Mario Ferrari morto a 31 anni cadendo da una scala antincendio a New York dopo il turno al ristorante

Il ragazzo voleva diventare uno chef affermato, aveva studiato a Lanciano e aveva lavorato a Torino e Londra

Mario Ferrari muore a 31 anni cadendo da una scala antincendio a New York dopo il turno al ristorante
Mario Ferrari muore a 31 anni cadendo da una scala antincendio a New York dopo il turno al ristorante
Sabato 19 Novembre 2022, 15:44 - Ultimo agg. 16:35
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Mario Ferrari, 31 anni, originario di Orsogna, in provincia di Chieti, è morto cadendo da una scala antincendio a New York. Il giovane lavorava in una importante catena di ristoranti: era impiegato in cucina. Aveva semplicemente terminato il suo turno di lavoro e stava uscendo.  

«Non accetterò mai che non ci sei più, ero orgogliosa di te, trasformavi la felicità all'infinito», ha scritto la sua mamma su Facebook dando sfogo al suo dolore. La donna, Silvana Tiberii ha affidato a un post Facebook i suoi pensieri. Ripercorre la vita del figlio che era negli Stati Uniti per coltivare la sua grande passione: la cucina. Mario voleva fare lo chef e stava seguendo la sua strada con impegno e caparbietà. È un lungo post in cui si possono leggere alcuni dei messaggi che la mamma si è scambiata con il figlio a distanza. L'ultima volta che si sono visti era stato un mese fa, solo per cinque giorni. Poi Mario era tornato nella Grande Mela a mordere la vita e i suoi sogni. Dopo le scuole superiori all'istituto Fermi di Lanciano Mario aveva lavorato a Torino e a Londra. Poi aveva deciso il grande salto e aveva raggiunto i parenti negli Stati Uniti. 

Il post di mamma Silvana è struggente, pieno di commozione e di amore: «"Ciao Ma", cosi mi scrivevi ogni volta sul cellulare e io rispondevo chiedendoti come andava, se eri al lavoro... sì, il tuo lavoro tanto amato, al quale sei arrivato con caparbietà e lottando contro tutto e tutti, perché era un obbiettivo che ti eri prefissato. Una notte alle 3:00 mi arrivò un messaggio dove mi dicevi: "Mamma, ho fatto un terno al lotto. Sai, mi ha chiamato a lavorare la catena di ristoranti più importante di New York". La tua gioia era palpabile, il tuo obbiettivo era arrivato...Il mio cuore era lì con te per condividere la tua felicità, ma sempre con la consapevolezza che bisognava fare le cose restando con i piedi per terra...E tutti i tuoi sacrifici sono valsi a qualcosa, figlio mio, vita mia. Ero orgogliosa della tua strada, delle tue realizzazioni...Ti dicevo sempre: "Adesso tu ti sei realizzato, tua sorella ha una splendida famiglia, devo solo fare un'altro po' di sforzo per aiutare Alessia negli studi e poi la mia vita è piena di soddisfazioni", la tua risposta a tutto questo era: "Mamma, non preoccuparti", e io in fondo ti ho sempre creduto... Ma l'altro ieri si sono infranti tutti i nostri sogni. Con un messaggio scritto, mi hanno detto che non c'eri più...Eri andato via per sempre. Non è possibile tutto questo, proprio un mese fa sei tornato qui da noi per cinque giorni, perché i tuoi documenti erano pronti per una nuova avventura... Invece no, il Signore ha voluto che tornassi solo per riabbracciare la tua famiglia e i tuoi amici, che per te erano tutti come fratelli... Però quegli occhi sorridenti, quel tuo sorriso sulle labbra e quell'aria di chi non chiedeva molto alla vita ma trasformava quella felicità all'infinito, non andranno mai via dal mio cuore e dalla mia mente. Io, fiera di tutto questo, ti ho lasciato andare verso la vita che tu desideravi... Però ora mi chiedo cosa mai avessi fatto di male io, cosa mai avessi fatto di male tu, cosa mai avessimo fatto di male tutti noi...Non ho mai trovato una risposta, perché la risposta giusta non c'è..."Succede''. Succede che l'altro giorno hai deciso di salutarci senza avvisare nessuno. Succede, è successo, succederà a tutti, ma nessuno è mai pronto, siamo impreparati di fronte alla morte: si, perché questo è il suo nome, e tutti cerchiamo di affrontarla come meglio possiamo; forse inutilmente, ma è l'unica cosa che ci resta. Non accetterò mai che non ci sei più, non mi arrenderò mai dinanzi a quello che è successo. Posso soltanto abituarmici con te nel cuore, con il tuo sorriso stampato sulla mia pelle e i tuoi occhi grandi a mostrarmi la strada che devo percorrere... Ciao, figlio mio. Sappi che che un giorno ci rivedremo e non ti lascerò più scappare da me...Ti lascio in buone mani vicino al tuo papà... Ma la mia domanda è... Dio, perché???».

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