena pure Enrico Brignano:. «La vera festa per me sarà salire sul palco. Mi immagino davanti alla platea, con la gente venuta per divertirsi e il ritorno a teatro, luogo d’aggregazione». Il pensiero corre ovviamente agli affetti lontani.  «Quando tutto questo sarà superato - afferma Nino D’Angelo - secondo me, dovremo celebrare la vita. Quello che è accaduto mi ha davvero sconvolto. Uscire dall’emergenza sarà la vera festa. La prima cosa. per me, sarà abbracciare mio figlio, che vive a Lodi, e mio nipote. Farò anche delle passeggiate di notte a Mergellina per godermi la mia città».

Non solo affetti stretti. «Durante l’isolamento mi sono messo nella condizione di non pensare a cosa avrei fatto dopo per non avere aspettative impossibili da soddisfare - dice Marco Bocci - voglio andare da mia madre e da mia sorella che sono lontane. Credo che, dopo questa emergenza, daremo tutti più valore al tempo, lo sfrutteremo al meglio. Ciò che mi manca di più è riabbracciare i miei cari, vederli, starci insieme. E includo gli amici più stretti. Ecco è da queste persone che voglio correre».

Amicizia al primo posto pure per Claudia Gerini: «Immagino un pranzo con amici e amiche e poterli riabbracciare. Al mare, o in collina, in campagna, non importa dove ma insieme. Questa per me è la serenità». «Sinceramente la cosa che desidero, lo dico con un po’ di imbarazzo - confessa Rocco Papaleo - sono i baci. Mi mancano. E, per non dire di più, diciamo il contatto». La riflessione comunque rimane.

«Il ritorno alla normalità purtroppo non lo decidono il governo, la politica, l’economia - dichiara Roberto D’Agostino - occorre che si trovi un vaccino. E speriamo accada presto. Il coronavirus camminerà con noi, la normalità sarà condizionata da questo fattore». Preoccupato pure Enrico Vanzina: «Sto pensando in particolare alla mia fascia d’età, sopra i 65 anni, mi domando quando potremo uscire tranquillamente». Molti gli spunti di riflessione per lo scrittore Andrea De Carlo, in libreria con “Due di due”, ripubblicato da La Nave di Teseo a 30 anni dall’uscita e illustrato dall’autore: «Il ritorno alla normalità sarà graduale, non sarà come uscire improvvisamente da una stanza e andare a una festa, no, ma come quei video nei quali si vede un leone tenuto in gabbia per tanti anni che viene rilasciato in un ambiente vasto e pare quasi incredulo, incerto. Ci sono tante cose che mi piacerebbe fare: rivedere le persone con le quali ho avuto contatti solo per telefono o mail, mi mancano molto gli amici più stretti. E poi vorrei tornare a fare una bella camminata nei boschi. Per abbracciarsi credo bisognerà aspettare ancora un po’, come è stato difficile imparare a stare lontani dalle persone, lo sarà ristabilire la prossimità. Ci vorrà tempo per tornare alla normalità. O forse ce ne  sarà una nuova». © RIPRODUZIONE RISERVATA