Maira Godinho, l'influencer indigena: dalla foresta al web con 6 milioni di fan

Venerdì 17 Settembre 2021 di Francesca Pierantozzi
Maira Godinho, l'influencer indigena: dalla foresta al web con 6 milioni di fan

I tatuaggi col roucou e il jenipapo, la musica del kariços, la colazione con l'açai, il pranzo con le larve di coleottero, le 14 lingue del papà e il copricapo con le piume dell'ara del fratellino: Maira Gomez Godinho, 22 anni, aveva voglia di raccontare al mondo la sua vita a Sitio Taina Rio Vaupès, una decina di capanne sulla riva destra del Rio Negro, nel cuore dell'Amazzonia, accessibile soltanto con la barca. Alla fine degli anni '60 gli etnografi pensavano che quelle tribù indios del Vaupès, i Tukano, i Cubeo, i Tatuyo, sarebbero presto scomparse, le loro lingue e le loro tradizioni perse, fagocitate dalla civiltà. E invece sono finite su TikTok, in tempo reale davanti agli occhi di milioni di follower. Maira Gomez si è trasformata in Cunhaporanga (è la sua identità social) e armata di uno smart phone e di un'antenna che il fratello ha piazzato sulla loro capanna, ha cominciato a inviare video e pubblicare storie e foto su Instagram.

 

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Cunhaporanga, la bella ragazza

Oggi sono 6 milioni gli abbonati che seguono su TikTok la vita di Cunhaporanga (in lingua tupi significa: la bella ragazza del villaggio), i balli tradizionali della sua comunità, i Tatuyo, gli scherzi con l'ara selvatica, la preparazione della farina di manioca, i tatuaggi per respingere le forze negative, ma anche i trucchi per avere i capelli di seta, per riconoscere il tempo tra le foglie fitte della foresta amazzonica, le risate in famiglia, le 14 lingue che parla il papà (quelle lingue che la società degli americanisti del secolo scorso pensavano ormai estinte). «Sono nata a Sitio Tainà nella municipalità di Sao Gabriel da Cachoeira ha spiegato Maira ai cronisti che cominciano a contattarla Dal mio villaggio fino alla frontiera con la Colombia e il Venezuela vivono più di 26 tribù diverse. Mio padre sa parlare 14 lingue e ne capisce anche di più. Mia madre ne parla otto e capisce tutte le altre. Io parlo la lingua materna di mio padre, di mia madre, il portoghese e lo spagnolo».
«Volevo far conoscere come viviamo qui, le nostre tradizioni» racconta oggi, spiegando che suo padre, sua madre, i suoi cinque fratelli e sorelle e gli altri membri del villaggio sono contenti di questo esordio on line. I temi delle sue storie e dei suoi video TikTok riguardano la routine della vita nel cuore della foresta amazzonica, dove l'elettricità è arrivata da qualche anno («E così adesso possiamo ricaricare i telefonini») e il wi-fi poco prima della pandemia. «Prima ci arrangiavamo con le carte telefoniche, ma la linea era molto disturbata, adesso mio fratello ha messo un'antenna sopra la nostra casa che funziona come router, solo che il villaggio deve pagare un abbonamento mensile che costa 65 dollari e forse saremo costretti a interromperlo».

 

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Lo studio e i guadagni

Il successo sui social issano Maira al rango di influencer ma per ora, a parte qualche regalo dei fan, l'attività non produce reddito. Maira ha preso la maturità e adesso aiuta la famiglia a coltivare e a fabbricare oggetti di artigianato. Ai fan racconta, con semplicità e spesso ironia, il significato dei tatuaggi e delle pitture corporali, come si fabbricano i monili, come si cucina e anche alcuni elementi di vocabolario. I follower sono entusiasti e curiosi. Cunhaporanga risponde a tutti, spiega che sì, «gli assorbenti ormai sono arrivati anche al villaggio ma che prima le donne con il ciclo dovevano restare chiuse in una stanza». Racconta che i bambini «sono solo gli uomini che possono farli nascere» e che la tecnologia non è per nulla considerata uno strumento del demonio, al contrario: «I popoli indigeni hanno assolutamente il diritto di adattarsi alla modernità, di essere curiosi e di imparare».

 

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Le altre tribù

I tatuaggi di Cunhaporanga sono addirittura diventati un filtro su TikTok. Visto il successo social dei Tatuyo, anche la vicina tribù dei Marubo ha deciso di connettersi alla rete. «È un'opportunità importante - ha detto il capo tribù Beto Marubo - è bene che il popolo brasiliano conosca il popolo indigeno, perché l'assenza di informazioni nutre gli stereotipi, secondo i quali gli indigeni sono pigri, indolenti o infelici».
Maira ha ormai capito che le cose della sua vita quotidiana suscitano l'entusiasmo del pianeta: «La prima volta non ci potevo credere: avevo postato un semplice video in cui mangio le larve e dopo qualche minuto avevo mille visualizzazioni. Mi sono chiesta: ma che ci trovano di tanto strano?». Ormai sono milioni a condividere le sue abitudini: Cunhaporanga che serve un piatto di larve alla sua famiglia ha totalizzato 6,7 milioni di visualizzazioni, in 16,1 milioni hanno guardato Cunhaporanga preparare la farina di manioca e in 4,1 milioni l'hanno seguita mentre ballava, sola, sulle sponde immacolate del Vaupès.

 


 

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